Solitamente nelle riunioni a Bruxelles, dopo un’introduzione in cui si sottolinea l’importanza degli interessi comuni europei, dell’Ue e della sua coesione, al primo giro di tavolo emergono immediatamente non solo le differenti agende nazionali, ma anche una serie di riflessi condizionati da Europa di primo ‘900. Il francese e il tedesco si cercano a vicenda per posizionarsi anche rispetto alla posizione dell’altro, l’inglese fiuta che aria tira per capire come bloccare l’integrazione oltre Manica, l’italiano la prende in chiave europea per difendere anche gli interessi nazionali, e così via. Il presidente più giovane, più europeo e più europeista nella storia della quinta repubblica francese, è probabilmente in grado di calarsi bene in queste dinamiche psicologiche e allo stesso tempo geopolitiche – e magari anche di cambiarle. Emmanuel Macron ha infatti vinto puntando su una Francia “europea” e sul rilancio dell’Ue, legando così a doppio filo il suo futuro politico e la geopolitica dell’Europa.


LEGGI ANCHE : La Balena bianca di Macron dopo la sinistra divorerà anche la destra


Per continuare a leggere, acquista il pdf del numero.

Per abbonarti, visita la nostra pagina abbonamenti.