La situazione dei rifugiati politici è una ferita aperta che fa parlare quasi ogni giorno non solo quotidiani ed emittenti televisive, ma anche il mondo dell’arte e della cultura in generale, che partecipa attivamente al dialogo e alla denuncia.

photo credit notey.com
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Nel tentativo di dare voce a chi rischia di perderla del tutto, di scuotere gli animi anestetizzati di fronte a scene di violenza e disperazione che si ripetono da anni, e di contestare la crisi umanitaria più pesante del nostro tempo, gli artisti contemporanei riversano l’attualità in progetti toccanti, impossibili da ignorare. In particolare si pensi alla firma di Ai Weiwei, artista cinese ormai noto in tutto il mondo per i suoi sessant’anni da dissidente, particolarmente sensibile al difficile equilibrio tra libertà e tradizione, tra esilio e salvezza, a proposito di cui ha dichiarato Non c'è una crisi legata ai profughi, ma solo crisi umana... Nel trattare con i rifugiati abbiamo perso i nostri valori fondamentali”.


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Lui che della difesa di questi diritti e valori umani ha fatto la sua ragione di vita, a fronte di un vissuto personale travagliato, di una lotta all’ultimo grido culminata in un arresto durato 81 giorni e nella revoca dei documenti che per lungo tempo l’hanno tenuto prigioniero nel suo stesso paese, l’artista ha scelto di farsi portavoce per coloro che non hanno più fiato. Oggi, di nuovo libero di muoversi per il mondo, Ai Weiwei ha scelto infatti di concentrare la propria energia creativa nel dare testimonianza dell'esperienza condivisa con i rifugiati, quella di vivere in un mondo in cui non tutti sono i benvenuti, non tutti trovano una nuova casa. “Ho pensato alla mia esperienza come rifugiato. Quando sono nato, mio padre, Ai Qing, è stato denunciato come nemico del partito e del popolo. Siamo stati mandati in un campo di lavoro in una regione remota lontano da casa […] È un’esperienza terribile essere considerato straniero nel tuo paese, nemico della tua gente e delle cose che mio padre amava di più”.

Il momento in cui l’artista cinese è tornato in possesso dei propri documenti e della propria libertà di movimento, nel 2015, ha coinciso con l’inasprirsi dei conflitti in Siria e l’esodo in Europa di migliaia di profughi, in fuga senza aiuti, senza sostegno, senza umanità. È allora che sono iniziate per l’artista le testimonianze pubbliche, come nel caso della marcia nel centro di Londra del 17 settembre 2015 in compagnia dello scultore indo-britannico Anish Kapoor e di decine di persone, con cui ha reclamato risposte "umane piuttosto che politiche" alla crisi dei migranti, il cui numero aveva già raggiunto la cifra record di 60 milioni.

Senza dimenticare le successive visite ai campi profughi di Lesvos, al confine tra la Grecia e l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia, che hanno innescato un meccanismo a catena, una raccolta di testimonianze lunga tutto il 2016 attraverso 22 paesi, dall‘Afghanistan al Bangladesh, dalla Francia all’Ungheria, dall’Iraq alla Giordania, dall’Italia al Kenya, dal Messico alla Palestina, Serbia. Venticinque le troupe cinematografiche coinvolte da Ai Weiwei con l’obiettivo ultimo di presentare al mondo – per la fine del 2017 - il documentario Human Flow, un lavoro di immersione nella tragica connessione tra esseri umani così diversi eppure così dolorosamente simili. Un’opera totalizzante, che l’artista ha definito "un viaggio personale, un tentativo di comprendere le condizioni dell'umanità nei nostri giorni".

Ai Weiwei ha inoltre presentato una serie di altri progetti artistici che viaggiano per il mondo in parallelo, sempre incentrati sull’odissea globale contemporanea, e non ha intenzione di fermarsi. Ne sono un esempio Odyssey, l’installazione realizzata per lo spazio espositivo di ZAC – Zisa arti contemporanea a Palermo, che fino al 20 giugno 2017 interesserà l’intera superficie dell’area per circa 1000 metri quadrati. Si tratta di un’installazione realizzata attraverso una lunga ricerca iconografica – partendo dalle icone del Vecchio Testamento fino ad arrivare alle immagini tratte dai social media – tradotta e mostrata al pubblico sotto forma di materiale raccolto personalmente dall’artista ed organizzato con una grafica accattivante e attrattiva, in contrasto con i forti contenuti. Alla Galleria Nazionale di Praga è invece in mostra fino a gennaio 2018 "Law of the journey" (La legge del viaggio), un gommone gonfiabile lungo 70 metri contenente 258 sculture di rifugiati, di dimensioni più grandi del naturale, sospeso nella grande sala espositiva.

“In questo momento di incertezza, abbiamo bisogno di più tolleranza, compassione e fiducia per l’altro dal momento che tutti siamo uno. In caso contrario, l’umanità dovrà affrontare una crisi ancora più grande.”

@benedettabodo

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