Da pochi giorni Torino ha aperto le porte di due delle maggiori istituzioni museali cittadine ad un’invasione di colore proveniente dai quattro angoli del globo.

Arturo  Herrera, Red Felt: for the first time 2000. Photo credit: Benedetta Bodo di Albaretto
Arturo Herrera, Red Felt: for the first time 2000. Photo credit: Benedetta Bodo di Albaretto

Unite dalla volontà e dalla ricerca della comune direttrice, Carolyn Christov-Bakargiev, la Galleria d’Arte moderna e Contemporanea di Torino ed il Castello di Rivoli hanno accolto il progetto di una mostra che distribuisce con equità in ambo gli spazi circa 400 opere selezionate in base al significato della loro cromaticità. Si sa che il colore è la percezione visiva generata dai segnali nervosi che la retina invia al cervello quando assorbe le radiazioni elettromagnetiche di determinate lunghezze d'onda e intensità nello spettro del visibile. Ma cosa succede oltre la luce, quando nel determinare una tonalità entrano in gioco le vibrazioni e le percezioni, la memoria e la spiritualità, persino la politica e la psicologia?


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È quello che si è domandata la Bakargiev, scegliendo di approfondire l’argomento “Durante il secolo scorso sono state organizzate numerose mostre sul colore a partire dalle teorie della percezione divenute popolari negli anni Sessanta. Quel tipo di approccio discende da una nozione universalistica della percezione e da una sua pretesa valenza oggettiva, molto distante dalla consapevolezza odierna della complessità di significati racchiusa nel colore”. Il percorso che dalla Manica lunga di Rivoli arriva persino fin dentro al Gabinetto dei disegni della Gam, traccia una storia dove la fanno da padrone le innovazioni legate all’uso pratico del colore e le sperimentazioni di movimenti artistici che hanno incentrato tutto sulle cromie. Sono 130 gli artisti chiamati in causa, ed ognuno porta in mostra - quasi in dote - una o più scelte stilistiche tradotte soprattutto in tonalità, scelte che si fanno narrazione e affrontano il rapporto tra arte e fruitore da un punto di vista filosofico, biologico, antropologico e persino scientifico.

Prendiamo ad esempio Claude Bellegarde, che intraprese un percorso legato allo studio della cromoterapia e della fisica del colore, sperimentando la materialità dei rapporti cromatici e all’effetto prodotto sul pubblico. Realizzò la Cabina cromatica, un luogo entro cui coinvolgere lo spettatore, per osservarne le reazioni legate alla proiezione dei colori delle superfici riflettenti.

Mentre Marianne von Werefkin, una delle figure fondamentali dell’espressionismo russo, collega di Kandinsky al Balue Reiter, è famosa per aver saputo fermare il suo sguardo su piccoli taccuini che portava sempre con sé, rielaborando le linee in seguito e processandole attraverso i soli tre colori complementari – giallo rosso e blu –enfatizzando così l’atmosfera scelta per i dipinti. Un esempio calzante dell’intensa percezione che deriva da questa scelta tanto particolare è dato dai Pattinatori, un dipinto in prevalenza blu notte, popolato di personaggi che sembrano ombre, visibili solo grazie alla luce della luna e delle finestre di una casa illuminata.

Giuseppe Pellizza è invece noto per l’utilizzo della tecnica divisionista, basata su accostamenti cromatici che ingannano l’occhio ed esaltano la vivacità indipendente dei colori, soprattutto del rosso. Ne è testimone il pannello centrale del pentittico L’amore nella vita, per cui l’artista cerca, attraverso la scomposizione dei colori, di esprimere il luogo materiale dove si incontra l’amore.

Per finire con uno degli artisti più noti per i suoi cromatismi, Henri Matisse. Fu la lettura del saggio di Signac “Da Delacroix ai neoimpressionisti” a farne a sua volta uno sperimentatore di quegli effetti di intensità luminosa che gli divennero tanto cari, per non parlare della folgorazione che fu per lui la scoperta dell’arte islamica, delle sue simmetrie ed arabeschi. Da allora, Matisse si distinse prevalentemente per l’uso intenso di linee essenziali ma armoniche, perfettamente bilanciate nel colore, dense e marcate come nella Petite mulatresse del 1912, un trionfo di rossi e di blu.

Ma sono tanti gli artisti – e non solo - da scoprire, i contemporanei al Castello di Rivoli da Alighiero Boetti a Damien Hirst, da Andy Warhol a Anish Kapoor, fino alle ricerche più recenti di Heather Phillipson e Liu Wei che indagano il colore digitale, mentre alla GAM di Torino va in scena la parte più storica della mostra, dai futuristi Balla, Depero, Russolo ai fauves con Henri Matisse, da Paul Klee a Vasilij Kandinskij, da Victor Vasarely a Carla Accardi.

@benedettabodo

L'emozione dei colori nell'arte. Klee, Kandinsky, Munch, Matisse, Delaunay, Warhol, Fontana, Boetti, Paolini, Hirst…

Castello di Rivoli e Galleria d’Arte moderna e Contemporanea di Torino

14 Marzo - 23 Luglio 2017

http://www.gamtorino.it/it/eventi-e-mostre/lemozione-dei-colori-nellarte

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