Civiltà perduta è una storia d’esplorazione, di scoperta e d’avventura. È il racconto di Percy Fawcett, un militare inglese vissuto nella prima metà del secolo scorso. Gli umili natali ne segnano la vita, sembrano impedire un normale proseguimento di carriera. O sei nato dalla parte di quelli che contano o sarai sempre un gregario: certe cose non cambiano mai.


LEGGI ANCHE : La nouvelle vague che arriva dalla Siria


Sceglie di investire tutta la sua stessa vita per cercare di cambiare le cose, accettando una missione cartografica a cavallo tra Brasile e Bolivia, nell’infinita foresta Amazzonica. La missione durerà un paio di anni ed è l’unica via per non rimanere fermo ai box a guardare uomini indegni avanzare nei ranghi militari, grazie al cognome del padre e del nonno. Il protagonista sceglie l’avventura, mettendo tutto il resto – famiglia compresa - in secondo piano. Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza.Preso quasi alla lettera, in una sfida continua contro la natura ostile e l’ignoto. Rimarrà folgorato dalla bellezza di quella terra selvaggia e soprattutto, poco prima di iniziare il ritorno verso l’Inghilterrascorgerà i resti di un’antica Eldorado, ancora fuori dal radar degli esploratori occidentali. Lui l’ha vista. Lui è certo che questa esista davvero, che non sia solo una leggenda.

Al ritorno in Europa, dovrà scontrarsi con la crudezza della guerra di trincea e di posizione. Con la morte, con i gas, con il dolore. Sopravvivrà grazie al ricordo indelebile di quel sogno di scoperta. Tornerà in Amazzonia con il figlio maggiore alla ricerca spasmodica di quella che nel tempo diventò – giustamente - una vera e propria ossessione. Infischiandosene del sarcasmo dei potenti e dei detentori del sapere, di quelli che potevano decidere cosa poteva o non poteva esistere. Non farà più ritorno.

Il film è bello e fa sognare orizzonti lontani. Fa venire voglia di partire, sfidando le convenzioni e la pigrizia della gente comune. Dall’altro lato, c’è la famiglia che rimane a casa ad aspettare in attesa di un ritorno, di un sogno, di un qualcosa che non sapremo mai.

È tratto da un romanzo - Z la città perduta di David Granne - e racconta una storia vera. È immediato scorgere il citazionismo di Conrad e del suo Cuore di Tenebra, oltre che – ovviamente – del capolavoro di Coppola, evocato anche dalla scelta dell’impaginazione della locandina. 

Civiltà perduta è un titolo che a me è piaciuto. Ho amato l’ambientazione ed il sentimento che muove le mosse del protagonista. Un’epoca dove la forza di volontà faceva la differenza, dove il sogno di una scoperta poteva diventare realtà.

Nel ruolo del protagonista doveva esserci Brad Pitt, rimasto poi nelle vesti di produttore. La scelta è ricaduta su un attore a me caro, protagonista per un decennio della serie Sons of Anarchy, cronache ed avventure violente di un gruppone di motociclisti americani. Charlie Hunnam è stato di recente King Arthur ed è un bel mascellone con il fisico adatto a questo ruolo. Chissà comunque come sarebbe stato il tutto con l’ex di Angelina Jolie davanti alla cinepresa. Altro ottimo attore è Robert Pattinson, aiutante del protagonista. L’ex idolo delle ragazzine si nasconde dietro ad un barbone hipster e non sfigura nemmeno un poco, riuscendo nella difficile operazione di allontanarsi da quel ruolo che l’ha visto diventare famoso nella saga di Twilight.

Alla regia un autore di quelli spesso sottovalutati da critica e pubblico come James Gray, regista molto amato da Joaquin Phoenix che alle sue direttive ha recitato nei - non perfetti ma godibili -I padroni della notte eC'era una volta a New York.

Scrivi il tuo commento
@

Oppure usa i tuo profili social per commentare

GRAZIE

concorso