Famiglia all’improvviso è un film francese molto divertente, perlomeno finché non sceglie di diventare un melodramma forzato. Il titolo originale Demain Tout Commence mette le cose in chiaro sul fatto che tutto può succedere. Già domani.


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Samuel vive da campione in Costa Azzurra, beato in riva al mare, factotum in un villaggio turistico. È un bambinone gioviale e amato da tutti. Se la spassa tra belle turiste, yacht e nottate folli nei club della zona. Una mattina si ritrova alla porta una semisconosciuta turista inglese con cui aveva avuto una notte di passione. Lei gli rifila una bambina di tre mesi e scappa senza dire nulla. “Questa è Gloria, tua figlia”, sono le uniche parole tra i due. Inseguendo le di lei orme si ritrova in fretta a Londra. Invano, lei è scomparsa e si negherà per otto lunghi anni, anche alle mail. Troverà invece un lavoro da stuntman nel mondo del cinema e un buon amico produttore, connazionale ed omosessuale. Tutto procedeva per il verso giusto - con questo padre single impegnato ogni giorno nel fare felice la sua piccola Gloria - fino al ritorno della madre fuggiasca. Gli equilibri cambieranno drasticamente e nulla sarà più lo stesso.

Il film è positivo e divertente. Finché mantiene il registro della commedia, la positività che sprigiona è qualcosa di eccezionale. L’attore protagonista Omar Sy è semplicemente una forza della natura, capace di far ridere anche solo con un sorriso, ottimo nel raccontare una storia con la sola forza della sua mimica facciale. Riesce a trasmettere emozioni senza bisogno di proferire verbo. È il protagonista francese di origine senegalese di Quasi Amici, filmone che lo consacrò anche Oltreoceano, proiettandolo nell’Olimpo degli attori. Ha avuto una parte di contorno anche nell’ultimo X-Men e sono sicuro che lo rivedremo presto in altre pellicole di grido. Da solo, vale il prezzo del biglietto. Anche l’interpretazione della bambina è di buona levatura, così come anche qualche attore di spalla e di corollario. Quello che invece non mi va proprio giù, è la svolta melodrammatica. Apprezzo il forzatamente positivo, che a volte serve e può risultare piacevole. Non arrendersi finché non si è battuti e forse nemmeno in quel momento. Invece proprio non sopporto le lagne strappalacrime. La tv del pomeriggio, le storie trash, il vittimismo senza speranza. Il regista Hugo Gélin, giovane figlio d’arte quasi alle prime armi, decide di giocarsi queste carte e secondo me vanifica l’ottimo lavoro fatto in precedenza. Bastava rimanere commedia e sarebbe andato tutto bene.

Il film vorrebbe forse anche toccare temi più profondi ed attuali, quali per esempio il significato di famiglia nel mondo Occidentale moderno. Padre biologico versus padre de facto, coppie separate, madri in fuga, figli rapiti, padri single, quasi genitori adottivi omosessuali. Sarebbero spunti per un dibattito più ampio di quel che mi compete. E anche il regista, che cita questi temi senza troppo approfondire, sembra della mia opinione.

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