Pensata dallo scrittore Daniel Alarcon, Radio Ambulante racconta l’America Latina attraverso giornalismo narrativo di alta qualità. E ora, grazie a un accordo con la radio pubblica statunitense, i suoi podcast conquistano anche il Nord delle Americhe

Immagine tratta dal sito radioambulante.org
Immagine tratta dal sito radioambulante.org

Racconta l'America Latina attraverso il podcast della radio pubblica statunitense. Confeziona storie di mirabile giornalismo narrativo, che le sono valse tre anni fa il Premio Garcia Marquez e di recente il Third Coast Competition, il più prestigioso dell'industria radiofonica. Radio Ambulante è qualcosa di unico, non solo per la qualità dei suoi programmi, ma anche per la sua natura di porta girevole tra il Nord e il Sud delle Americhe. Tra il mondo dei latinos e quello dei gringos. Il che, all'epoca di Donald Trump, è un punto di vista assolutamente privilegiato.


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«Con Trump è cambiato il nostro modo di sentirci latini e americani», dice Carolina Guerrero, che di Radio Ambulante cura l'intera produzione. «Ed è cambiato il modo di fare giornalismo», aggiunge.

Ogni settimana viene diffusa una storia, in spagnolo e in inglese. Sono micro-cronache dimenticate: i freakis dei concerti punk e metal a L'Avana, l'apparizione della Vergine nella piccola città cilena di Villa Alemana nel 1984, le comunità che vivono nel delta del Tigre a un passo da Buenos Aires, l'andirivieni migratorio di una famiglia colombiana in Venezuela, le operazioni di chirurgia estetica delle donne di Medellin. «Per confezionare una storia ci mettiamo anche sei mesi, da quando riceviamo la proposta – racconta la produttrice – Abbiamo una cura quasi ossessiva per la narrazione, il plot, il mixaggio, i suoni, le voci».

A Carolina Guerrero e a Daniel Alarcon piacevano da sempre le storie raccontate alla radio. Quando si sono conosciuti, nel 2009, già si parlava del successo dei podcast e di come stavano cambiando la storia radiofonica. Tre anni dopo lanciavano Radio Ambulante.

Daniel, peruviano, classe 1977, cresciuto fin da piccolo negli Usa, è uno dei migliori scrittori americani, rivelatosi al pubblico dieci anni fa con uno splendido romanzo che è quasi un manifesto Radio Ciudad Perdida (in Italia è tradotto da Einaudi, l'ultimo è Di notte camminiamo in tondo, 2016). Lui di Radio Ambulante è il regista editoriale. Carolina invece è colombiana, anche se è da vent'anni a New York. Giornalista, esperta di media, prima di Daniel ha avuto un marito italiano, un trentino diventato anche lui newyorkino.

Nel 2012 hanno lanciato Radio Ambulante sul web, via soundcloud, grazie a un crowdfunding in Kickstarter che gli è valso 46 mila dollari e hanno chiuso la prima stagione contando 2 mila ascoltatori. Tre anni dopo erano un milione e mezzo. A quel punto il progetto ha attirato l'attenzione di più di una piattaforma. E' stata la NPR, la National Public Radio, il network radiofonico pubblico americano, a far loro una proposta che era impossibile da rifiutare. Il risultato è una partnership per cui «il progetto resta indipendente e curato interamente da noi – mi racconta Carolina Guerrero, che raggiungiamo via skype a NYC – Il vantaggio è che loro hanno il primo podcast latino e noi un pubblico potenzialmente enorme e un buon finanziamento». Da quando hanno stretto l'alleanza con la NRP gli ascolti sono cresciuti del 40%.

Oggi a Radio Ambulante lavorano 13 persone e un nugolo di collaboratori in giro per l'America Latina. E' tale il successo che hanno pensato anche di aprire una scuola di giornalismo radiofonico digitale.

«Siamo sempre alla ricerca di storie – racconta Guerrero – Ce le segnalano giornalisti da tutto il centro e sud America, ma anche persone comuni che ci ascoltano e ci contattano». Quali storie? «Cerchiamo storie che siano delicate e anche personali, ma con un valore universale – continua Guerrero – Proviamo a raccontare l'America Latina fuori dagli stereotipi e dall'idea che sia un'unica indistinguibile cosa. Questo vale per il pubblico statunitense, ma anche per i latinos che qui vivono, in gran parte, da decenni e che ora in molti casi si trovano per caso o per forza in un limbo, anche legale».

Non a caso, gli ascoltatori di Radio Ambulante vivono per quasi il 70% negli Stati Uniti e un po' meno del 30% in Latino America. Il profilo? E' un target medio-alto, l'82% tra i 18 e i 35 anni e con un titolo universitario. «La sfida è raggiungere un'altra fascia, un audience più popolare». E' un pubblico enorme cui sta guardando il progetto radiofonico di Alarcon e Guerrero.

«Gli Usa sono il cuore del progetto – continua la produttrice – Ci siamo detti che non vogliamo essere la “radio dei migranti”, perché non dobbiamo guardarci solo come migranti. Ci serve un altro sguardo su noi stessi, sulla complessità della nostra stessa identità». E aggiunge: «Ci sentiamo parte di un progetto liberale, che pensa ai diritti di ciascuno e allo spazio di cittadinanza. Crediamo davvero che su questo dobbiamo ritrovare voce e magari dimostrare di essere migliori del nostro governo». Si ferma un attimo: «Qui vivono almeno 45 milioni di persone di lingua spagnola. Possiamo pensare agli Usa come parte dell'America Latina». Il solo dubbio farebbe inorridire Donald Trump.

@fabiobozzato

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