Una immagine dell'installazione della mostra  "Disappearances. Appearances. Publishing." (foto di Ela Bialkowska)
Una immagine dell'installazione della mostra "Disappearances. Appearances. Publishing." (foto di Ela Bialkowska)

Nel marzo del 2015 una parte della biblioteca privata dell'autore e romanziere saudita Abd Al-Rahman Munif (1933-2004) fu saccheggiata, nella sua vecchia residenza di Damasco. Il furto avvenne mentre sua moglie, Suad Kawadri, era all'estero. Mesi dopo, l'incidente venne reso pubblico attraverso una dichiarazione alla stampa, seguita da una serie di interviste.


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La stima del valore di quanto era stato sottratto cambiava da intervista ad intervista. Tuttavia, il furto aveva acquisito un certo valore simbolico: rendendolo noto, Suad Kawadri aveva trasferito la questione della biblioteca di Munif dalla sfera privata a quella pubblica.

Nel frattempo, il trambusto causato dai media arabi aveva catturato l'attenzione dei membri di un collettivo di origini siriane che oggi risiede a Berlino: Kenan Darwich, Omar Nicolas e Sami Rustom. I tre da tempo pensavano di fondare Fehras Publishing Practices (fehraspublishingpractices.org), «un collettivo di artisti e casa editrice - spiegano in un’intervista a eastwest.eu - creato in risposta al dibattito crescente sulla storia e la presenza dell’arte e dell’editoria nel Mediterraneo orientale, in Nord Africa e nella diaspora».

Lo studio di Fehras (dall’arabo, “indice”) venne costituito nella zona orientale di Berlino nello stesso anno, negli storici locali dell’associazione culturale, autogestita e senza scopo di lucro Flutgraben e.V. . E il collettivo decise di dedicare il suo primo progetto alla biblioteca privata di Munif, documentandone e catalogandone i volumi, per realizzarne una pubblicazione. Lo scopo di questo trio con comuni interessi nella tipografia, nell’archivio e nell’arte, era quello di restituire il valore intellettuale dell’autore scomparso per creare un dibattito alternativo ad una storia di macerie perdute. Intanto, la tragedia della guerra civile siriana aveva scosso le anime di tutti.

Dal suo piccolo studio di Berlino, Fehras iniziò chiedendo a un fotogiornalista «di documentare ogni angolo della biblioteca privata di Munif, in accordo con la moglie Suad Kawadri. Nessun membro del collettivo aveva infatti visitato la biblioteca di Damasco, ma eravamo in contatto con la signora Kawadri», spiega Fehras, che conosceva già l’opera di questo rinomato autore di 15 romanzi e alcuni saggi.

Il lavoro di Fehras sull'indicizzazione della biblioteca di Munif è terminato nel febbraio del 2017, documentando 9119 libri in 407 fotografie. Una mostra e un simposio intitolato Disappearances. Appearances. Publishing sono stati organizzati nel maggio dello stesso anno a Villa Romana, a Firenze. La mostra presentava un indice delle pubblicazioni documentate e catalogate in quattro grandi poster, con le foto dei libri sugli scaffali, e una tabella di statistiche su tipologia e quantità dei volumi con cui gli autori hanno delineato in linea temporale i movimenti e riflettuto sullo sviluppo nei decenni del settore dell’editoria in diversi Paesi arabi.

Nel complesso, la collezione di libri di Munif ha rivelato non solo i diversi interessi dell’autore, ma anche cambiamenti significativi avvenuti nell'industria dell’editoria araba fino alla sua prematura scomparsa nel 2004. Come ad esempio la crescita degli editori privati alla fine degli anni Novanta, che ha influito sullo status di capitali gemelle dell’editoria araba attribuito a Beirut e Il Cairo.

