La tenerezza è un film italiano uscito nelle sale lo scorso mese. Semplificando, mi viene facile dividere con fare schematico il cinema del nostro Paese in due macro famiglie: quelli quasi indegni di essere visti e quelli belli ma tremendamente pesanti. L’ultimo lavoro di Gianni Amelio fa parte dell'esercito degli italici mattoni. Attenzione, non intendo film brutti, solo “pesanti”.

Lorenzo è un avvocato in pensione che vive in un bellissimo palazzo del centro storico di Napoli. È un vecchio gentleman abituato a stare al mondo, capace di parlare in maniera forbita ed elegante nei modi. È un avvocato alla Saul Goodman e in vita ha fregato un sacco di persone, facendosi una gran brutta nomea. A lui poco importa, dato che ha deciso di restare solo. Per sua stessa ammissione ha smesso anche di amare i propri figli, oltre alla restante gran parte degli esseri umani. Con la sua prole, non ci parla più da troppo tempo. Non hanno digerito le ammissioni dei numerosi tradimenti e addirittura, la serenità con la quale afferma di non aver mai amato la moglie, loro madre, ormai defunta. Di questa distanza e di questo silenzio, la figlia maggiore ne soffre e non poco. Ma che ci vuoi fare, ad una certa età diventa quasi più facile andare avanti per la propria strada che ammettere di aver sbagliato, cercando di risolvere problemi ed incompresi. Le uniche persone che il vecchio Lorenzo riesce a sopportare sono il giovanissimo nipote e la nuova vicina di casa, Michela. Da poco arrivati dal nord con due bambini, Michela/Micaela Ramazzotti e il coniuge Fabio/Elio Germano, vivono sullo stesso pianerottolo del protagonista. Diventeranno amici, cercando di farsi compagnia in una città dal cuore grande come Napoli, ma dove forse, nelle parole di Fabio ingegnere da poco trasferito in città, ci si può vivere solo se ci si è nati. Piano piano il signor Lorenzo, portato sulle scene da un granitico Renato Carpentieri, entrerà far parte della nuova famiglia. Sarà il primo ad intuire – senza però potervi porre rimedio - la solitudine ed il malessere che albergano nel personaggio raccontato da un sempre ottimo Elio Germano, attore di contorno ma fondante per questa storia.


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La tenerezza è un film sui non detti, sugli sguardi, sulle rughe del protagonista che trasudano esperienza e vita vissuta.

È retto magistralmente da un Renato Carpentieri in stato di grazia, esperto uomo di teatro capace di raccontarci più del dovuto anche solo con uno sguardo fisso in camera, anche solo con un piccolo sbuffo di stanchezza, anche solo con un semplice movimento del volto. Senza di lui come personaggio principale, il giudizio su questa pellicola sarebbe stato sicuramente diverso.

La tenerezza è un film autoriale, con un Gianni Amelio ritornato al cinema con un film non facile. È un film poetico che trasuda al primo sguardo tristezza e solitudine. Se si riesce ad andare oltre questo piano di lettura, è facile invece trovare importanti spunti di riflessione e di, appunto, tenerezza.

Nonostante il mio giudizio non sia affatto negativo, da un regista ed un cast del genere non ci si può attendere una mera e semplice sufficienza. Non posso negare che mi aspettavo molto di più da questa pellicola.

Il film dura troppo e non coinvolge fin da subito, allungando in maniera estenuante alcune scene e portando all’esasperazione alcune tematiche. Entrambe, potevano essere riassunte e risolte con facilità nello sguardo diretto in macchina del bravissimo protagonista principale. Un suo sopracciglio alzato avrebbe reso meglio di mille dialoghi.

@brillabbestia

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