Ha preso il via ieri il Festival di Cannes. È una edizione di quelle da ricordare, un traguardo di quelli importanti, da festeggiare nella giusta maniera. Settant’anni di stile, di eleganza e di Costa Azzurra. E di cinema, ovviamente. La Croisette si appresta a vivere quest’evento, offrendo a giornalisti ed appassionati il meglio di sé.

La locandina del 70° Festival di Cannes con una giovanissima Claudia Cardinale.
La locandina del 70° Festival di Cannes con una giovanissima Claudia Cardinale.

Dal 17 al 28 maggio sentiremo parlare quotidianamente di questa kermesse cinematografica, in diretta dal Palais des Festivals et des Congrès. Volete forse fare la figura degli ignoranti in materia? No, immagino. Ecco quindi cinque punti da tenere bene a mente, veri e propri jolly tematici da giocarvi nelle diverse conversazioni.


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1) Vincono sempre gli stessi registi

È quasi vero. A Cannes, in concorso, non è così propriamente facile “entrare”. Immaginiamo uno dei club più esclusivi del pianeta con un numero limitato di ingressi. In concorso non entrano tutti, c’è una selezione alla porta che in confronto il Berghain è la Festa dell’Unità di Quinzano. Ci sono registi che amano questo festival e che da questo festival sono ricambiati. Penso al film che parte favorito in graduatoria, Happy End di Michael Haneke. È un regista che adoro, Funny Games è uno dei film che mi hanno cambiato la vita. Lo adorano anche in giuria, dato che ha già vinto il Grand Prix Speciale della Giuria per La Pianista (2001), la Palma d’oro per Il Nastro Bianco (2009) e identico piazzamento anche per Amour (2012). Un veterano.

2) Il cinema italiano non piace a Cannes

È vero che questo è il secondo anno di fila in cui non ci sono titoli italiani in concorso, ma al contempo è abbastanza difficile sostenere questa tesi, men che meno in questa edizione. Il cartellone della kermesse del Settantesimo reca in primo piano una fotografia di una giovane Claudia Cardinale danzante e gioiosa, a piedi scalzi e sorridente. Inoltre, sono ben sei le pellicole presentate nelle diverse sezioni della selezione ufficiale. Tra i più, le aspettative maggiori sono per l’acclamato Castellitto ed il suo Fortunata. Una storia italiana portata sullo schermo da attori di esperienza come Jasmine Trinca, Stefano Accorsi e Alessandro Borghi. E se ancora non siete riusciti a convincere del contrario il vostro interlocutore, ricordategli che in giuria c’è anche il grande Paolo Sorrentino.

3) Twin Peaks?

Sì! Finalmente dopo venticinque anni rivedremo il capolavoro di David Lynch svilupparsi in una terza serie. Le prime due puntate verranno proiettate in anteprima proprio al Festival di Cannes ed io personalmente non sto più nella pelle. Vi consiglio di riguardarvi immediatamente le due serie precedenti per arrivare sul pezzo all’evento degli eventi. Sennò di che parlerete alla macchinetta del caffè?

4) Netflix

Che il mondo sia cambiato, lo vediamo dal fatto che il player leader della tv via web possa produrre ben due titoli in concorso. Il tema non è legato alla qualità di questi film ma al fatto che queste pellicole non passeranno mai per una distribuzione in sala, spostando l’asticella del significato di “cinema” verso nuovi lidi. I titoli prodotti da Netlix a caccia della Palma d’Oro sono The Meyerowitz Stories di Noah Baumbach e Okja di Bong Joon Ho. In ogni caso, dall’anno prossimo ci saranno dei cambi al regolamento con l’esclusione di quei film che non vedranno una uscita anche in sala.

5) I film in concorso

Tra i diciotto titoli in concorso quest’anno, alcuni partono ovviamente favoriti. Mi riferisco al già citato Happy End di Michael Haneke ma anche al nuovo lavoro di Sofia Coppola intitolato The Beguilded. Ci sono poi i due film targati Netflix - The Meyerowitz Stories di Noah Baumbach e Okja di Bong Joon-ho - che potrebbero creare grande scalpore in caso di difficile vittoria e l’atteso You Were Never Really Here di Lynne Ramsay. Quest’ultimo è interpretato da uno Joaquin Phoenix in particolare stato di grazia. Presente - e quotato - anche quel vecchio volpone di François Ozon con il suo L’amant double.

@brillabbestia

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