Photo credit Gerald Y Plattner, performace House Attack, 2012
Photo credit Gerald Y Plattner, performace House Attack, 2012

Un secolo di vita da re, quella che popolò le sale del Belvedere di Vienna, palazzo barocco realizzato da Johann Lucas von Hildebrandt per il Principe Eugenio di Savoia, che lo designò sua residenza estiva dalla fine del XVII secolo. In seguito, divenne alloggio permanente della collezione d’arte imperiale, ed è da oltre due secoli e mezzo che le sue sale concorrono in fascino con le opere dipinte, ma solo dagli inizi del Novecento un occhio di riguardo è stato rivolto alle collezioni moderne e contemporanee. Senza dimenticare il prestigio nazionale, come testimonia l’esposizione in calendario fino a settembre, dedicata ad una gloria locale, l’artista Erwin Wurm, e comprensiva di cinquantaquattro opere, molte delle quali risultano inedite per il grande pubblico e pensate proprio per gli spazi espositivi del Belvedere.


LEGGI ANCHE : Il respiro dell'Africa. Intervista a Richard Mason


Rinomato a livello internazionale, Wurm conta diverse personali per tutto il 2017 e, insieme a Brigitte Kowanz, è il portavoce nazionale alla Biennale di Venezia, protagonisti del Padiglione austriaco.

Per chi ancora non lo conoscesse, Wurm è nato negli anni Cinquanta in Austria, vive e lavora a New York e Vienna, dove dal 2002 insegna all’Università delle Arti Applicate, e si considera sopra ogni cosa uno scultore ed un performer.

Per oltre 35 anni, Wurm ha concentrato le proprie energie creative nell’esplorazione di concetti base in termini di scultura, ovvero quelli di massa, volume, peso, statica e proporzione, ma lo ha fatto con l’intento ultimo di creare nuovi equilibri stravolgenti. “Per me è importante porsi la domanda: cos’è la scultura in termini di nozione scultorea? Che cosa può essere? Questa domanda va sempre messa in relazione con le questioni sociali del nostro tempo; per esempio la gioventù, la violenza, le icone, l’architettura, l’obesità, molti strati diversi e molte altre cose ancora.”

La forza di gravità e la fissità delle forme, la consistenza dei materiali e le loro proprietà sono per Wurm concetti molto relativi e assolutamente sfidabili, ad esempio attraverso la serie One minute sculpture portata avanti dal 1997-2001, in cui l’azione performativa è stata piegata ad una forma, diventando scultura. In che modo? Letteralmente attaccando blocchi grezzi di argilla e deformandoli esercitando uno sforzo fisico, utilizzando solo il proprio corpo – calci e pugni – oppure aiutandosi con strumenti ed oggetti. Solo dopo l’azione, dopo che si evidenziano tracce uniche e irripetibili, la materia viene “consacrata” tramite utilizzo di materiali scultorei riconoscibili, come il bronzo, alluminio, ferro o poliestere, e poi viene eventualmente dipinta.

Si potrebbe dire che è la tensione la musa di Wurm, il flusso di energia che crea un collegamento tra la forma originale degli oggetti e l’artista, i cui gesti trasformano il corpo nel materiale e nel mezzo che produce l’azione.

Questo procedimento, definito in seguito come Sculture Performative, venne messo a punto da Wurm nei primi anni Novanta, mentre negli anni Duemila, ed in particolare nell’ultimo decennio, ha spostato la sua attenzione da blocchi di materiale grezzo a riproduzioni di edifici legati al suo vissuto, al suo passato, su cui interviene con la consueta modalità performativa. “Ho osservato che le persone non esprimono più se stesse attraverso la propria personalità, ma attraverso il modo in cui vivono. La casa diventa rappresentativa del proprio io“. Per questo ad esempio la serie House Attack lo vede interagire con la casa della sua infanzia, accanirsi su un bunker tedesco, scavare un buco nella prigione di massima sicurezza di Stammheim. Tutte azioni in qualche modo distruttive, una manifesta ribellione dell’artista contro l'adattamento e le regole imposte dalla società. In un certo senso, le sue Sculture Performative permettono a Wurm una catarsi attraverso cui affronta frustrazione e rabbia e le trasforma in creatività scultorea, coinvolgendo la psicologia dello spettatore, che inevitabilmente trae le sue conclusioni rispetto alle motivazioni dell'artista, la sua storia e i suoi irrisolti.

@benedettabodo

Erwin Wurm. Performative Sculptures

Museo Belvedere, Vienna

02 giugno - 10 settembre 2017

https://www.belvedere.at/bel_en/exhibition/erwin_wurm__traces

Scrivi il tuo commento
@

Oppure usa i tuo profili social per commentare

GRAZIE

concorso