Il mondo non associa l’integralismo e la violenza con i pacifici buddhisti, ma non ne sono immuni. 


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Un ciclone umano ha travolto la popolazione musulmana del Myanmar. Un ciclone armato di insicurezza e machete, fomentato da una forma di integralismo buddhista diffusasi sempre più liberamente da quando il Myanmar ha intrapreso il suo percorso di transizione verso la democrazia. Violenze inaudite contro la popolazione rohingya, minoranza musulmana non riconosciuta dal Myanmar né da altri Stati, dunque apolide, si sono verificate a partire dal 2012, proprio mentre l’attuale governo presieduto dall’ex generale U Thein Sein intraprendeva riforme progressiste, nell’ottica di garantire più diritti ai suoi cittadini.

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