ECONOMIA

Aumentano nel mondo le rimesse dei migranti ma in Africa costano di più

«Oltre 200 milioni di lavoratori migranti sostengano economicamente circa 800 milioni di familiari in tutto il mondo, mentre nell’anno in corso una persona su sette al mondo spedirà o riceverà rimesse, per un flusso complessivo di oltre 450 miliardi di dollari». Le cifre riportate sono contenute nel nuovo rapporto del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD) Mandare soldi a casa: verso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile, Una famiglia alla volta ed evidenziano come le rimesse, che i migranti spediscono a casa, stiano avendo un impatto notevole sul panorama economico e politico mondiale. Il report presentato in occasione del Forum mondiale su rimesse, investimenti e sviluppo 2017, che si è tenuto il 15-16 giugno scorsi nella sede delle Nazioni Unite a New York, rileva che nel 2016 il totale delle rimesse ha raggiunto i 445 miliardi di dollari, pari a un aumento del 51% negli ultimi dieci anni (2007-2016). Una crescita di gran lunga superiore a quella registrata dal tasso di emigrazione, che nello stesso periodo è salito del 28%. Inoltre, lo studio IFAD stima un’ulteriore incremento del dato per quest’anno, durante il quale le rimesse dovrebbero aumentare fino a raggiungere i 450 miliardi di dollari (+5 miliardi su base annua).  Una fonte primaria per la crescita dei Paesi in via di sviluppo Le rimesse dei migranti non solo costituiscono un importantissimo apporto finanziario per le famiglie di provenienza degli espatriati, ma rappresentano a tutti gli effetti una fonte primaria per la crescita delle economie dei Paesi in via di sviluppo. In questo modo, le rimesse assumono un ruolo strategico per il singolo migrante e costituiscono una fonte di ricchezza per lo stesso Paese di provenienza. Le stime della relazione indicano che ogni anno i lavoratori migranti guadagnano circa 3mila miliardi di dollari, l’85% dei quali rimane nei Paesi ospitanti, mentre le rimesse che inviano a casa corrispondono in media a meno dell’1% del Pil dei Paesi ospiti. Lo studio sottolinea ancora che le rimesse superano il controvalore degli investimenti esteri diretti nei Paesi a basso reddito ed equivalgono a oltre il triplo dell’ammontare degli aiuti ufficiali allo sviluppo. Il problema degli elevati costi di spedizione delle rimesse Senza contare, che secondo il Concord Aidwatch 2016 almeno il 17% di questi aiuti sono stati usati per sostenere le spese finalizzate alla riduzione del debito, ai rimborsi di interessi e alle spese per l’accoglienza dei richiedenti asilo. E per questo non possono essere propriamente considerati come aiuti ufficiali allo sviluppo. Resta poi irrisolto, l’annoso problema dei costi di spedizione delle rimesse che, precisa l’indagine IFAD, superano i 30 miliardi di dollari l’anno, con tariffe particolarmente alte per raggiungere i Paesi più poveri e le aree rurali isolate. Un ingente flusso di denaro che non transita sui circuiti del sistema bancario tradizionale, dal momento che i migranti utilizzano abitualmente i servizi di money transfer delle quattro grandi aziende che si dividono oltre il 90% del mercato mondiale: MoneyGram, Western Union, Ria Financial Services e Sigue. La quattro società leader nel settore applicano commissioni più elevate rispetto a quelle applicate nelle transazioni bancarie nei Paesi sviluppati. Anche per questo, rileva l’IFAD, potrebbe essere utile in futuro istituire partenariati con il settore privato al fine di ridurre i costi e creare opportunità, che consentano ai migranti e alle loro famiglie di utilizzare il proprio denaro in modo più produttivo. L’Africa il continente più caro al mondo dove inviare denaro Il continente più caro verso cui trasferire denaro è l’Africa, dove l’assenza di infrastrutture fa lievitare sensibilmente i costi delle transazioni, con un’incidenza superiore del 2,8% alla media mondiale. La questione delle ‘astronomiche’ commissioni per inviare denaro in Africa è stata esaminata nel dettaglio in un recente report realizzato dall’Overseas Development Institute con sede a Londra (ODI), che ha rilevato come la riduzione dei benefici delle rimesse, dovuta agli eccessivi costi, incida in negativo per l’Africa tra 1,4 e 2,3 miliardi di dollari ogni anno. Le rimesse sono tra le maggiori fonti di valuta estera in molti paesi dell’Africa e ai destinatari potrebbero arrivare molte più risorse economiche, se il livello delle commissioni sulle transazioni monetarie fosse in linea con quello della maggior parte dei Paesi del resto del mondo. Secondo il rapporto, la riduzione dei costi per l’invio delle rimesse ai livelli medi globali genererebbe una plusvalenza di 1,8 miliardi di dollari sufficiente per consentire a 14 milioni di bambini di frequentare la scuola primaria, oppure di garantire a 21 milioni di persone di aver accesso a fonti acqua potabile. La riduzione dei costi di transazione e un migliore accesso ai servizi finanziari da parte degli immigrati rappresentano, quindi, aspetti fondamentali per lo sviluppo di politiche mirate a stimolare maggiori flussi di rimesse verso i Paesi in via di sviluppo, con ricadute positive nel quadro globale della lotta alla povertà. @afrofocus  
Marco Cochi • Giovedì, 22 Giugno 2017 10:40
 

