Per riformare se stesso, per liberare la religione dal terrorismo e da un tradizionalismo immobile dove si annidano i germi di visioni autoritarie.


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Riformare l'islam come il Concilio Vaticano II fece con il cattolicesimo, superare l'immobilismo di una tradizione religiosa e culturale che vive il rapporto con la modernità e l'Occidente all'insegna della paura o del vittimismo, e quindi spesso del conflitto. Ad aver posto la questione in termini così espliciti negli ultimi anni (anche sulla spinta dell'innovativo pontificato bergogliano), con tanto di riferimenti a Giovanni XXIII, il Papa che indisse il Concilio, è stato Mohammad Sammak, intellettuale musulmano libanese, consigliere del Gran Muftì del suo Paese, artefice del dialogo islamo-cristiano. Sammak è stato anche invitato, in qualità di osservatore, a un paio di sinodi dei vescovi in Vaticano, ha poi preso parte all'ultimo incontro interreligioso di Assisi organizzato dalla Comunità di Sant'Egidio nel 2016, al quale partecipò pure papa Francesco.

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