Ghettizzati e poi dimenticati, gli abitanti delle banlieue si rivolgono al nuovo Presidente affinché li consideri una risorsa e non un problema.


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Mazzi di fiori, candele e un nugolo di persone raccolte intorno a una specie di sacrario. Qui, alla rue Baconnet ad Antony, banlieue sud di Parigi, Curtis, 17 anni, ha appena perso la vita schiantandosi in faccia a un bus. Fuggiva in motorino da una pattuglia della polizia che lo inseguiva perché non aveva il casco. In banlieue, tra abitanti e polizia, non corre buon sangue e le violenze sono all’ordine del giorno. Basta un fermo, una fuga improvvisa e scatta la tragedia. Con lo stato d’emergenza la polizia sta sul chi vive. La gente è spaventata, incattivita. Nessuno in banlieue dimentica le storie dei ragazzi di questi sobborghi disagiati di Parigi: Zyed e Bouna, folgorati dall'alta tensione durante un inseguimento con la polizia; Adama, morto durante un fermo di polizia a Beaumont-sur-Oise; Théo, vittima di uno stupro il 2 febbraio durante un intervento di poliziotti della Brigata d'intervento criminale a Aulnay e ora il povero Curtis, morto a soli 17 anni.

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