A quasi due anni dalla sua scomparsa, la Tate di Liverpool ha voluto rendere omaggio al papà della Hard Edge Painting, letteralmente la "pittura a contrasti netti", meglio conosciuta come Espressionismo astratto o Minimalismo, mostrando al pubblico la propria collezione di opere dell’artista, ben undici pezzi tra dipinti e stampe.

Photo credits Tate Gallery
Photo credits Tate Gallery

Parliamo di Ellsworth Kelly, americano della New York anni Venti, benché la sua famiglia abbia cambiato residenza con cadenza quasi annuale fino alla maggiore età del secondogenito e lui debba la sua definizione come artista prevalentemente al soggiorno parigino. È probabile che la mancanza di radici abbia alimentato in Kelly l’abitudine alla solitudine ed all’osservazione, intesa come bird watching - il suo passatempo favorito – ed anche come studio delle geometrie, delle forme e dei colori. In ogni caso, le sue qualità in termini di creatività e di tecnica, accresciute durante gli studi al Pratt Institute di Brooklyn ed unite ad una naturale precisione chirurgica del tratto, gli valsero l’assegnazione al dipartimento artistico durante la Seconda Guerra Mondiale. Fu il primo riconoscimento delle sue capacità artistiche, ed anche una fortuna per i suoi compagni d’armi dal momento che mostrò di eccellere nell’arte del mimetismo, cosa che permise ai suoi di ingannare il nemico nelle azioni di guerra.


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Fu negli anni immediatamente successivi al conflitto, quando Kelly approdò a Parigi e conobbe Jean Arp, Brancusi, Alexander Calder e Joan Miró, che il suo fare artistico venne definitivamente instradato per l’avvenire: la loro rappresentazione semplificata delle forme e della natura avrà l’effetto di una folgorazione che accompagnerà Kelly per tutta la sua carriera. Per la precisione, dal 1949 i dipinti di Kelly saranno dedicati esclusivamente alla rappresentazione di forme geometriche semplici ed affilate, dai colori vividi ed i contrasti potenti. Non contento, Kelly inizierà a modificare la forma delle tele, sagomandole a suo piacimento per accogliere le sue linee nitide, così pulite da risultare asettiche, l’opera di un chirurgo del colore. Non si pensi però che Kelly avesse perso il gusto per l’osservazione, anzi, rivelò che “La città intorno a me divenne la mia fonte” e che dunque i modelli geometrici si rifacevano alla grata di ventilazione quanto alle grondaie lungo i palazzi, ai fasci luminosi dei lampioni così come alle forme di porte e finestre.

Quando nel 1954 fece ritorno nella sua New York ci vollero due anni perché la Betty Parsons Gallery gli allestisse la prima mostra personale, ma da allora non si fermò più, entrando a far parte delle collezioni del Whitney Museum e del MoMA, invitato ad esporre a Los Angeles, Londra, Monaco ed anche Alba, fino al più alto riconoscimento della sua carriera, poco prima della sua morte. Obama lo ha infatti insignito della National Medal of Arts nel 2013, riconoscendogli la potenza di una pittura imponente, che porta con sé solidità ed equilibrio, presenza e consapevolezza. “Penso che ciò che chiediamo all’arte sia un senso di stabilità, in opposizione al caos della vita di tutti i giorni. È un’illusione, ovviamente. Ciò che ho provato a catturare è il fluire delle cose, per lasciare che l’arte resti qualcosa di aperto e incompleto…”.

Un artista che la Tate di Liverpool ha voluto raccontare in un percorso ristretto ma puntuale, costruito attraverso l’acquisizione di opere che hanno coperto un arco temporale pari a sei decenni di produzione dell’artista. Opere che oggi, viste tutte insieme, non fanno altro che consolidare il senso di appartenenza e coerenza che Kelly ha sempre voluto ribadire con i gesti misurati e le sue scelte stilistiche, definite a parole “forever in the present”.

Ellsworth Kelly in Focus

Tate, Liverpool

3 aprile – 29 maggio 2017

http://www.tate.org.uk/whats-on/tate-liverpool/exhibition/ellsworth-kelly-focus

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