Quante volte avete sentito dire – o pensato - che l’arte contemporanea è spazzatura? Siete a conoscenza del fatto che in alcuni casi molto particolari è davvero così? C’è chi ha fatto dei rifiuti un potente mezzo espressivo, una firma, una denuncia esplicitamente disturbante ma molto efficace perchè ironica e dissacrante.

Figura femminile. Opera di Vik Muniz realizzata utilizzando rifiuti in una discarica di Rio de Janeiro con la collaborazione dei catadores del luogo.
Figura femminile. Opera di Vik Muniz realizzata utilizzando rifiuti in una discarica di Rio de Janeiro con la collaborazione dei catadores del luogo.

Nello specifico, uno dei massimi esponenti della cosiddetta Trash art è l’artista brasiliano Vik Muniz, classe 1961, nato e cresciuto a Rio de Janeiro, dove ancora oggi vive e lavora facendo la spola con New York.


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Muniz sviluppò fin da ragazzino una grande passione per la storia dell’arte, anche se i suoi studi e le esigenze lavorative lo portarono inizialmente a dedicarsi alla grafica ed a lavorare nel mondo della pubblicità. Fino a che, una sera di oltre trent’anni fa, si trovò suo malgrado coinvolto in un’aggressione, durante la quale gli spararono accidentalmente ad una gamba. Per evitare una denuncia, il suo assalitore risarcì economicamente Muniz per il danno subito, e questo gli permise di intraprendere una nuova inaspettata strada, quella che lo condusse in America, gli diede la possibilità di studiare, che lo portò ad esporre nel 1989 in una galleria newyorkese una serie di sue fotografie, e che da quel momento lo consacrò all’arte.

Un’arte spesso sperimentale, fatta di una predilezione per i grandi maestri – Goya, Botticelli, Da Vinci – e per i materiali inusuali, utilizzati per dar forma alla Gioconda come alla Venere: dal cibo agli oggetti riciclati, fino ai rifiuti, Muniz iniziò a lavorare in un crescendo di provocazione nei confronti del pubblico, di cui cercava la reazione sorpresa, ed anche un crescendo dimensionale. Infatti, molte opere di Muniz arrivano a misure ragguardevoli, come nel caso del suo trittico realizzato con i rifiuti tecnologici - vecchi computer, periferiche, telefoni - che misura circa 50 x 210 metri, motivo per cui i suoi lavori vengono fotografati dall’alto, a una certa distanza.

La stessa distanza che idealmente permette all’artista di ottenere con il pubblico un secondo risultato, più intimistico e riflessivo, ma non di minor effetto. Muniz vuole far capire come un quadro sia solo un’illusione: se osservato da una distanza adeguata è apprezzabile per il messaggio e la tecnica, ma avvicinandosi assume inevitabilmente un altro valore, un valore materiale. “L’opera d’arte è come una sottile membrana che separa il mondo vero da quello che noi percepiamo”.

Tra i molti media utilizzati, non meno fondamentali per l’artista sono dunque le documentazioni fotografiche e video, tanto che numerosi sono stati i premi per i suoi cortometraggi, le riprese e gli scatti dall’alto, ad alcuni metri di altezza, delle sue installazioni. Non solo per la precisa esecuzione, ma per l’impegno sociale e politico riservato ad una categoria di suoi concittadini – ov

vero i lavoratori delle discariche brasiliane, i catadores de lixo - che Muniz ha coinvolto nella produzione, contribuendo a informare il mondo rispetto alle loro difficili condizioni di vita.

Tra i vari documentari Waste Land, diretto da Lucy Walker nel 2010, impressiona per l’estensione della discarica, non a caso una delle più grandi al mondo - Jardim Gamacho, a Rio de Janeiro - e per la quantità di catadores che non solo ci lavorano, ma la vivono. Uomini, donne e bambini che cercano qualcosa di recuperabile tra la spazzatura, ogni giorno e incessantemente, raccontando con il loro vissuto il problema della disuguaglianza e degli sprechi. L’artista ha scelto una decina di loro e per quattro anni li ha coinvolti attivamente nella raccolta di materiale e nella composizione delle sue installazioni. “Ho sempre usato materiali di recupero e volevo migliorare la vita di queste persone proprio "usando" i rifiuti con cui lavorano quotidianamente. Ero in cerca di un modo per aprirmi al pubblico, per ridurre lo spazio che, per colpa di noi artisti, spesso separa chi realizza un’opera da chi ne fruisce.”

Per questo motivo Muniz ha anche scattato vari ritratti fotografici, immortalando l’immagine di queste persone all’interno delle sue gigantesche opere di riciclo. “Sono successe tre cose importanti: con i soldi ricavati dalla vendita delle opere (le foto dei ritratti creati con la spazzatura sono state battute all’asta a circa 36.800 euro ciascuna, ndr) l’associazione dei catadores di Jardim Gramacho ha acquistato l’attrezzatura necessaria per migliorare le condizioni di lavoro. La pubblicità ottenuta ha spinto l’associazione degli industriali brasiliani a organizzare corsi professionali per insegnare ai catadores a vendere direttamente il materiale riciclabile che raccolgono, senza intermediari. E, soprattutto, è cambiato il modo con cui il pubblico guarda i lavoratori delle discariche: non più come parassiti della società senza alternative, ma come categoria professionale con la propria dignità.”

L’arte potrà anche essere spazzatura, ma quando l’intento è nobile il messaggio arriva diretto come e più di una pennellata di colore.

@benedettabodo

Sarah Bernhardt. Figura femminile. Opera di Vik Muniz realizzata utilizzando rifiuti in una discarica di Rio de Janeiro con la collaborazione dei catadores del luogo.Sarah Bernhardt. Figura femminile. Opera di Vik Muniz realizzata utilizzando rifiuti in una discarica di Rio de Janeiro con la collaborazione dei catadores del luogo.

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