i Millennials e la rivoluzione Fintech

Associare la generazione dei Millennials al termine techfriendly ormai è storia vecchia, ma avete mai sentito parlare del “Fintech”? Si tratta di un settore formato da società che usano la tecnologia per rendere i sistemi finanziari più efficienti.
Manuela Scognamiglio • Venerdì, 16 Giugno 2017 10:33
 

Sì, la presidenza Trump preannuncia il disastro climatico

Qualche mese fa, all’alba dell’elezione dell’attuale Presidente degli Stati Uniti d’America, Fabrizio Goria e Emanuele Confortin scrivevano sulle pagine della nostra rivista annunciando quanto oggi vediamo prospettarsi sempre più vicino all’orizzonte: Donald Trump ha annunciato che gli USA faranno un passo indietro su quanto stabilito negli accordi di Parigi del 2015, il trattato di riferimento delle Nazioni Unite su cui da anni le potenze globali lavorano per combattere il cambiamento climatico, per alimentare la fiamma della cooperazione internazionale ed aiutare l’economia mondiale.
Luigi Falasconi • Martedì, 13 Giugno 2017 14:50
 

Iran. Il prossimo test per Rouhani? Andare oltre il petrolio e diversificare l’economia

In che direzione andrà l'economia iraniana adesso che Hassan Rouhani ha incassato la riconferma da presidente della Repubblica islamica per altri quattro anni? Uno degli obiettivi principali in agenda è quello ridurre la dipendenza dalle esportazioni di petrolio, diversificare l’economia e tamponare l'emorragia di dati preoccupanti che riguardano la disoccupazione giovanile. Questo piano presenta, però, un rischio: le politiche di Rouhani si inseriscono in una cornice neoliberale che punta a incentivare il settore privato come volano di una crescita forse troppo rapida, che potrebbe aumentare le disuguaglianze sociali.
Stella Morgana • Giovedì, 01 Giugno 2017 11:27
 

Come spendono i soldi i Millennials?

