Siete stati a Belfast? È una bella città, dove si respira la fatica della storia recente. Per ricordare il suo passato di sangue non occorre farsi un selfie in Shankill Road come non occorre prendere parte alla marcia degli Orange né rileggere l’epopea di Bobby Sands. A volte, basta guardare un film. Per giunta più leggero di quello che potevamo aspettarci.

Il viaggio è un film strano. Parla di odio, di orgoglio, di sangue e di un futuro migliore. Tutto grazie ad un viaggio in macchina e a del tempo passato insieme, dove poter imparare a coesistere e andare oltre gli stereotipi e le trincee del pregiudizio.


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Nel 2006 il Regno Unito nella persona del Primo Ministro Tony Blair riesce a far salire sulla stessa automobile - con un escamotage - il leader Unionista Ian Paisley, duro pastore presbiteriano poco incline al dialogo e Martin McGuinnes, cattolico indipendentista e nome di spicco dello Sinn Fein. I due si parleranno e come sempre accade quando si ha l’opportunità di conoscersi meglio, i muri inizieranno a cadere. Quel che si dissero in quel viaggio in macchina da Saint Andrews all’aeroporto di Edimburgo rimane un mistero e qui è raccontato con la fantasia. Fu comunque un successo, dato che quell’accordo persiste e la situazione in Irlanda del Nord è innegabilmente migliorata.

Il successo della pellicola risiede proprio nel non voler focalizzarsi sul dramma politico, mantenendosi nel binario della commedia inglese e del road movie fatto di dialoghi e di battute, di sguardi e mimica facciale. In un ambiente intimo e di condivisione come quello dell’abitacolo della macchina – nella realtà fu un viaggio in un jet privato – sarebbe stato tutto più facile. Facile è anche l’ottimo risultato ottenuto da questo titolo, grazie alle interpretazioni di due grandi attori come il compianto John Hurt (Alien, Fuga di mezzanotte, Harry Potter, V per Vendetta e tanti altri titoli) e Timothy Spall (Harry Potter e Il discorso del re). Ottimi attori ai quali non posso dimenticare di accostare anche il giovane attore di Bates Motel, quel Freddie Highmore di cui sentiremo ancora parlare. Qui interpreta l’autista, un ruolo minore dove però riesce a far valere la sua bravura e la sua attitudine attoriale.

Il viaggio è un film di speranza e di positività, un film su una politica diversa da quella odierna. Rivali che fino al giorno prima si sparavano addossocapaci però di parlare e discutere, lontani dallasocialmiseria odierna dove like e retweet sembrano dettare le agende politiche di uomini spesso indegni.

@brillabbestia 

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