Dal primo luglio la Croazia è il 28esimo paese dell’Unione Europea. Una meta raggiunta attraverso grandi trasformazioni. Ora Zagabria guarda avanti con più ottimismo, pronta alle sfide che l’attendono. Più di tutto la crisi economica, ma anche il difficile impegno di trainare i Paesi vicini verso l’UE, simbolo di stabilità e pace.


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Il confine croato di Pasjak, di solito affollato d’auto di servizio, è vuoto e silenzioso. Il poliziotto mi restituisce i documenti e saluta. Rispondo: “Pochi giorni e siete in Unione Europea!”. Esita. Alza la mano destra con il pollice verso l’alto, poi solleva anche la sinistra, le dita incrociate in segno di scongiuro. È il 25 giugno 2013. Esattamente 22 anni fa la Croazia dichiara l’indipendenza dalla Federazione Jugoslava. Dal giorno dopo, inizia una guerra che dura fino al ’95. Da allora il Paese attraversa una lunga fase di transizione, puntando al traguardo raggiunto lo scorso 1° luglio: essere il ventottesimo membro dell’Unione Europea. “Dobro došli u Europsku Uniju!”. José Manuel Barroso, presidente della Commissione UE, pronuncia in croato il suo benvenuto in Unione alle celebrazioni del 30 giugno a Zagabria. “Esulta, ma per noi è stata una scalata dell’ottavo grado” dice Marko, giornalista croato e climber, che assiste con me ai maestosi festeggiamenti in piazza Ban Jelačić. Il lungo percorso di adesione si avvia dopo il 2003, quando la Croazia dimostra di collaborare in maniera più decisa con il Tribunale internazionale dell’Aja. Ottenuto lo status di paese candidato a diventare membro dell’UE, iniziano i negoziati di adesione. Zagabria è obbligata ad avviare diverse riforme, per rispondere agli standard politici e giuridici a cui sono vincolati tutti i membri dell’UE. Dei 35 capitoli negoziali, due quelli su cui la Croazia ha dovuto impegnarsi di più: la lotta alla corruzione e il rafforzamento dello stato di diritto. “La magistratura ha portato alla luce grandi casi di corruzione. Quindi dopo il 1° luglio non mi aspetto grandi cambiamenti” dichiara Tomisla Domes attivista della coalizione Pravo na Grad (Diritto alla città) di Zagabria. Dal 2010 la Croazia è stata investita da una serie di scandali di corruzione che hanno coinvolto alte sfere della politica. All’apice della piramide Ivo Sadinader, l’ex premier ed ex leader dell’Unione Democratica Croata (HDZ), partito fondato da Franjo Tudjman, primo presidente della Crazia indipendente. Sanader viene arrestato e, un anno dopo, condannato a dieci anni di reclusione per corruzione e profitti di guerra. L’HDZ, che governava il Paese da 16 anni, travolto dagli scandali perde le politiche del 2011, e la coalizione guidata dal Partito socialdemocratico dell’attuale premier Milanović sale al governo. “La spinta verso l’UE è stato uno strumento importante nello sviluppo di nuovi rapporti tra i cittadini e tra le diverse anime politiche”, spiega Milorad Pupovac, deputato in Parlamento e leader della comunità serba di Croazia. Secondo Pupovac si sono fatti grandi passi avanti nell’ambito dei diritti di tutte le minoranze e del rientro dei profughi serbi però, aggiunge aggrottando la fronte, il lavoro non è finito: “Ad esempio, va a rilento la restituzione delle case in cui i Serbi vivevano prima della guerra. Nei villaggi in cui sono rientrati, le infrastrutture sono ricostruite solo in parte e la disoccupazione oscilla tra il 50 e l’80%”. “Perché sono scettica? Ma avete visto come sta la Slovenia oggi?”. Zora lavora in una panetteria nel centro di Zagabria. Il suo timore è che la Croazia venga risucchiata nel baratro della crisi economica europea. Un euroscetticismo dimostrato anche dall’affluenza al referendum del 2012 per l’ingresso nell’UE: la maggioranza ha votato sì, ma è andato alle urne solo il 43% degli aventi diritto, nonostante le élite politiche, dal fronte liberale a quello più conservatore, fossero a favore dell’ingresso. Ancora peggio, lo scorso aprile: alle elezioni dei primi 12 Eurodeputati croati, ha votato solo il 20,8%. Con una popolazione complessiva di 4.284.889 abitanti, oggi la Croazia è un paese che dipende dall’economia internazionale e che sta accusando i colpi della crisi globale scoppiata nel 2008. Ridotto il flusso delle esportazioni e dell’entrata di capitali è comparsa la recessione. I dati del 2012 sono schietti: 50 miliardi di euro di debito estero, consumi privati scesi del 3%, investimenti diretti al 4,6%, tagli alla spesa pubblica e l’Iva aumentata al 25%. Le stime ufficiali di aprile danno la disoccupazione al 20,9% e oltre il 40% nei giovani tra i 19 e i 29 anni di età. Il presidente Ivo Josipović, non nasconde il problema e al contempo mostra fiducia nel futuro: “Entriamo portando in dote l’allargamento del mercato, ricchezze culturali, bellezze ambientali e, ciò che forse in questo momento è di particolare importanza, un certo ottimismo. Ora dobbiamo continuare, soprattutto per governare la crisi economica e siamo pronti a farlo assieme ai partner europei.” Di certo dipenderà anche dalla capacità del suo paese di usare al meglio i fondi di coesione e i fondi strutturali che riceverà dall’UE tra l’anno prossimo e il 2020: tra i 13 e i 14 miliardi di euro. Tra i benefici percepiti, innanzitutto dai semplici cittadini, c’è la libertà di movimento. “Io sono felice di entrare nell’Unione Europea! Così potrò andare a studiare all’estero senza produrre montagne di documenti” dice Mirjana, cameriera di un bar della capitale. Far parte della casa europea aiuta anche a superare il passato. “Finalmente non ci nomineranno più solo per la guerra, ma per essere diventati un paese dell’Unione” aggiunge la ragazza. L’importanza di far parte di un progetto comune emerge ancora dalle parole del presidente Josipović. “In Croazia, forse più che in altri Paesi già membri, vediamo soprattutto l’originario ruolo di pacificatore che l’Unione ricopre, come era nell’idea di chi ne fondò il progetto dopo la Seconda guerra mondiale”. Con un rassicurante sorriso, il presidente conclude: “Dunque incoraggeremo e aiuteremo i nostri vicini affinché anch’essi entrino nell’Unione Europea quanto prima. Perché, per tutti noi, l’UE è simbolo di stabilità e pace.”

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