Come in molte altre occasioni, estive e non, il museo d’arte contemporanea Reina Sofia di Madrid si fa promotore ed organizzatore di un progetto artistico allocato presso il fascinoso Palazzo di Cristallo, una struttura dalle pareti trasparenti immersa nel verde del Parque del Retiro.

Questa volta, il progetto selezionato ha coinvolto l’artista italiana Rosa Barba, nata ad Agrigento nel 1972 ma cresciuta in Germania, dove ancora oggi vive e lavora. È a Berlino che una giovane Rosa scoprì in quanti modi differenti una macchina fotografica può restituire immagini del mondo, ed il passaggio dalla rivelazione all’azione e sperimentazione, nonostante fosse poco più che una bambina, non si fece attendere a lungo. L'artista ha infatti proseguito lungo questa strada studiando all'Academy of Media Arts di Colonia, passando dai “semplici” fermo immagine alle riprese in movimento – sviluppando un amore particolare per il super 8 - e proseguendo con la conoscenza e l’utilizzo della pellicola 16 mm, arrivando infine a completare la sua formazione in un periodo di residenza artistica presso la Rijksakademie van Beeldende Kunsten di Amsterdam. Il lavoro come proiezionista svolto in parallelo agli studi contribuì a sancire definitivamente l’unione tra Rosa Barba e il video, portandola ad agire ed interagire con i lungometraggi ed i macchinari, ad acquisire sempre più dimestichezza con il mezzo, grazie al quale oggi le è facile, ad esempio, spostare i diversi piani mediali del cinema: immagine, suono, luce, testo e proiezione.


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In particolare, la firma dell'artista è oggi leggibile nella sua capacità di sfruttare i tempi classici del cinema per ribaltare l’equilibrio delle cose e insinuare il dubbio su ciò che ha filmato: si tratta di una sorta di documentario oppure è finzione? Lo spazio è spesso coinvolto, se non assoluto protagonista delle sue riprese, e contribuisce a creare quell’ambiguità che conferisce ad un luogo l’aura di sito archeologico, ad un altro la veste di scenario futurista, e via dicendo. Questo avviene perché Rosa smonta e riassembla architetture sociali e non, creando situazioni, opportunità e aspettative del tutto nuove, lontane dal reale ma non per questo meno vivide. 

Nel caso dell’installazione al Palazzo di Cristallo, Barba ha messo a punto un progetto che dialoga con la splendida architettura ambientale che lo ospita. L’artista ha infatti scelto di registrare l'incidenza della luce solare all’interno del Palazzo che, per chi non lo avesse presente, venne costruito nel 1887 in occasione della Esposizione delle isole Filippine tenutasi in quell'anno, ed ha una struttura in metallo completamente rivestita da lastre di vetro, dunque si riempie letteralmente di luce. Studiandone ogni angolo in momenti specifici della giornata, Rosa ha collocato nello spazio diversi quadranti in acciaio e lastre colorate – che ricordano i filtri delle pellicole cinematografiche – per registrare i movimenti del sole. I filtri che ha allestito riprendono la forma delle vetrate, degli archi, persino delle colonne e, anche se non è di immediata comprensione, questi permettono allo spettatore di diventare parte di una sorta di meccanismo cinematografico e di vedere, attraverso i dispositivi colorati ed anche le pareti di cristallo, una nuova porzione di paesaggio e di realtà.

Le opere di Rosa esplorano molto spesso i meccanismi che scandiscono il nostro tempo e lo spazio “Per me il vuoto ha la capacità di diventare azione. E’ un mettere l’energia in scena. Invece di aggiungere qualcosa, io sottraggo. Bisogna dire che la frammentazione attraversa tutto il mio lavoro. Io cerco questi punti, questi interstizi nella storia del luogo dove mi trovo a lavorare.”

Un lavoro fatto di sculture cinetiche site specific che instaurano un dialogo profondo, emozionante, con lo spazio espositivo.

@benedettabodo 

Rosa Barba. Registros de tránsito solar

17 maggio – 27 agosto 2017

Palacio de Cristal, Parque del Retiro, Madrid

http://www.museoreinasofia.es/prensa/nota-de-prensa/rosa-barba-registros-transito-solar

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