ll cliente è un film iraniano uscito in sala l’anno scorso. Più che per il Premio alla Miglior Sceneggiatura e al Miglior Attore Protagonista vinti a Cannes, più che per il Golden Globe come Miglior Film Straniero, si è parlato di questa pellicola per il travel ban riservato ad attori, regista e troupe nell’immediato post elezioni che videro la vittoria di Donald Trump.


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Dovevano raggiungere il fu Kodak Theatre grazie alla nomination all’Oscar come Miglior Film Straniero e invece rimasero nella bella Teheran. Se ne parlò molto, quasi più che del premio in sé, ovviamente vinto secondo tanti anche in chiave politica. Il cliente è un ottimo film e non necessitava di diventare un simbolo – suo malgrado - per vincere la tanto agognata statuetta. L’ha vinta e l’ha vinta con merito, anche se invito tutti a vedere Land of mine, l’altro titolo in concorso a parer mio molto valido.

L’Iran che vediamo rappresentato sui media occidentali è spesso un misto di pregiudizi dove abbondano esaltati inclini alla violenza, fanatici religiosi pronti a tutto, oscurantisti figli del Medioevo e dal grilletto facile. Vi sbagliate di qualche migliaia di chilometri, quelli li potete trovare dall'altra parte del Golfo Persico.

Esiste un Iran borghese di giovani benestanti e di intellettuali, dediti al teatro e ad una vita normale. Esiste davvero, non solo in questa pellicola. La vita dei due coniugi Emad e Rana viene sconvolta quando un uomo fa irruzione nell’appartamento dove erano temporaneamente ospiti, gettando lunghe ombre di sofferenza, paranoia e voglia di vendetta sul resto della narrazione. La casa era abitata in precedenza da una donna dal passato chiacchierato, forse una prostituta. Emergono repentinamente il tema degli altri che non si fanno i fatti propri, quello del dolore provato e dell’umiliazione personale.

Il cliente è un film molto bello. Un meta-film dove il teatro ed il palcoscenico rimangono sempre centrali, intersecando continuamente l’opera Morte di un commesso viaggiatore di Pinter con la grande commedia della vita. Se devo muovere una critica, l’unico punto debole è proprio in questa narrazione alternata che risulta artificiosa, pesante e addirittura - in taluni punti - superflua.

Il regista è Asghar Farhadi, quello di Una separazione, il vero capolavoro della sua filmografia. Il cinema iraniano non è nuovo alle luci della ribalta e sforna ottimi prodotti con continuità, pensiamo per esempio all’Orso d’Oro di Taxi Teheran di Jafar Panahi e a Melbourne di Nima Javidi.

In tutto il testo filmico aleggia anche il tema della censura di libri e teatro. Il regista ci ricorda che in Iran qualcuno decide cosa può essere visto. Vorremmo stupirci, ma il mondo gira così ad ogni latitudine. Impossibile affermare il contrario.

@brillabbestia 

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