Photo credit: MdM Museum der Moderne, Mönchsberg
Photo credit: MdM Museum der Moderne, Mönchsberg

Il Museo di arte moderna di Salisburgo originariamente era ospitato da un solo edificio barocco nel cuore della città, ma dal 2004 una nuova struttura affianca il Rupertinum nel ruolo di contenitore d’eccezione per l’arte contemporanea austriaca. Una costruzione spettacolare, conosciuta come il Mönchsberg, è stata infatti realizzata a seguito di un concorso che ha visto gareggiare oltre un centinaio di architetti di tutto il mondo.


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Vinse il progetto che più si armonizzava con il contesto naturalistico – ovvero le ripide pareti rocciose del monte Mönchsberg – oltre che storico, dal momento che il museo sorge vicino ad una torre dell’acqua risalente al XIX° secolo. Il risultato è un edificio dalle grandi vetrate che permettono di ammirare la vicina torre, rivestito di marmo locale caratterizzato da un motivo di fughe verticali tutt’altro che casuali. Infatti, tramite un programma computerizzato, sono state selezionate ed analizzate alcune arie del Don Giovanni di Mozart, traducendo la musica ed il ritmo in posizione, quella delle fughe che ammiriamo sulla facciata del museo.

Una cornice straordinaria per l’ultima retrospettiva di Raymond Pettibon, artista statunitense famoso per i suoi disegni fumettistici, cinicamente ironici ed ambigui, inizialmente conosciuti negli ambienti musicali – realizzava locandine e copertine di album per gruppi punk oppure rock – e dalla metà degli anni Ottanta divenuti una forma d’arte indipendente.

Nato nel 1957 a Tucson, Raymond Ginn si laureò in economia alla UCLA e lavorò per un breve periodo come professore di matematica, prima di concentrarsi sulla propria carriera artistica. Suo fratello Greg Ginn, chitarrista e compositore, suonava nella punk band conosciuta come i Black Flag, nome suggerito dallo stesso Raymond, e furono proprio le prime grafiche che egli disegnò per la band - tra cui il famosissimo logo raffigurante quattro colonne nere - a fargli da trampolino di lancio.  Da allora, Raymond decise di farsi chiamare con il suo soprannome di bambino, Petit Bon, e divenne una celebrità nell’ambiente musicale, al punto che, con le sue opere monocromatiche ad inchiostro su carta, si è trovato a collaborare con musicisti come i Sonic Youth e ad esporre nelle più importanti gallerie a livello mondiale.

Le tematiche da sempre care a Pettibon sono evidenti e riconoscibili anche in quest’ultima retrospettiva, dal titolo Homo Americanus: il rifiuto di ogni forma di autorità e di potere, la critica feroce al consumismo e all’ipocrisia della società a stelle e strisce, la rabbiosa delusione nei confronti delle scelte politiche del Paese, a cominciare da George W. Bush per finire con la guerra in Iraq.

Pettibon non tralascia di osservare – e criticare duramente – niente: dai valori individuali alla storia collettiva, dai simboli della cultura occidentale alle relazioni interpersonali, dai falsi miti alla gente comune, tutto viene analizzato e spogliato di ogni umanità, reinterpretato in situazioni grottesche e disturbanti che popolano le sue opere. Lo stile dell’artista è familiare e riconoscibile nei suoi tratti fumettistici, nelle linee decise tratteggiate a china, solo occasionalmente stemperate da pochi e selezionatissimi colori, utilizzati quando necessari per alimentare l’inquietudine della scena. I soggetti principali? Soprattutto icone della cultura popolare americana distorte e ridicolizzate, spesso affiancate da citazioni fuori luogo e contesto, oppure da domande universali, come nel caso di giocatori di baseball che s’interrogano sul futuro dell’umanità, oppure hippies armati, e ancora, poliziotti sorpresi in atteggiamenti lascivi.

Ma sbaglia chi crede che le opere di Pettibon siano gratuitamente provocatorie e raccontino solo delusione e disincanto. La produzione di Pettibon è molto varia e in generale basata su un credo dell’artista "Non voglio esprimere violenza o rabbia o odio nella mia arte. Voglio esprimere perdono".

@benedettabodo 

Raymond Pettibon. Homo Americanus
MdM Museum der Moderne, Mönchsberg
19 novembre 2016 - 12 febbraio 2017
http://www.museumdermoderne.at/en/exhibitions/current/details/mdm/raymond-pettibon

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