Due soltanto sembrano essere le possibilità per l’Unione Europea: portare avanti un’agenda comune oppure arrendersi agli egoismi nazionali. Questa almeno è l’opinione espressa da Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione Europea, durante il discorso sullo Stato dell’Unione del 13 settembre scorso. Gli scenari di Juncker si pongono agli estremi di un più ampio dibattito sul futuro della Ue e sembrano non tenere in considerazione il crescente malcontento, quando non aperta opposizione, nei confronti di una maggiore integrazione europea. Integrazione che, per Juncker, va di pari passo con l’allargamento al punto da indicare nel 2025 il termine ultimo per l’adesione di Serbia e Montenegro.


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