Le sanzioni contro due scienziati del programma missilistico nordcoreano sono l’ultimo atto di una corsa al nucleare iniziata oltre mezzo secolo fa. Ma come ha fatto un Paese descritto come isolato e arretrato a sviluppare un arsenale tecnologicamente così avanzato?

Immagine del test di un missile Hwasong-12 rilasciata dall'agenzia nordcoreana KCNA il 16 settembre 2017. REUTERS

Per arrivare a un negoziato dove potersi giocare alcuni «vantaggi» sul proprio avversario, bisogna operare con estrema intelligenza prima di arrivare al tavolo. Lo insegna la geopolitica, così come le serie tv, da Narcos a House of Cards, perfino Gomorra. È necessario accumulare potere contrattuale quando l'eventuale avversario o controparte non ha ancora intuito le nostre intenzioni, o quando è distratto da altri fattori.

Ad oggi la Corea del Nord ha compiuto cinque test nucleari: il primo venne effettuato nell'ottobre del 2006. L'ultimo è stato effettuato nel settembre 2017 quando la bomba nucleare venne esplosa a Punggye-ri provocando anche un terremoto di magnitudo 5.3. Specifichiamo: ancora oggi non c'è certezza se la Corea del Nord sia davvero in grado di poter lanciare un attacco nucleare contro gli Stati Uniti, ad esempio, mediante l'uso di un vettore (un missile). Ne abbiamo scritto qui su eastwest.eu: tutti però sembrano concordi sull'obiettivo dell'attuale Kim al potere: sviluppare un missile capace di trasportare una testata nucleare.

Prima di addentrarci nella storia «nucleare» di Pyongyang serve una premessa: la Corea del Nord fin dalla fine della guerra in Corea (1951-1953) ha lavorato per questo: prepararsi e avanzare nel programma nucleare per arrivare a una supposta negoziazione da una posizione di estrema forza; ovvero da una posizione nella quale il nucleare non è sostanzialmente in discussione. Per farlo i Kim che si sono succeduti al potere hanno mosso le leve che sono sempre state utilizzate nel corso della vita della Repubblica popolare democratica di Corea: traffici leciti e illeciti, favori da Paesi amici o fuori dall'Onu, sostegno e aiuto da parte di scienziati locali o stranieri, sottovalutazione dei rischi da parte delle potenze occidentali.

La dinastia dei Kim del resto, fin dal proprio padre fondatore, il «presidente eterno» Kim Il-sung, ha visto nel programma nucleare l'unica garanzia per mantenere il potere. Per quanto ammantato di juche (l'ideologia ufficiale) e di idolatria pseudo religiosa, il piano dei Kim è dunque razionale, così come razionali sono stati i passi compiuti in questa direzione dal 1953 a oggi. Come già scritto su eastwest.eu, la Corea del Nord non è mai stata davvero completamente isolata: ha saputo sfruttare la propria condizione geografica e strategica nell'ordine mondiale – via via mutato - per arrivare a un risultato che solo qualche anno fa veniva considerato quasi impossibile.

Quando Kim Il-sung cominciò la corsa al nucleare

La guerra di Corea, terminata nel 1953 senza un vero e proprio trattato di pace ma solo con un armistizio, pur essendo apparentemente distante nel tempo, è in realtà un ricordo ancora molto vivo in Corea del Nord. Le forze armate americane hanno scaricato sul paese circa 650mila tonnellate di bombe e napalm. Secondo alcuni ufficiali statunitensi il 20% della popolazione fu ucciso. L'uscita dal conflitto e l'ingresso del paese nell'alveo dei Paesi comunisti ha costituito una prima chance per Kim Il-Sung riguardo le sue mire «nucleari». La prima porta cui il «presidente eterno» bussò fu infatti quella del suo vicino: Mao Zedong.

Ma alla richiesta di sostegno e aiuto per sviluppare il nucleare pare che il Grande Timoniere abbia risposto picche. Allora Kim si rivolse ai sovietici. Come riportato su Global News da Rahul Calvapalle, «come membro fondatore dell'Istituto congiunto per la ricerca nucleare a guida sovietica, la Corea del Nord ha inviato per anni i suoi scienziati in Unione Sovietica per l'addestramento sull'energia nucleare, secondo un calendario compilato dalla Nuclear Threat Initiative (Nti). I sovietici addirittura aiutarono la Corea del Nord a creare il suo primo reattore nucleare nel 1964. Il reattore fu utilizzato per produrre isotopi radioattivi a scopo medicinale, industriale e di ricerca».

Nel 2013 The Atlantic ha pubblicato un'intervista con Mark Hibbs del Carnegie Endowment for International Peace, uno dei maggiori esperti non governativi del mondo in materia di appalti e sviluppo di armi nucleari. Hibbs tratteggia un periodo storico nel quale la Corea muove i primi passi verso il nucleare, ricordando che fino al 2003 – quando ne uscì ufficialmente - la Corea del Nord era da considerarsi all'interno del Trattato di non proliferazione nucleare.

Durante la guerra fredda «erano più o meno alleati dell'Unione Sovietica. Il resto del mondo ha considerato la Corea del Nord come uno Stato che era fondamentalmente soggetto all'applicazione della non proliferazione da parte dell'Urss. A quei tempi, i nordcoreani facevano parte di una famiglia di paesi orientati all'Urss che stavano facendo ricerche nucleari insieme. Erano tutti soggetti a controlli ripetuti da parte di Mosca. A un certo punto i coreani - negli anni '70 e '80 - hanno iniziato ad accumulare quello che oggi chiameremmo «tecnologie nucleari sensibili». Erano interessati al ritrattamento del combustibile esaurito, al plutonio, alla ricerca e allo sviluppo.

Agenti nord-coreani andarono anche a Vienna dove incontrarono persone provenienti dal Belgio che avevano un progetto per un impianto di separazione del plutonio. Ed ecco, non passò molto tempo prima che i nordcoreani ottenessero le informazioni di progetto per quell'installazione e poi, in un periodo di 10 - 15 anni, hanno impostato la tecnologia, hanno schierato la pianta, hanno iniziato a sperimentarla e ad usarla».

«Stato eremita» nelle nostre cronache, ma in realtà ben connesso e in grado di trovare «amici» tra i tanti sperimentatori e ricercatori in tema di nucleare anche nel mondo occidentale. L'attuale stato della Corea del Nord, sulle cui reali potenzialità nucleari ancora si discute, non è dunque frutto di grandi misteri. Tanto che, quando la guerra fredda finì, Pyongyang trovò nuove fonti, risorse e «amicizie» per portare avanti il proprio programma nucleare. (1 - continua)

@simopieranni

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