Una certa miopia europea e nord americana unita a una buona dose di pigrizia della cosiddetta grande stampa, hanno impedito finora all’opinione pubblica occidentale di cogliere bene e a fondo i cambiamenti che negli ultimi 15 anni hanno riguardato il Marocco. Cambiamenti epocali che hanno fatto di questo paese nostro dirimpettaio certamente il protagonista della nouvelle vague maghrebina e il probabile leader del rinascimento africano. Ma andiamo con ordine.


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Motore di questo portentoso cambiamento è Mohammed VI, un monarca giovane, decisionista e profondamente innovatore. Il Re del Marocco, che a Rabat chiamano informalmente MVI, è un uomo stimato dalla sua gente perché, nonostante abbia ereditato dal padre un paese evidentemente arretrato, nel giro di pochi lustri è riuscito a rilanciarlo approvando importanti riforme costituzionali e avviando una serie di investimenti ad alto valore strategico. Le autostrade marocchine, per esempio, quando MVI salì al potere erano di 80 chilometri, oggi ne contano più di duemila. Cambiamenti profondi che hanno inciso sulla vita dei 33milioni di marocchini perché hanno preso due direttrici, una culturale l’altra economica, in grado di incidere nella quotidianità di un popolo che per tutto il ‘900 ha pagato a caro prezzo questo essere a metà tra Occidente e Oriente, tra democrazia e monarchia, tra conquistato e conquistatore, tra Europa e Africa. Mohammed VI si è dato una chiara impostazione innovatrice dal suo primo giorno di regno e non l’ha più mollata. E lo ha fatto mettendoci la faccia, diventando egli stesso simbolo di cambiamento.

Il diciottesimo sovrano dell’antica dinastia alauita ha sposato non una nobile sua pari ma Lalla Salma Bennani, un ingegnere informatico di Fés. Il che forse spiega anche come mai il Marocco sia uno dei paesi più digitalizzati di tutto il continente. Ha poi imposto la monogamia, bandendo la più tradizionale poligamia, e vietato il matrimonio alle ragazze sotto i 18 anni. Cambiamenti culturali emblematici che si sono sommati a quelli più strutturali.

Il Marocco non ha subito il pericoloso fascino delle primavere arabe semplicemente perché il Re e il Governo di Rabat avevano già da tempo aperto la via delle riforme andando incontro alle esigenze dei cittadini, quindi quando in tutto il Maghreb è esplosa la rivolta, in Marocco non ha attecchito. Dall’altro lato sono state rafforzate le misure antiterroristiche e i controlli alle frontiere tant’è che oggi il Marocco è uno dei paesi più sicuri dell’intera area. E poi il cambiamento decisivo, quello economico. A questo proposito è sufficiente ricordare un solo dato: dal 2000 a oggi il Pil è più che raddoppiato. Insomma il Marocco di oggi ha chiuso definitivamente le pagine dure dell’epoca coloniale e con esse molti dei lasciti negativi di un ‘900 difficile e si è messo in moto per darsi un nuovo corpo, una nuova anima e, soprattutto una nuova ambiziosa missione: guidare la rinascita dell’Africa. Avere cioè la credibilità per assumere la leadership economica, tecnologica e morale di un’Africa che, a detta di tutti gli analisti, sarà il continente a più alta crescita del secolo in corso.

In questa strategia volta a sviluppare il peso del Marocco a livello continentale e internazionale, Mohammed VI ha fatto una scelta molto chiara indicando nell’ambiente e, ancora, nell’innovazione la strada maestra da percorrere. E lo ha fatto da par suo, alternando cioè iniziative piccole ma dall’alto valore emblematico a iniziative colossali. Il divieto totale dell’uso dei sacchetti di plastica, lo sviluppo della rete tramviaria a Casablanca e Rabat, il lancio del primo circuito africano di affitto pubblico di biciclette o l’adozione di un vasto programma di adattamento dell’agricoltura marocchina ai cambiamenti climatici sono soltanto alcune delle iniziative che MVI ha lanciato per far capire ai suoi sudditi che i temi ambientali e le energie rinnovabili rappresentano la cruna dell’ago dalla quale passerà il futuro del loro paese.

Ed è proprio sulle rinnovabili che Mohammed VI ha dato il meglio di sé, approvando investimenti colossali e soprattutto imponendo al paese un’agenda di rinnovamento e riposizionamento costruita cavalcando, come nessun altro in Africa, i vantaggi che derivano dall’utilizzo di energie pulite. Non disponendo né di gas né di petrolio fino a qualche anno fa, il Marocco era totalmente dipendente dall’importazione. E’ per questo che nel 2015 il Sovrano si è dato come primo obiettivo quello di arrivare al 2030 con una produzione da energie rinnovabili (solare, eolico, termico e idroelettrico) in grado di soddisfare il 52% del fabbisogno nazionale. Da un lato la produzione ma dall’altro anche la riduzione dell’inquinamento. Mohammed VI ha firmato accordi che − a parità di attività produttive − porteranno entro il 2030  a una riduzione dei gas da effetto serra del 32%.  Non solo, il Marocco si è anche impegnato a piantare 200.000 ettari di foresta e a incrementare proporzionatamente i sistemi d’irrigazione pubblici.

E poi i plessi produttivi. Il più importante, per dimensioni e perché è stato il primo, è l’impianto solare di Noor, che sorge ai confini con il deserto e nei pressi della cittadina di Ouarzazate e che, una volta a regime, arriverà a produrre qualcosa come 580 gigawat. Un impianto enorme (pare che occupi un’area di quasi 3.000 ettari) che a MVI ha fruttato il titolo di Re Sole. In realtà, Mohammed ha ben chiaro che le rinnovabili sono un’opportunità da cavalcare a tutto tondo, anche grazie a un certo attivismo commerciale dei grandi player internazionali del settore che ha portato a una forte competizione sui prezzi.

Dopo il sole infatti, MVI non ha esitato a buttarsi anche sul vento indicendo una gara internazionale che si è aggiudicata un consorzio capeggiato da Enel Green Power, la società per le rinnovabili controllata da Enel che negli ultimi anni sta crescendo bene sia nei mercati emergenti che in quelli più maturi. Con questo progetto alla fine si otterrà una produzione di 850 megawat.

E siamo soltanto all’inizio. Mohammed VI vede davanti a sé praterie politiche e imprenditoriali dando ad intendere che non vuole fermarsi. Anzi preme sull’acceleratore per spingere l’intero suo paese in questa direzione in modo da non perdere il vantaggio acquisito sulle altre nazioni. Il che è certamente una grande opportunità per il Marocco, ma anche per quei paesi e per quelle aziende che sapranno sfruttare l’attivismo e lo spirito innovativo di questo Re del sole e del vento. L’unico problema domestico di MVI è far sì che i suoi apparati, la burocrazia marocchina, capiscano realmente il valore di questa strategia e seguano, con la sua stessa velocità, questa corsa al cambiamento, all’innovazione.

Come suggeriva l’esperto massimo di lunghe marce, Mao Tse-tung, “nella giungla la truppa marcia al ritmo del più lento”. Un rischio che il Re del Vento del resto conosce bene perché lo ha già affrontato. C’è da scommettere dunque che userà la sua influenza affinché tutto il suo paese e l’Africa intera comprendano il valore della velocità e capiscano che Bob Dylan aveva ragione quando diceva che la risposta alle aspettative più alte “soffia nel vento”.

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