Non fanno un concerto o un disco nuovo da 35 anni. Ma il quartetto svedese è riuscito a tenere vivo e redditizio il mito con musical, cover e altre trovate. Ora preparano il grande ritorno con una tournée. Virtuale.

Le nuove statue di cera del gruppo, al museo ABBA di Stoccolma il 3 marzo 2015. REUTERS / Nora Lorek / TT News Agency
Le nuove statue di cera del gruppo, al museo ABBA di Stoccolma il 3 marzo 2015. REUTERS / Nora Lorek / TT News Agency

È dal 1982 che gli ABBA non fanno un concerto o disco nuovo. Un anno che ricordo facilmente perché è quello in cui sono nato. Eppure, nonostante sia passato tutto questo tempo, conosco perfettamente gli ABBA, la loro musica e le loro canzoni. E grazie a un tour virtuale che partirà nel 2019, anche le generazioni future conosceranno il quartetto svedese più famoso di sempre.


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È difficile trovare qualcuno che non sappia chi siano. Il gruppo è entrato nella leggenda con una serie di fan pronti a tutto per difendere l’onore della band formata da Agnetha Fältskog, Benny Andersson, Björn Ulvaeus e Anni-Frid Lyngstad. Dalle iniziali dei loro nomi nasce il nome di un’icona pop capace di vendere più di 300 milioni di dischi in tutto il mondo. A queste cifre si devono aggiungere tutte le copie non legali che, prima copiando una cassetta e ora scaricando un file, sono state ascoltate. Le loro melodie e i ritornelli fanno parte in maniera legittima della nostra era contemporanea. Anche se, come spesso accade, oltre ai fan quasi integralisti ci sono anche una lunga schiera di detrattori che li definiscono leziosi, con pessimi gusti in fatto di vestiti e kitsch. Un odi et amo di grandezza mondiale per un gruppo che ha rivoluzionato il panorama internazionale con le sue canzoni e il suo stile, discutibile o meno. Perché se è vero che, adesso, risultano fuori tempo lo è altrettanto che gli ABBA hanno avuto un’eccelsa qualità musicale capace di creare melodie studiate, e quasi perfette, facili da ricordare ma con una scrittura complessa.

Non è solamente questo, però, che ha reso il quartetto svedese quello che è. Gli ABBA sono riusciti a capitalizzare al massimo quello che hanno fatto e creato e, nonostante non abbiano più nulla di nuovo a livello musicale come gruppo da diversi anni, sono riusciti a farsi conoscere anche dalle nuove generazioni grazie a nuove forme di comunicazione. Un’eredità artistica che non sembra minimamente diminuire, nonostante il tempo e la limitazione quantitativa della musica. Partendo dalle moltissime cover e omaggi, fatti ad esempio da Madonna (nel brano Hung Up è inserita la parte di tastiere di Gimme! Gimme! Gimme!) oppure da Kylie Minogue che ha reinventato il brano Dancing Queen, fino ad arrivare al musical creato da Björn e Benny Mamma Mia! Che ebbe una nomination a Broadway per il Tony Award come "Miglior Musical" e da cui venne tratto l’omonimo film interpretato da Meryl Streep, Amanda Seyfried, Pierce Brosnan e Colin Firth.

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Non deve quindi stupire la notizia confermata da Benny Andersson durante un’intervista al quotidiano Expressen: gli ABBA sono pronti a tornare in tournée dopo quasi 40 anni. Il debutto è previsto per il 2019. Ma saranno degli ologrammi dei componenti del gruppo a riproporre le canzoni del gruppo svedese. Una tecnologia già utilizzata in passato per far “ricantare” il famoso cantante hip-hop Tupac, prematuramente scomparso. Un sistema non troppo differente da quello utilizzato nei film o in alcuni videogiochi, con la digitalizzazione dei volti. Anche perché nonostante gli innumerevoli omaggi fatti alla band, ai musei, alle mostre (una al Southbank Centre di Londra è in corso adesso), ai documentari sembra che l’unica una reunion sia possibile solo in forma digitale, magari senza mostrare i segni del tempo trascorso. Differenziandosi così da un altro gruppo storico come i Rolling Stones che continua a suonare dal vivo e a uscire con album nuovi mostrando serenamente i segni della vecchiaia sui loro corpi e sulle loro facce, facendone quasi un vessillo. Gli ABBA no. Loro, forse, stanno cercando di imbalsamare il loro ricordo. Per sempre.

@Oldetrip

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