Da dieci anni il festival InDNegev presenta il meglio della scena indie nazionale. E richiama la meglio gioventù israeliana a soli 25 km dal checkpoint con Gaza ed Egitto. Oggi la piccola tendopoli sulla sabbia smonta

Photo credit Fabiana Magrì
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Gvulot – Il sole sta tramontando sull’edizione 2017 di InDNegev, il festival musicale che da dieci anni offre l’opportunità a un centinaio di band  israeliane di esibirsi in una maratona musicale di tre giorni su quattro palcoscenici allestiti accanto al kibbutz Gvulot, alle porte del deserto del Negev, 100 km a sud di Tel Aviv, 25 km appena da Kerem Shalom, il check point tra Israele, Gaza e l’Egitto.


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È il pomeriggio del secondo giorno quando arrivo al parcheggio del festival. Centinaia di auto sono allineate tra la sabbia, altrettante tende sono stipate una accanto all’altra. Bambini coperti di polvere da capo a piedi giocano e scorrazzano in libertà, gli adulti si stanno risvegliando dalla siesta, i ragazzi bevono birra ciondolando da un palco all’altro.

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L’atmosfera è decisamente groove e chill out, perfetta colonna sonora per aspettare il tramonto nel deserto. Sul palco principale si sta esibendo Yehu Yaron (36 anni di Gerusalemme), uno dei musicisti più attivi e influenti della nuova scena musicale israeliana. Per festeggiare l’uscita del suo nuovo album “Se non balliamo non capiremo nulla” (settembre 2017) ha invitato Eran Zur (52 anni di Kiryat Bialik), autore, cantautore e bassista rock che ha iniziato la carriera alla fine degli anni ‘80. 

Da un altro palcoscenico arriva la musica Or Edry, cantante e bassista nata e cresciuta ad Arad, poi trasferita a Tel Aviv, da qualche anno protagonista della scena indie israeliana. Nel 2016 è uscito il suo album di esordio "Reo".

Anche il giovanissimo cantautore Ulai Danon, di Tel Aviv, ha debuttato un anno fa con "Il silenzio della terra", undici brani in cui racconta con onestà l’esperienza dell'adolescenza, e si sta esibendo dalla parte opposta del campo.

Calata la sera, tra un hamburger, una pita drusa e un piatto vegano, l’attesa è tutta per Ester Rada, bellissima cantante e attrice israeliana di origine etiope. Nel 2012 esordì proprio a InDNegev e quest’anno è lei la star internazionale del festival.

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La storia, è certo, si ripeterà per le A-WA, tre sorelle israeliane di origine yemenita che cantano in arabo. Cresciute nel villaggio di Shaharut a 30 km da Eilat, appena due anni fa calpestavano la sabbia di Gvulot e quest’anno hanno trascorso l’estate in tour tra gli tra Stati Uniti e l’Europa. Il loro successo è nella forza del mix di canzoni tradizionali con la musica elettronica, hip hop e reggae.

Dal loro stesso piccolissimo villaggio, 130 abitanti circa, viene anche il gruppo Anna RF formato da Or Raveh (dj, basso e chitarra elettrica), Roy Smila (musicista di strumenti tradizionali persiani, come il violino kamancha, e turchi, tra cui lavta e baglama) e Ofir J. Rock (voce, chitarra, fiati e didgeridoo). La loro esibizione è stata una delle più attese di questa mattina.

Eppure a InDNegev la musica è, tutto sommato, un sottofondo, una scusa, l’occasione per scappare dalla città o, al contrario, l’evento che spezza la monotonia di una vita nella periferia di Israele. Tutto ruota intorno al campeggio, alla condivisione, all’esperienza da vivere in famiglia.

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Ecco allora il punto di raccolta per i bambini smarriti, la tenda che ospita la mostra di una coppia di artisti, lui israeliano e lei brasiliana di origini giapponesi, e lo spazio InDTox, una sorta di area di decompressione dove, la sera di venerdì, i religiosi che non hanno voluto rinunciare al festival hanno potuto pregare e condividere la cena di shabbat. 

@Fabiana_Mag

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