Al secondo anno del suo “califfato”, l'Isis cercherà di intrattenere relazioni ufficiali e di aggiudicarsi il riconoscimento internazionale?

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 Sin dalla sua istituzione, l'ISIS ha invaso la stampa di tutto il mondo. Il gruppo è nato e cresciuto velocemente; la sua efferatezza ha richiamato l'attenzione di tutti e alimentato crescenti preoccupazioni. L'ISIS ha resistito con sorprendente tenacia agli sforzi congiunti della comunità internazionale e agli attacchi militari, e alcuni mesi fa ha compiuto due anni. Ne ripercorriamo qui la storia e le conquiste, ponendoci la seguente domanda: l'SIS cercherà di allacciare relazioni ufficiali e di essere riconosciuto a livello internazionale?
I movimenti di matrice islamica affondano le loro radici nella storia del Medio Oriente. L'islam politico ha raggiunto la maturità con l'ascesa al potere dei Fratelli Musulmani nel 1928, cinque anni dopo il crollo del califfato ottomano. L'incapacità dei Fratelli di far fronte alle sfide e di soddisfare le aspirazioni dei loro sostenitori ha favorito la proliferazione di nuovi movimenti islamisti. Questo trend si è poi intensificato con l'occupazione americana dell'Iraq nel 2003, portando alla nascita del gruppo jihadista Jama'at al-Tawhid wal-Jihad (JTJ). Nel 2004, sotto la guida di Abu Musab al-Zarqawi, JTJ si è alleato con al-Qaeda, ribattezzandosi "al-Qaeda in Iraq" (AQI). In seguito alla morte di al-Zarqawi nel 2006, AQI diventa lo Stato Islamico in Iraq – il precursore dell'ISIS.
Storia a parte, l'ISIS (acronimo di "Stato Islamico in Iraq e Syria") o DAESH (abbreviazione del nome arabo "ad-Dawla al-Islamiyya fil-Iraq wa-Sham") si è imposto come una delle forze più influenti e controverse in Medio Oriente. Le devastanti vittorie e la presa di Mosul nell'estate 2014 hanno inaugurato e contribuito a consolidare il suo dominio, aprendo la via alla proclamazione del califfato. Da attore non-statale, il gruppo è sorprendentemente riuscito a tramutarsi in para-Stato.
Al momento, l'ISIS governa un sistema decentralizzato di 16 province suddivise in distretti. Ogni provincia è amministrata da un emiro che soprassiede agli emiri dei distretti sotto la sua giurisdizione. Quest'ultimi a loro volta esercitano un controllo serrato sulla popolazione locale e gestiscono i giacimenti petroliferi all'interno del proprio distretto. Il califfato dell'ISIS dispone di un Consiglio della Shura, un organo parlamentare consultivo (l'ultima parola spetta sempre al cosiddetto califfo, Abu Bakr al-Baghdadi). Inoltre sono stati istituiti vari dipartimenti per settori quali i media, la giustizia e la sicurezza, e un sistema scolastico incentrato su una rigida interpretazione dell'Islam.
L'ISIS ha dimostrato un'abilità formidabile nel reclutare militanti (sia attivisti che combattenti veri e propri) e nel disseminare cellule terroristiche in tutto il mondo. Da questo punto di vista, gli esperti hanno sottolineato come l'apparato propagandistico dell'ISIS sia la chiave del suo successo. Con ben 90.000 account di twitter, l'esercito virtuale in rete dell'ISIS dimostra un uso sapiente delle tecnologie, in particolare dei social media. Il forte appello rivolto di recente ai giovani sudanesi è un esempio lampante della capacità del gruppo di lanciare una campagna propagandistica sofisticata.
In battaglia l'ISIS ha adottato pratiche talmente brutali che persino al-Qaeda si è dissociata. I suoi metodi comprendono vandalismo, torture ed esecuzioni nella loro forma più scellerata al fine di intimidire i nemici. Eppure, secondo il New York Times, l'ISIS avrebbe surclassato il regime siriano e quello iracheno per quanto riguarda l'amministrazione delle città sotto il suo controllo. Dopo anni di guerra civile, caos e instabilità, è tornato l'ordine: le strade sono più pulite, le attività sono organizzate meglio e chi si attiene ai dettami del califfo vive tranquillo.
Altre fonti occidentali sono giunte alla stessa conclusione, rimarcando come l'ISIS gestisca le sue città al pari di un qualsiasi altro Stato: rilasciando documenti d'identità, patenti e permessi di lavoro; costruendo infrastrutture e contrastando la corruzione. La rapida occupazione di una buona parte dell'Iraq e della Siria e la diffusione in altri 10 Paesi – Nigeria, Algeria, Libia, Egitto, Arabia Saudita, Iraq, Siria, Yemen, Pakistan e Afghanistan – dell'ISIS stesso o di gruppi affiliati, non fa che dimostrare la grande ambizione del gruppo e il suo talento nell' amministrare vasti territori.
Secondo gli esperti in sicurezza, la strategia dell'ISIS consiste nell'alternare insediamento ed espansione. Dopo una fase di assestamento iniziale, l'ISIS ha cominciato a fondare province e distretti per poi estendere la sua sfera d'influenza su altre regioni. Nel suo ultimo libro Empire of Fear: Inside the Islamic State Andrew Hosken illustra il piano quinquennale concepito dal gruppo islamista: un nuovo ordine mondiale che vede Spagna, Grecia, l'intera penisola balcanica, l'India e la metà superiore dell'Africa annesse a uno Stato islamico gigante e ultra-fondamentalista.
Dopo più di due anni l'ISIS continua ad avanzare, mentre le forze locali e internazionali faticano a formulare una risposta adeguata. I sauditi sono impegnati sul fronte meridionale contro quella che considerano la loro più grande minaccia, ed è evidente che l'obiettivo principale della Turchia non è contrastare l'ISIS ma impedire ai curdi di guadagnare terreno. La comunità internazionale, benché terrorizzata dalla prospettiva di un'ulteriore espansione dell'ISIS, è distratta da altre questioni e continua a sottovalutare questo pericolo "lontano".
Visto l'assetto regionale e internazionale appena descritto e alla luce delle conquiste dell'ISIS, il gruppo sembra destinato a consolidare ulteriormente il proprio dominio. Lo scenario è definito da un lato dal dogma, dagli obiettivi strategici, e dalle atrocità dell'ISIS, e dall'altro dall'incapacità della comunità internazionale di reagire alla situazione. Pertanto la risposta al nostro quesito iniziale appare chiara, quantomeno per il futuro prossimo: l'ISIS non cercherà di stabilire relazioni ufficiali e la comunità internazionale non gli garantirà alcun riconoscimento.


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