Installation view of Doug Aitken: Electric Earth, September 10, 2016–January 15, 2017 at The Geffen Contemporary at MOCA, courtesy of The Museum of Contemporary Art, Los Angeles, photo by Joshua White
Installation view of Doug Aitken: Electric Earth, September 10, 2016–January 15, 2017 at The Geffen Contemporary at MOCA, courtesy of The Museum of Contemporary Art, Los Angeles, photo by Joshua White

Da circa tre decadi Il Museum of Contemporary Art di Los Angeles - per gli addetti ai lavori semplicemente il Moca - è il museo di arte contemporanea di riferimento nella città degli angeli, il primo ed unico museo di L.A. voluto da artisti e da questi finanziato attraverso donazioni e, negli anni a venire, da acquisti notevoli. La collezione di Barry Lowen, il consistente nucleo di espressionismo astratto e Pop Art raccolti da Giuseppe Panza di Biumo, i disegni e le stampe di Marcia Weisman e il nucleo di opere di Rita e Taft Schreiber sono il cuore pulsante di una raccolta che comprende circa settemila pezzi realizzati dagli anni Sessanta ad oggi.


LEGGI ANCHE : Italia al vertice NATO fra il 2% di Trump e i problemi di bilancio


Da circa un paio di decadi Doug Aitken è un artista tra i più famosi al mondo, grazie alla sua poetica contemporanea ed alle sue capacità comunicative iper-tecnologiche. Californiano, classe 1968, dopo un iniziale percorso di formazione nel campo dell’illustrazione, si è laureato in Belle Arti e trasferito a New York all’inizio degli anni Novanta. Oggi, grazie ai cinque sensi all’erta nei confronti del mondo in costante evoluzione, al suo continuo aggiornamento in merito a media e sperimentazioni che spaziano dalla fotografia al cinema alla musica fino all’ingegneria, Aitken è divenuto famoso per il suo stile unico e coinvolgente.   

Il suo segreto è una miscela di forte empatia, innata creatività e volontà di attualizzare il concetto di Land Art, popolandolo di suggestioni contemporanee. «Esistono i lavori che sono sempre uguali a se stessi e quelli che si trasformano: io cerco di creare qualcosa che col tempo si modifica, smette di essere opera d'arte e diventa parte del paesaggio».

Si spiegano così le sue grandiose installazioni, indimenticabili non solo per le dimensioni e per il contesto – spesso urbano e decisamente spettacolare – ma per l’intima attualità dei temi e delle emozioni che raccontano. L’esposizione mediatica continua, l’egomania ai massimi livelli, la difficoltà di entrare in contatto con il prossimo, l’alienazione dei paesaggi contemporanei sono solo alcune delle domande e riflessioni aperte sulla mancanza di profondità e senso del nostro vivere quotidiano e la spinta a reagire.

Fin dalla sua inaugurazione, il Moca si è distinto per il supporto all’urgenza di espressione contemporanea manifestata dai giovani artisti, i più sensibili nei confronti dell'ineluttabilità del cambiamento. Naturale che Aitken risultasse un elemento ideale cui dedicare una retrospettiva, dal momento che l’evoluzione del suo lavoro negli anni descrive alla perfezione la visione non solo dell’artista, ma anche del museo.

Tutta la mostra si sviluppa intorno ad immagini più o in movimento che scandiscono il suo crescente interesse nei confronti del paesaggio che ci circonda. Un viaggio attraverso il degrado ambientale e post-industriale, nell’isolamento dell’abbandono di città come Detroit, nella consapevolezza di una graduale perdita di coscienza della propria umanità. A cominciare dai primi lavori degli anni Novanta fino ai più recenti, passando attraverso opere meno conosciute perché collage su carta, graphic design e stampe, il percorso espositivo fluttua in un mare di sensazioni in continua crescita. Ma, oltre alla consapevolezza del vuoto, nelle sue opere è implicita la prospettiva e la possibilità di riprendersi lo spazio e il tempo, la malinconia e la percezione delle cose che ci circondano. Anche attraverso l’arte, soprattutto attraverso le manifestazioni artistiche.

«Sono molto interessato al fatto che un'opera ti possa prendere alla sprovvista, ti possa dare energia, ti spiazzi. Che ti trascini dentro a un dialogo. Non c'è niente che mi piaccia di meno che l'idea di guardare l'arte con una distanza o con un atteggiamento difensivo, intellettualizzato»

@benedettabodo 

Doug Aitken: Electric Earth

The Museum of Contemporary Art, Los Angeles

10 settembre 2016 – 15 gennaio 2017

http://www.moca.org/exhibition/doug-aitken-electric-earth

Scrivi il tuo commento
@

Oppure usa i tuo profili social per commentare

GRAZIE