Okja è un film del 2017 scritto e diretto da Bong Joon-ho.
Okja è un film del 2017 scritto e diretto da Bong Joon-ho.

Okja è un vero e proprio film rivoluzionario. È stato un caso all’ultimo Festival di Cannes, dove si trovava in concorso. È diventato un caso perché è uno dei primi titoli presentati ad un festival del cinema ad esser prodotto da un player di streaming online. Un film che non avrà mai una distribuzione in sala e che sarà disponibile solo per gli abbonati di Netflix.


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Racconta la storia di una profonda amicizia tra un animale creato in laboratorio da una spregiudicata multinazionale ed una giovane ragazza di nome Mija. Lei ed il nonno, dieci anni fa vennero selezionati per allevare questi supermaiali modificati geneticamente, in attesa che i tempi per poterli vendere sul mercato fossero propizi. Oggi, la fame nel mondo e le scarse risorse alimentari rendono attuabile la commercializzazione della carne di questo bel maialone. Okja è grande come un ippopotamo e viene scelto dalla Mirando Corporation come migliore tra tutti i suoi simili. Ne vogliono fare la star di un qualche reality, in una campagna di marketing per preparare il volgo ad accettare questo tipo di cibo OGM. Ma non hanno fatto i conti sulla forza del legame tra la piccola protagonista e l’introverso animale.

Questa storia potrebbe sembrare a prima vista una favola di quelle agrodolci di Hayao Miyazaki/La città incantata, sia per l’ambientazione che per il tipo di racconto fumettistico, naif ed intrinsecamente asiatico. Non è così, affatto.

La rivoluzione di questo film vive su più piani di lettura. Potrebbe essere una favoletta per ragazzi ma è anche la possibilità di raccontare sottovoce una critica al mondo delle multinazionali, al mondo degli animalisti ed anche al mondo dei carnivori.

La Mirando Corporation, con in testa il suo spietato CEO portato sulla scena da una sempre sublime Tilda Swindon/Solo gli amanti sopravvivono, piega stati nazionali e può disporre a suo piacimento di forze speciali e uomini della polizia. Gli attivisti dell’Animal Liberation Front hanno il cuore grande ma non sembrano proprio dei geni, mentre le scene del mattatoio fanno riflettere e fanno male al cuore. Non serve andare troppo in là con la fantasia per capire come il mangiare carne sia moralmente sbagliato, come l’allevamento intensivo degli animali sia una crudeltà spesso superflua alla nostra esistenza.

Questa pellicola non la manda troppo a dire nemmeno nella sua critica alla società americana, così falsa e di facciata, così semplice e così ignorante, così in balia dei voleri delle corporations che possono decidere per lei e per i suoi gusti. Basta un opportuno storytelling relativo alle tue attività di charity ed i semplici crederanno a tutto ciò che gli vuoi vendere. L’esatto opposto di quella resistenza dei costumi e dei valori che vediamo invece all’opera vicino a Seul, abbarbicata sui monti e non solo metaforicamente, nel rispetto degli antenati e della vita umana ed animale.

Il film è girato con maestria, in un tripudio di colori e di scene avvincenti. Dietro la macchina da presa troviamo l’asso coreano Bong Joon-ho, già autore di un capolavoro di nicchia come Snowpiercer. In pochi visionari sarebbero stati a loro agio nel portare in scena una storia del genere. Gli attori bravi sono molteplici, dalla già citata Tilda Swinton ad un Jake Gyllenhaal/Brokeback Mountains alle prese con un personaggio diverso dal solito, al Giancarlo Esposito di Breaking Bad finalmente sul grande schermo.

Tutti riescono a dare il massimo, rimanendo però – credo volutamente - nell’ombra. I personaggi sono quasi tutti di contorno, le loro sotto-trame rimangono in secondo piano rispetto alla grande avventura principale.

Un ottimo film che apre le frontiere di una produzione cinematografica diversa da quanto visto finora. Un ottimo film di cui, almeno per me, rimarrà forte in testa una frase pronunciata in una delle scene più disturbanti girate nel mattatoio. Del maiale tutto è commestibile. Tranne le urla.

@brillabbestia

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