Inserita all’interno del programma Sydney International Art Series 2016-17, il Museum Contemporary Art (più noto come MCA) della capitale, con i suoi 4500 mq espositivi disposti su vari livelli, ha ospitato per la prima volta una personale dell’artista giapponese Tatsuo Miyajima, il guru dell’applicazione di tecnologie innovative in ambito artistico.

Photo credit:Tatsuo Miyajima, Mega Death, 1999/2016, installation view, Tatsuo Miyajima: Connect with Everything, Museum of Contemporary Art Australia, 2016, LED, IC, electric wire, infrared sensor, Domus Collection, image courtesy and © the artist, photograph: Alex Davies
Photo credit:Tatsuo Miyajima, Mega Death, 1999/2016, installation view, Tatsuo Miyajima: Connect with Everything, Museum of Contemporary Art Australia, 2016, LED, IC, electric wire, infrared sensor, Domus Collection, image courtesy and © the artist, photograph: Alex Davies

Celebre soprattutto per le sue spettacolari installazioni immersive, l’artista è noto per saper coniugare con eleganza tecnologia e spiritualità, esplorando la ciclicità dell’esistenza e invitando il fruitore a riflettere su limiti e potenzialità umane. Così, per la prima volta nell’emisfero a sud dell’Equatore, è possibile entrare letteralmente in contatto – attraverso interventi ambientali, opere tridimensionali e video-performance - con i tre principi guida alla base del credo artistico di Miyajima, ovvero la capacità di cambiare, di restare in contatto con tutto, e di andare sempre avanti. “Una costante della nostra vita è il fatto che siamo in continua evoluzione. Nel pensiero occidentale, la permanenza si riferisce a un senso di costanza, senza modifiche. Nella filosofia orientale e buddista, il cambiamento è naturale e costante”.


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Nato nel 1957 a Ibaraki, in Giappone, Miyajima ha studiato presso l'Università Nazionale di Belle Arti e della Musica di Tokyo fino alla fine degli anni Ottanta, quando ha iniziato ad alternare la scultura con sperimentazioni performative di circuiti elettrici, video e computer. Oggi la sua vera firma, il tratto espressivo per cui egli è famoso in tutto il mondo, sono le sue simboliche installazioni luminose, numeri lampeggianti in cicli da 1 a 9 che rappresentano il viaggio dalla vita alla morte e testimoniano i suoi tre principi guida. Infatti, i numeri creati con LED di Miyajima possono essere disposti in griglie, torri, gruppi integrati complessi o in circuiti, ma sono sempre accomunati dall’essere allineati nella sua idea di continuità, di collegamento e di eternità. Miyajima non ha mai fatto mistero della forte connessione tra la sua visione dell’arte ed i principi del buddhismo, dichiarando come “Mi ha permesso di chiarire la mia visione e la direzione, e mi ha aiutato a capire il motivo per cui stavo creando arte ed ero diventato un artista. In altre parole, ha reso evidenza per me che stavo facendo arte per la gente, non per l’arte. Questo mi ha dato una nuova prospettiva.”

La sua visione dell’esistenza ha preso corpo e trovato voce negli anni Novanta all’interno di collettive e spazi espositivi internazionali prestigiosi, dalla Biennale di Venezia del 1988 e 1999 alla Fondation Cartier pour l'Art Contemporain nel 1996, passando per il San Francisco Museum of Modern Art e finendo per essere scelto come Vice Presidente della Tohoku University of Art and Design.

Alcune opere in mostra a Sydney, come Mega Death (1999-2016), hanno attraversato tutta la produzione artistica di Miyajima, offrendo spunti interpretativi e sensoriali affascinanti, come nel caso del colore blu utilizzato in quest’ambiente, che suggerisce il cielo, l'universo e l'infinito. Uno spazio illuminato da singoli numeri LED che però improvvisamente, a turno, si spengono. L’opera rappresenta la caducità della vita, un imponente memoriale alle morti causate nel secolo scorso dalle guerre mondiali, dall’atomica, da Auschwitz. Una riflessione potente sul potere di devastazione e sulla capacità dell'umanità di guarire e ricominciare.

Altri lavori in mostra sono quasi inediti, come Arrow of Time (2016), installato solo un’altra volta presso il Met Breuer di New York, che offre una riflessione sul concetto astronomico di irreversibilità del tempo. Quest’ultimo è inteso come una situazione che non può fare ritorno, irripetibile, ed evidenziata per questo da led rossi, scelti per esprimere cautela e urgenza rispetto al nostro passaggio in questo tempo e in questo spazio. “Nella vita di tutti i giorni si tende a dimenticare questa realtà così fragile, ed io vorrei comunicare e ricordare che viviamo in momenti che non possono essere recuperati.”

@benedettabodo

Tatsuo Miyajima: Connect With Everything

MCA – Museum of Contemporary Art Australia, Sydney
03 novembre 2016 – 05 marzo 2017
https://www.mca.com.au/miyajima/miyajima-artworks

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