Codice criminale racconta la vita di un gruppo di “travellers” irlandesi momentaneamente di stanza nel nord dell’Inghilterra. Il clan dei Cutler è abituato da generazioni a vivere in completa anarchia, facendosi beffe della polizia. Furti nelle ville dei ricchi, corse clandestine con macchine rubate, caccia alla volpe e vecchie storie davanti al fuoco del bivacco serale.


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Qualcosa però sta cambiando, il protagonista Chad Cutler/Michael Fassbender vuole un futuro diverso per i suoi figli. Lui è analfabeta, non sa né leggere e né scrivere. Lo è perché il padrino della famiglia, suo padre Colby/Brendan Gleeson non ha voluto farlo studiare. Il vecchio è una figura più che ingombrante, rispettato da tutti i vari raminghi d’Albione e una vera e propria personalità nel mondo degli zingari d’Oltremanica. È convinto che la scuola riempia la testa di cazzate ai nipoti, della quale scolarizzazione si oppone con tutto se stesso. La terra è piatta – concetto ripetuto più volte e vero e proprio credo del padre del protagonista - e la vita sedentaria non fa affatto per noi. Permea l’intero racconto una sorta di indulgenza verso i personaggi, dove alla fine, nonostante tutto, ci ritroviamo a guardare alla vita dei protagonisti con un occhio di simpatia ed ammirazione. Condannano le nuove generazioni a perpetuare una vita di delinquenza e ignoranza, ma sembrano divertirsi un mondo ed avere un cuore d’oro, oltre che esser felici di poter dormire sotto un cielo stellato, appena fuori dalla propria roulotte.

La vita dei gitani in lingua inglese non è la prima volta che trova spazio sullo schermo. È immediato pensare a quel capolavoro di The Snatch e anche ad una serie televisiva molto interessante ma non troppo fortunata come The Riches. Tra i vari reality che infestano l’umanità catodica, troviamo anche altri agghiaccianti esempi relativi agli sposalizi gipsy, ambientati sia in UK che in USA. Evidentemente, è un tema che piace.

Il film è bello. Pecca forse però di poca profondità, rimanendo troppo alto e distante. La trama evita di investigare i rapporti tra padre e figlio e soprattutto di analizzare cosa vuol dire il tradire e rinnegare le proprie origini e la propria cultura. Non è un giudizio valoriale, il mio è un approccio narrativo. Di certo scegliere una profondità diversa avrebbe spinto la pellicola tra le braccia del filone drammatico o addirittura del melodramma. O forse, semplicemente, fa tutto parte della strategia del racconto. Potrebbe essere una scelta precisa del regista, dove la voglia di cambiare del protagonista è lei stessa una finzione, è lei stessa un mero bluff di una possibile scelta. Scelta che difatti il buon Chad, messo alle strette, forse non vuole del tutto compiere.

Codice Criminale ha la fortuna di avere nel cast uno degli attori più in forma del momento, quel Michael Fassbender che fu Bobby Sands in Hunger e che adesso interpreta un altro irlandese, questa volta con un profilo differente.

Alla regia troviamo Adam Smith, esordiente nel mondo dei lungometraggi ma proveniente da altre esperienze interessanti. Sua la prima stagione di Skins, serie televisiva molto pop sulla vita turbolenta dei teenager inglesi e suo lo psichedelico documentario The Chemical Brothers: Don't Think.

@brillabbestia

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