La biblioteca di Abd Al-Rahman Munif

Munif è nato cittadino saudita ed è cresciuto ad Amman, in Giordania. Ha viaggiato a lungo durante la sua vita - per via dei suoi studi nel campo dell'economia petrolifera, ma anche in esilio in risposta ai vari cambiamenti politici occorsi all’epoca. Ha vissuto a Beirut, Il Cairo, Baghdad, Kuwait City, Amman, Parigi, Tokyo e Belgrado prima di stabilirsi a Damasco, dove aveva una residenza in cui negli anni ha accumulato una collezione di quasi 10.000 volumi.

«Munif resto’ attivo in alcune organizzazioni politiche fino alla guerra dei sei giorni, del giugno 1967 - ricorda Fehras - ma la sconfitta degli arabi da parte di Israele lo spinse ad iniziare ad usare la letteratura come mezzo di confronto». Nel 1963 gli era stata revocata la cittadinanza saudita e si era trasferito a Baghdad.

Un movimento di produzione del sapere, incentrato sulle pubblicazioni (libri, giornali, riviste e programmi radiofonici), segno’ questi eventi storici e la vita di Munif. Inizio’ a scrivere negli anni Settanta, dopo aver lasciato il suo lavoro in un ministero iracheno ed essersi trasferito a Damasco, allontanandosi da un regime a cui si opponeva.

La popolarità in Europa giunse con la pubblicazione nel 1975 di Sharq al-Mutawassit (A Est del Mediterraneo, Jouvence, 1994), la storia di un attivista politico torturato nella prigione di un paese di cui non viene fatto il nome: il libro denunciava chiaramente le violazioni in atto in un paese (non così) sconosciuto del Mediterraneo orientale. Nei suoi libri Munif ha scritto essenzialmente del petrolio e delle prigioni, perché secondo lui da quando era apparso il petrolio si era rotto l'equilibrio tra l'uomo e l'ambiente, dichiaro’ l’autore in un’intervista del 1992 al quotidiano il Manifesto, citata nell’introduzione di Isabella Camera d’Afflitto al primo volume dell’opera monumentale di Munif intitolato Città di Sale (Baldini Castoldi Dalai editore, 2007).

Nella sua vita ha ricevuto importanti premi letterari: fra gli altri, a Dubai nel 1992 e al Cairo nel 1998, dove fu acclamato come il più grande romanziere arabo.

Purtroppo, l'incerto destino della biblioteca privata di Munif oggi non è un caso isolato. Da Beirut a Damasco, da Baghdad al Cairo e ad Algeri, i media riferiscono di biblioteche pubbliche o private appartenenti a intellettuali, scrittori, ed editori che vengono trasferite, o vendute o finiscono distrutte. Un esempio è Al-Mutanabbi Street, a Baghdad, considerata una delle strade più antiche della regione per la vendita dei libri e la presenza degli archivi, tragicamente distrutta da un attentatore suicida nel 2007 e riaperta solo dopo un anno di ristrutturazione.

La storia di Al-Mutanabbi Street, così come il suo ruolo nella pratica (a volte ossessiva) di Munif di collezionare libri, è raccontata dalla moglie Souad Kawadri in un testo pubblicato, fra altri, nel volume in arabo e inglese intitolato When the Library was Stolen (distribuito nel mondo arabo da Dar Al-Tanweer, Beirut), che il collettivo Fehras Publishing Practices ha infine pubblicato come ultimo atto della sua opera di divulgazione. Il progetto ha ricevuto il sostegno di Senate Department for Culture and Europe Berlino, Villa Romana Firenze, e Mophradat Bruxelles.

When the Library was Stolen è il primo atto di un progetto in corso che Fehras ha intitolato Series of Disappearances.  Una raccolta di materiali pubblicati esamina il trasferimento del sapere all'interno e fuori della regione araba a causa dei vari cambiamenti economici, politici e sociali.

@ShotOfWhisky

Dalla biblioteca privata di Abd Al-Rahman Munif, foto n. 304 (foto di Al-Mahdi Shubat, Damasco 2015)Dalla biblioteca privata di Abd Al-Rahman Munif, foto n. 304 (foto di Al-Mahdi Shubat, Damasco 2015)

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