Il gruppo Agrupaciòn Señor Serrano è in Italia con lo spettacolo Birdie, dedicato alle migrazioni. Problema serio, dicono i fondatori, a differenza della crisi in Catalogna. Dove una grande minoranza è ostaggio dei contrapposti estremismi. E rivendica la libertà di non schierarsi

Agrupaciòn Señor Serrano è un gruppo catalano tra i più attivi della scena teatrale internazionale. Dopo aver raccontato, a loro modo, l’arresto e l’uccisione di Bin Laden nello spettacolo western A house in Asia, la compagnia sta girando l’Europa con la nuova creazione, Birdie, in cui sapientemente affronta il tema scottante dei flussi migratori e della politica d’accoglienza.


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Giocando sempre con telecamere e modellini in scala ridotta, Alex Serrano e Pau Palacios, i fondatori del gruppo svelano i meccanismi contorti della manipolazione dell’informazione, mostrano le contraddizioni di narrazioni tanto diffuse quanto false. Così, prendendo spunto da una celebre immagine scattata dal fotografo José Palazòn – un gruppo di immigrati, appollaiati su un recinto, guarda dei “bianchi” giocare a golf - in Birdie mettono assieme il film Uccelli di Alfred Hitchcock e la realtà di ogni giorno. Li incontriamo a Roma, ospiti del “Romaeuropa Festival”, poi saranno a Potenza al “100scale Festival”. Con eastwest.eu parlano di Birdie, ma anche della loro identità catalana, e di una corsa all’indipendenza che li preoccupa

Siete ormai un gruppo di respiro internazionale, ma non avete mai rinunciato alla vostra identità catalana, anzi il vostro lavoro è anche sostenuto dalle istituzioni catalane. Cosa vuol dire, oggi, essere catalani?

Palacios: “Certo è un argomento difficile da trattare. Soprattutto in questo caso, quando sei immerso nella situazione, nell’attualità, diventa difficile mantenere la testa lucida. Il nostro modo di procedere è di fare sempre un passo indietro per analizzare il reale, ora invece ne siamo completamente avvolti: ed è impossibile acquistare la necessaria prospettiva”.

Proviamoci. Cosa sta succedendo in Catalogna?

Serrano: “Possiamo dire che ci sono due forze politiche diverse che provano a controllare la situazione, la realtà. Due forze che non dialogano, e nelle quali è difficile riconoscersi. È qualcosa che attiene anche alla crisi economica: una buona scusa per coprire molti problemi. Certo c’è un disagio molto forte nella società catalana. E l’idea di repubblica catalana è storica, è sempre esistita, anche se in una percentuale bassa di popolazione. In dieci anni questa percentuale è cresciuta dal 3 al 45-50%”.

Palacios: “Se ci chiedessero se siamo a favore o contro l’indipendenza, ciascuno di noi esprimerebbe il proprio punto di vista. Ma adesso, non siamo né con quelli che sostengono l’indipendenza né con chi è contro: sia la prospettiva unitaria che quella indipendentista ci sono state scippate dalla politica, per uno scontro che va oltre quel che vogliono o pensano i catalani. C’è un gruppo numeroso composto da chi non si riconosce nelle due posizioni estreme, e si trova schiacciato da questi due treni che corrono velocissimi uno contro l’altro. Una gran minoranza è stata travolta”

La Catalogna ha espresso, negli ultimi decenni, eccellenze artistiche nel teatro e nella danza. Artisti che non hanno mai abdicato alla lingua o all’identità catalana. Che ruolo hanno, o avete, oggi?

Palacio: “Mi sembra il momento sia piuttosto difficile proprio perché ti chiedono solo di schierarti. Di prendere solo posizione, in uno dei due schieramenti. O sei con noi o contro di noi. Allora non c’è spazio per mettere a fuoco le cose, non ci possono essere dubbi o domande. Anche chi voterebbe, in un referendum legale, a favore dell’indipendenza è critico sul come sono state gestite le cose. Ma questo basta per essere considerati a favore di Madrid! Dopo la dichiarazione di indipendenza di ieri (di venerdì 27 ottobre) da parte del parlamento della Catalogna, molti amici indipendentisti ci hanno mandato video in cui li vedevamo brindare,scoppiare d’allegria! Ma come? Quella dichiarazione non ha valore! Ha solo valore simbolico! Una follia, no?”

Serrano “A me piace dubitare, ma è impossibile. Non credo faremo uno spettacolo su questi temi. Ci sono problemi più seri nel mondo, questa è quasi pornografia. Una questione che da sei anni a questa parte è cresciuta tantissimo: ma c’è troppa fretta, troppa impazienza. Sembra di stare su Facebook:tutto ora, tutto immediato. Troppo”.

Parliamo di cose più serie, allora. L’immigrazione e le manipolazione mediatiche. Come ampliare il pubblico e sensibilizzare la gente sulle false informazioni che arrivano in tema di immigrazione? Come parlare a chi non è d’accordo?

Palacio: “Il fatto è che noi, come compagnia, possiamo solo fare quel che già facciamo. Potremmo pensare a uno spettacolo in cui dare voce direttamente agli immigrati, ma alla fine saremmo sempre noi a gestire la situazione, ci sarebbe sempre la nostra mediazione. E dunque sarebbe comunque un “falso”, che non ci piace. Preferiamo essere “onesti” e parlare solo per noi, direttamente, come avviene in Birdie. Poi, chi è d’accordo è d’accordo, chi non lo è raramente cambia idea. Ci piace, invece, fare spettacolo per le scuole, per gli adolescenti, perché sono spettatoricon tutti i punti di vista, o comunque che si stanno formando:e c’è effettivamente la possibilità di incidere su un pensiero in formazione. Gli adulti, invece, noi non cambieranno idea vedendo lo spettacolo…

Serrano: “Non sono tanto sicuro di quel che possa fare l’arte. Noi raccontiamo una storia parallela, una finzione, che può essere sempre compresa, di cui ci si può innamorare. Poi, forse, la finzione si può traslare in un pensiero sulla realtà. Solo così, attraverso la finzione, si può accedere al reale, al contemporaneo. Se invece parlassimo direttamente del reale, perderemmo forza”.

Affrontate sistematicamente, in ogni lavoro, il tema della manipolazione delle immagini, utilizzando riprese in diretta e proiezioni. È una questione assai delicata…

Palacio: “Mettiamo in dubbio le immagini, mostriamo quello che c’è “dietro” le immagini. Il racconto mediatico è sempre una costruzione, non un ritratto fedele di quel che accade. Noi proviamo a mostrare il trucco:lo spettatore vede il risultato del media e contemporaneamente vede la manipolazione. Il teatro, allora, può smascherare la finzione, offre uno spazio per prendere il giro l’artificio. È quasi facile: noi siamo in scena, dal vivo, e lo spettatore vede immediatamente la differenza tra quel che accade sul palcoscenico, dal vivo appunto, e quel che si vede sullo schermo. Non sarebbe possibile fare lo stesso discorso direttamente in tv, perché saremmo già ingabbiati dal video”.

Serrano: “L’evidenza della metafora che noi attuiamo è uno strumento per raccontare i meccanismi della finzione, per parlare della realtà. Manipoliamo la finzione, attraverso il teatro, per svelare il reale.

@andreaporcheddu

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