I musulmani e gli ebrei non mangiano maiale. Una proibizione frutto di molteplici fattori.


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Se ogni religione impone prescrizioni alimentari, il divieto imposto a ebrei e musulmani di consumare maiale riveste connotati affascinanti. Perché questo mammifero dell’ordine degli artiodattili suiformi è diventato il simbolo dell’impuro?

La prima risposta si trova nei testi sacri.

Si legge nell’Antico Testamento (Levitico XI): “Potrete mangiare d’ogni quadrupede che ha l’unghia bipartita, divisa da una fessura, e che rumina (…). Non mangerete (…) il porco, perché ha l’unghia bipartita da una fessura, ma non rumina, lo considererete immondo.”

Un divieto che si ritrova nel Corano (2:173 e 16:114-115): “Egli (Dio ndr) vi rese proibito unicamente ciò che è già morto, il sangue, la carne di maiale e quello che è stato sacrificato a qualcosa di diverso da Dio”. L’origine ebraica della proibizione islamica è chiara agli studiosi, che ci vedono anche, storicamente, un modo per l’islam di facilitare la conversione degli ebrei, adeguandosi ai costumi diffusi nell’area. Ma i musulmani non la vedono in questo modo: secondo Michel Desjardins, professore al dipartimento Religione e Cultura dell’Università di Wilfrid Laurier (Canada) e specialista del tema cibo e spiritualità, “i musulmani dicono che non mangiano maiale perché Dio ha detto loro di non farlo. Il Corano stabilisce una relazione di fiducia fra Dio e il credente, e non sta all’individuo mettere in discussione la parola divina, né cercare una motivazione o una logica”. 

Che cosa ha fatto di male il maiale per essere messo al bando? Non c’è una spiegazione univoca. Alcuni musulmani avanzano ragioni sanitarie: la carne di suino poco cotta è vettore di parassiti (trichinella e tenia). Più verosimile l’idea che siamo quello che mangiamo e che la purezza d’animo viene nutrita anche attraverso alimenti adeguati. Del resto, i musulmani che vengono a contatto con cibi contaminati devono sottoporsi a pratiche di purificazione. “I maiali, che si cibano di tutto, sono spesso visti come sporchi e sessualmente promiscui. Mangiare un animale significa in qualche modo assorbirne i poteri, le caratteristiche: ingerire la carne di maiale renderebbe impuro, sporco”, racconta Desjardins. Questo simbolo è diffuso in molte culture occidentali: “mangiare come un porco” è spesso sinonimo di sporcizia e ingordigia, e quando si dice di un uomo “si è comportato come un porco”, non si suggeriscono certo modi da gentleman! A dire il vero, i suini sembrano le vittime inconsapevoli delle nostre proiezioni mentali: se si rotolano nel fango, è soprattutto per evitare di surriscaldarsi, visto che non sudano… “

Accanto alle motivazioni ecologico-sanitarie e storico-politiche, si rintracciano ragioni irrazionali o derivanti da antichissime pratiche, come la teoria della natura demoniaca del suino o, al contrario, il valore sacro che il maiale aveva presso antichi popoli dell’Asia Minore o dell’Africa”, nota il docente universitario Lorenzo Ascanio nell’articolo Le regole alimentari nel diritto musulmano. Più conturbante l’ipotesi suggerita da Desjardins, secondo la quale alcune culture non mangiano il maiale perché troppo simile all’uomo. Il grido dei maiali al macello somiglia tremendamente a un lamento umano, mentre uno studio sul genoma suino pubblicato su Nature nel novembre 2012 ha fatto scalpore, rivelando più similitudini con l’essere umano di quello che si pensava. 

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