Photo credit Benedetta Bodo di Albaretto

Quasi dieci anni fa le porte del Castello di Miradolo si sono aperte al pubblico per volontà della signora Maria Luisa Cosso, che acquisendo la proprietà del castello ha scelto di investire tutte le proprie energie in un ambizioso progetto di riqualificazione e promozione culturale, inaugurando le attività della Fondazione Cosso.


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Infatti il Castello di Miradolo, situato all’imbocco della Val Chisone da cinque secoli, è stato abitato dagli eredi della famiglia Cacherano d’Osasco fino alla metà del Novecento, quando la proprietà venne donata alla Provincia religiosa di San Marzano di don Orione, che fece del palazzo una casa per esercizi spirituali, sconvolgendone spazi ed impianti ed infine - a causa di nuove normative stringenti in merito agli spazi d’accoglienza e ricovero – abbandonandola all’incuria del tempo.

Il Natale appena passato ha portato alla Fondazione Cosso un regalo importante, un meritato riconoscimento del lavoro portato avanti sia sul fronte del recupero architettonico e storico degli spazi decaduti del Castello, sia dal punto di vista della sempre attenta offerta culturale proposta.

Infatti il professor Giovanni Villa, direttore di Palazzo Chiericati a Vicenza, ha scelto proprio il periodo natalizio per offrire alla Fondazione la possibilità di esporre nelle sue sale un selezionato nucleo di opere provenienti dagli spazi espositivi della Pinacoteca, attualmente in ristrutturazione. La direttrice della Fondazione non ha nascosto di aver pensato inizialmente ad un errore, ad uno scherzo, dal momento che le opere in questione costituiscono un nucleo di eccezionale qualità e prestigio, il cuore della pittura veneta settecentesca, capolavori dei Tiepolo, Marco e Sebastiano Ricci, Luca Carlevarijs ed altri grandi maestri veneti, da Aviani a Brisighella, andati in esposizione al Louvre, alla Tate e nei musei più rinomati al mondo.

In meno di un mese è stata approntata la selezione e la disposizione tematica delle opere, non senza attente pianificazioni e strategie organizzative, dal momento che gli spazi del Castello di Miradolo hanno accolto ad oggi opere di dimensioni certamente più contenute. Il 25 febbraio, ad appena una manciata di giorni dal disallestimento della mostra precedente – a riprova delle capacità ormai consolidate dello staff della Fondazione Cosso – è stata infine inaugurata Tiepolo e il Settecento veneto, esposizione curata personalmente da Giovanni Villa, che accompagna il pubblico in un percorso cadenzato da dipinti, disegni, acqueforti, incisioni e sculture, attraverso tutto l’ultimo secolo di storia dell’arte in cui l’Italia si distinse nel mondo per genio e creatività, tecnica e prospettiva.

La prima sala offre allo sguardo del pubblico due incredibili vedute di Sebastiano Ricci e del nipote Marco, veneziani per eccellenza, grandi viaggiatori ed osservatori, pittori creativi e sontuosi la cui teatralità decorativa è perfettamente riassunta in Prospettiva di rovine con figure, un dipinto in cui l’alternanza di piani di luce e ombra è protagonista tanto quanto i dettagli dei monumenti e dei personaggi attentamente delineati. Un’eredità raccolta dal Carlevarijs, la cui capacità di sintesi tra realtà e immaginazione ha dato vita a “capricci” barocchi incredibili, un vanto in termini di padronanza dell’atmosfera pittorica in ambito europeo.

Nell’ultimo secolo che vide Venezia brillare nel ruolo di capitale dell’arte italiana, un ruolo cruciale è ovviamente rivestito dai Tiepolo, Giambattista e il figlio Giandomenico, la cui fama li portò alle grandi corti europee. Le prime due sale del piano superiore del Castello testimoniano, attraverso le pale d’altare raffiguranti l'Estasi di san Francesco e l’Immacolata Concezione, la grandiosità delle loro capacità tecniche, dei contrasti chiaroscurali toccanti, nella resa dei bianchi e nella morbida setosità delle stoffe.

Il percorso prosegue con una grandiosa – e poco conosciuta - selezione di Scherzi e Capricci, in cui scenari classici si legano a narrazioni di sacrifici pagani, scene tratte da leggende e superstizioni paesane, paesaggi agresti, reinterpretati da Giambattista in dettagliatissime acqueforti.

Il tutto accompagnato da un sottofondo musicale dedicato, come ormai tradizione della Fondazione Cosso, che riserva da anni una particolare attenzione alla produzione di un'installazione sonora per ogni nuovo allestimento, per ricreare la suggestione di un'epoca e, rimandando alle opere esposte, all'ambiente artistico e alla stagione pittorica cui appartengono.

@benedettabodo

Tiepolo e il Settecento veneto

Fondazione Cosso, Pinerolo
25 febbraio - 14 maggio 2017
http://www.fondazionecosso.com

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