Il Museo d'arte del Liechtenstein - fascinosa scatola nera in cemento e basalto dalla superficie riflettente - da più di un decennio offre la possibilità ad artisti nazionali ed internazionali di sfruttare i suoi sei grandi spazi espositivi per allestire esposizioni temporanee di notevole impatto sul pubblico.

 photo credit: RELAX (chiarenza & hauser & co), Who Pays?, 2006
photo credit: RELAX (chiarenza & hauser & co), Who Pays?, 2006

In questa occasione, ovvero dall’inizio dell’anno e fino alla fine di maggio, le sale sono state occupate da una quindicina di artisti impegnati in un confronto basato sulla nozione di capitale di Joseph Beuys, che l’artista tedesco così presentò negli anni Settanta “Il concetto di arte deve rimpiazzare il concetto degenerato di capitale: l’arte è il vero capitale e la gente deve prenderne coscienza. Denaro e capitale non possono rappresentare un valore economico; dignità e creatività umana sono il capitale.”


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In quegli anni Beuys introdusse dunque il concetto di capitale umano e di superamento della distinzione tra lavoro creativo e non creativo. Partendo dal presupposto Beusyano per cui ogni uomo è un artista “L’arte è il capitale. Non è un utopia; è la realtà. In altre parole, il capitale corrisponde all’arte. Il capitale è la capacità umana e ciò che da essa deriva”  la riflessione indotta da questa mostra si concentra su un concetto semplice: ogni essere umano può avere un effetto formativo sulla società grazie alla sua creatività, ma al giorno d’oggi quanto peso siamo disposti a dare all’arte e alla cultura? E quanto ne diamo agli aspetti puramente economici che gravitano intorno ad essa? Cosa ha un valore e un peso nel nostro presente per costruire il futuro?

Non c’è dunque titolo più adatto di Who pays?, voluto dalla curatrice Christiane Meyer-Stoll  - e concretizzato dal collettivo RELAX in un’installazione luminosa - per impostare il dialogo tra artisti moderni e contemporanei all’interno degli spazi del Kunstmuseum e, attraverso queste connessioni, permettere al pubblico di considerare la trasformazione di significati e valori in ambito artistico negli ultimi decenni. Anche per questo gli artisti in mostra spaziano da Joseph Beuys a Felix Gonzalez-Torres, da Ovidiu Anton a Thomas Hirschhorn, da Gianfranco Baruchello al già citato collettivo RELAX (Chiarenza & Hauser & co), partendo dagli anni Sessanta per arrivare fino ad oggi.

Un esempio di opere in mostra è la famosa Artifelx di Baruchello, artista livornese che nel 1968 fondò una società fittizia dall’omonimo titolo, che si proponeva di riproporre in senso critico i modi dell’industria, mercificando ogni cosa, da oggetti paradossali a capitali finanziari. Una parte esemplificativa di questo progetto è in mostra proprio in questa occasione, sotto forma della performance che vide un’attività di vendita di monete da lire 5 a 10 lire e da 10 lire a 5 lire all’interno della Galleria La Tartaruga di Roma.

Tornando al pensiero di Beuys, prendiamo come possibile l’assunto che le competenze necessarie per essere un artista - spiritualità, apertura mentale, creatività - siano insite in tutti gli esseri umani, se questi vengono incoraggiati a riconoscere, formare e sviluppare queste peculiari ed individuali facoltà. Who pays? propone un viaggio nel capitale artistico internazionale, prendendo ad esempio chi ha messo a frutta la propria creatività, spaziando tra diversi approcci e percezioni di ricchezza e povertà, di capacità di donare e di prendere, di salvaguardare beni e valori e di specularvi sopra, anche ad esempio - in termini di risorse ambientali.

Una mostra che ha il fine ultimo di farci fermare il tempo necessario perché sia possibile domandarci quale sia il ruolo del capitale in questo contesto, e quale ruolo potrà giocare l'arte nel nostro futuro.

@benedettabodo

Who Pays?
Kunstmuseum Liechtenstein, Vaduz
10 febbraio – 21 maggio 2017
http://www.kunstmuseum.li/?page=2&aid=440&lan=en

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