Il Palais de Tokyo deve le sue origini all'esposizione universale parigina del 1937, un’occasione unica ad inizio secolo per impressionare e meravigliare un pubblico internazionale, il vero motivo per cui ad un primo impatto visivo si mostra, con il suo famoso colonnato, così grandioso e imponente. L’apparenza inganna, poiché varcata la soglia del Palais quello che accoglie artisti e pubblico sono effettivamente 20.000 mq espositivi di sperimentazione alternativa – che ne fanno il centro contemporaneo più grande d’Europa – ma si tratta di spazi nient’affatto pomposi e orgogliosamente popolati dalla collezione permanente dell’École de Paris, ma non solo. Il dinamismo delle mostre temporanee ospitate periodicamente dal Palais de Tokyo, la creatività e l’innovazione mostrati dal 2002 – cioè da quando è ufficialmente rinato come centro culturale e di creazione del contemporaneo - lo hanno eletto a punto di riferimento nell’ambiente artistico, incoraggiando la nascita di spazi simili anche al di fuori dei confini francesi.

Photo credit Palais de Tokyo
Photo credit Palais de Tokyo

Tra gli artisti in mostra fino agli inizi del mese di maggio, si segnala l’esposizione di Emmanuel Saulnier, classe 1952, artista famoso per la sua continua spinta ad elaborare e riconsiderare due concetti fondamentali nella sua produzione: la presenza dell'oggetto e la sua dislocazione.


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Con una formazione che lo vede all’Accademia di Francia a Roma negli anni Ottanta, ed a seguire un rientro come scultore sperimentale e poi docente all’Accademia delle Belle Arti di Parigi, Saulnier si distingue per la sua ricerca poetica tra fragilità apparenti e reali, per la sua sensibilità nei confronti dei punti di contatto tra cose e persone. Riconoscendo l'implicazione fisica di ogni sua opera, Saulnier ne vive consapevolmente punti di forza e limiti, come nel caso del vetro – suo materiale favorito – trasparente e leggero ma anche fragile e tagliente.

Attraverso la materia come metafora e le opere come testimonianza, Saulnier indaga l’animo umano e il nostro posto nel mondo, e non a caso il suo lavoro affronta temi quali la memoria collettiva, la presenza e la scomparsa.

Nel caso di questa mostra, intitolata Black Dance, Emmanuel Saulnier ha pensato ad una fruizione scandita in più tempi, per offrire ai visitatori la possibilità e la consapevolezza di attivare, con la loro presenza, il senso di ogni opera o di ciascun gruppo di opere. Nella prima zona espositiva il pavimento è stato ricoperto da pezzi di asfalto provenienti da un cantiere pubblico, lastre su cui si deve camminare, mantenendo un equilibrio vagamente precario e provocando smottamenti e rotture. Questo avviene in un ambiente immerso in una parziale oscurità e che ospita anche Bul de Nuit, la proiezione dell’ombra di alcune ceste sospese nel vuoto, a disegnare motivi leggeri sulle pareti, ma che richiamano comunque all’idea di una gabbia. La sala successiva risulta quasi accecante nella sua luminosità, in aperto contrasto con quella precedente, benchè satura anch’essa, attraverso materie differenti, di sculture di legno annerite. Round Midnight, opera inedita progettata per questa esposizione, è un omaggio al jazzista Thelonious Monk e all’arte dell’improvvisazione, per questo accoglie l’idea del gesto libero e spontaneo, del disegno e dell’ispirazione attraverso l’occupazione casuale dello spazio per mezzo di pezzi di legno a parete e sul pavimento.

Emmanuel Saulnier. Black Dance

3 febbraio  – 8 maggio 2017

Palais de Tokyo, Parigi

http://www.palaisdetokyo.com/fr/evenement/emmanuel-saulnier

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