Un recente sondaggio di TD Bank rivela che la nostra generazione esce il doppio se la si paragona alla Generatione X e ai “Baby Boomers”: quando si tratta di pagamenti, l'indice nazionale di spesa dei consumatori di TD Bank, partendo dalle abitudini di spesa mensili dei consumatori e dalle loro preferenze, svela che, anche se i Millennials fanno più acquisti senza restrizioni e escono più frequentemente di altri gruppi di età, spendono fino al 27% in meno. Tendiamo a utilizzare contanti, carte di debito e assegni più spesso ($ 5.200) e a spendere il 22% in meno ($ 3.300) rispetto al consumatore ordinario.
Luigi Falasconi • Venerdì, 12 Maggio 2017 10:27
 

Euro-debate: il perché di una moneta unica spiegato ai Millennials

In Italia, così come nel resto in Europa dove il clima elettorale è più caldo che mai, il dibattito sulla moneta unica si è riacceso in maniera imperante. Mettendo da parte schieramenti politici, credenziali accademiche e ogni altra sorta di preclusione ideologica proviamo a fare qualche riflessione basata sulla plausibilità empirica delle tesi portate avanti dai diversi commentatori ed economisti italiani ed internazionali che negli ultimi giorni hanno espresso la loro opinione.
Luigi Falasconi • Mercoledì, 10 Maggio 2017 10:58
 

Raggiunto l'accordo: Google pagherà 306 milioni di euro al Fisco italiano

Google e l’Agenzia delle Entrate hanno raggiunto un accordo per risolvere senza controversie le indagini relative al periodo tra il 2002 e il 2015. Secondo il verbale di “accertamento con adesione” che sigilla l'accordo la multinazionale californiana verserà al Fisco italiano 306 milioni di euro, di cui oltre 303 milioni sono attribuiti a Google Italy e meno di tre milioni a Google Ireland.
Lavinia Pelosi • Venerdì, 05 Maggio 2017 12:29
 

18 mesi difficili

Il lieto fine è tutt’altro che scontato. Si deve sperare che Theresa May sappia convincere i più tenaci sostenitori di una “Brexit” dura ad accettare gli inevitabili compromessi del caso.
Erik F. Nielsen • Venerdì, 28 Aprile 2017 20:19
 

Trump ha bisogno della Yellen. E forse lo ha capito

WASHINGTON - Nella lunga guerra di Donald Trump contro il lascito dell’amministrazione di Barack Obama non poteva mancare una battaglia significativa. Si tratta di quella contro la Federal Reserve di Janet Yellen. Dopo aver criticato la politica monetaria della banca centrale americana a più riprese lungo la campagna elettorale, Trump sta però cambiando idea. E sarebbe vicino a riconfermare la poltrona della Yellen, che scade il 3 febbraio 2018. Perché l’influenza di Steve Bannon, il suo chief strategist, sta venendo sempre meno. Ma soprattutto perché sa che senza il supporto della Fed sarebbe impossibile sostenere l’economia statunitense.
Fabrizio Goria • Venerdì, 14 Aprile 2017 10:04
 

Make Education Cost Less? Dubbi e ragioni sul valore della scuola

Un anno in un'università americana può raggiungere il prezzo di $60.000. Questo naturalmente poco importa se provieni da una famiglia agiata, ma la maggior parte dei nostri coetanei negli USA vanno al college per ottenere un buon lavoro. È per questo che gli studenti del paese hanno collezionato ben $1.1 trilioni di debito, che per la maggior parte di loro è ancora un buon investimento, ma per molti altri non lo è.
Luigi Falasconi • Giovedì, 13 Aprile 2017 11:45
 

Digital, giovani Yuppies crescono

La sfida digitale e i nuovi modelli di business e di lavoro. Il futuro è già il presente per i giovani che oggi sanno sfruttare al massimo la rete e il suo business. Creare nuove professioni e convincere le aziende che è sempre più sul digitale che si deve puntare.
Lavinia Pelosi • Giovedì, 13 Aprile 2017 10:58
 

Il senso di Ahmadinejad per l’economia

In Iran era l'inizio di agosto 2012. Mahmoud Ahmadinejad era presidente. Le tv nazionali vennero invitate a non trasmettere immagini di persone che mangiavano del pollo. Il governo era in difficoltà, a causa dei prezzi del cibo. Quello del pollo, in particolare, era praticamente triplicato rispetto all’anno precedente. Molti iraniani iniziavano così ad accusare le politiche del presidente e il suo progetto di riforma dei sussidi per l’energia, ritenuti la miccia che ha innescato l’inflazione incontrollata nel Paese.
Stella Morgana • Giovedì, 13 Aprile 2017 10:37
 

Sharing Economy - Soffia un nuovo vento per l'economia globale?

