L’accordo sul nucleare ha liberato l’Iran dall’isolamento, ne ha rilanciato l’economia e ha riportato il Paese sulla scena mondiale scardinando gli equilibri regionali.


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Dal 2003 le potenze mondiali vedono la Turchia come valida risorsa in cui investire e un attore di primo piano all’interno di una regione ritenuta restia alla democratizzazione. Ma con l’avvento della Primavera araba le cose sono cambiate e la Turchia si è allontanata dal ruolo che gli Usa volevano assegnarle, anche alla luce dell’ascesa di un’altra potenza locale: l’Iran.

Gli Usa hanno cercato di promuovere la Middle East Partnership Initiative, ampliata nel 2003 con la Greater Middle East Initiative (GMEI), e non si sono fermati qui: hanno anche pianificato un “Nuovo Medio Oriente”. L’obiettivo dichiarato era promuovere riforme politiche, economiche e sociali, nella speranza di riscattare l’immagine degli Usa in Medio Oriente, gravemente compromessa dall’invasione dell’Afghanistan e dall’occupazione dell’Iraq.

Si è imposta così la necessità di elaborare un nuovo “modello” accettabile per gli Arabi e lontano dai paradigmi e dagli stereotipi dei vecchi regimi. Quest’idea ha acquistato particolare rilevanza da quando il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP) ha vinto le elezioni parlamentari turche del 2002 e si è prospettata la possibilità di un nuovo progetto per la democratizzazione del Medio Oriente.

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