Due semplici parole, che racchiudono in sé un intero ecosistema di significati.La “Sharing Economy” è ormai da qualche anno entrata prepotentemente nel vocabolario corrente della popolazione mondiale, parallelamente ad una turbina di innovazione che sta interessando sempre più servizi e strumenti tecnologici della vita quotidiana.
Leonardo Baratta • Venerdì, 07 Aprile 2017 11:23
 

Trump punta sulla classe operaia

Rivolgendo il nostro sguardo verso il recente passato ci accorgiamo che uno dopo l'altro i diversi personaggi insediati alla Casa Bianca nel secolo scorso hanno speso gran parte della loro campagna elettorale promettendo un futuro migliore per le migliaia di famiglie che ancora abitano la campagna statunitense, all’alba della sempre più incalzante urbanizzazione. Negli ultimi anni invece abbiamo assistito ad un cambio di rotta: ora assicurano di aiutare i lavoratori del secondario di fronte all’inarrestabile globalizzazione.
Luigi Falasconi • Mercoledì, 05 Aprile 2017 11:25
 

Come sta andando la Banca di investimenti a guida cinese Aiib

Il progetto cinese definito “One Belt One Road”, ovvero la nuova via della seta tanto terrestre quanto marittima, ha alcuni scopi specifici, tanto di natura politica, quanto economica e finanziaria. Uno degli strumenti fondamentali è sicuramente la Asian Infrastructure Investment Bank, la cosiddetta banca mondiale a guida cinese. Di recente ha aumentato i propri membri ed ha “sfondato” quota due miliardi di dollari di prestiti a poco più di un anno dall'inizio dell'attività.
Simone Pieranni • Martedì, 28 Marzo 2017 13:33
 

The Italian Start Up dilemma: perché gli investitori evitano il Bel Paese?

Storicamente riconosciuta come eccellenza mondiale per la sua creatività e imprenditorialità, l’Italia stenta ancora a tradurre questa sua unicità nel panorama dell’innovazione e della tecnologia. Siamo davvero il fanalino di coda di un’Unione Europea che cresce anche grazie agli investimenti in Startup?
Luigi Falasconi • Lunedì, 20 Marzo 2017 10:59
 

Pechino dice sì alla registrazione di 38 marchi di Trump in Cina

Mentre era in campagna elettorale e tuonava contro la Cina, accusata di dumping, di togliere lavoro agli americani e tutta un'altra serie di amenità, Donald Trump chiedeva alle autorità cinesi l'approvazione per registrare il marchio di 38 attività commerciali circa. E ieri da Pechino sono arrivati i primi «sì».
Simone Pieranni • Giovedì, 09 Marzo 2017 12:03
 

La scommessa dell’industria auto in Iran e le speranze della working class

Il 12 febbraio scorso la tv iraniana snocciolava i dati di crescita della produzione auto nella Repubblica islamica: +40% in poco meno di un anno. Erano i giorni della Quarta Conferenza Internazionale dell’Industria automobilistica.  C’erano Citroën, Peugeot, Scania e Renault tra gli altri grandi brand provenienti da Turchia, Germania, Spagna, Italia, Giappone. Mansour Moazzami, a capo dell’Industrial Development and Renovation Organization, prometteva numeri oltre il milione di auto prodotte entro fine marzo.
Stella Morgana • Giovedì, 02 Marzo 2017 13:08