ECONOMIA

Ma davvero dobbiamo andare in Islanda per colmare il gender gap?

Sono molti i passi che si devono ancora compiere per raggiungere la parità di genere. Ma alcuni Paesi ce l'hanno quasi fatta e possono indicare la strada giusta da percorrere
Flaminia Pudis • Venerdì, 17 Novembre 2017 07:31
 

Così un anno senza contante ha sconvolto l'India

Esattamente un anno fa Modi annunciava la demonetizzazione del Paese facendo sparire dal mercato l'86% delle banconote. Per l'opposizione è il black day, l'inizio del disastro e del credit crunch. Per il governo il sogno della cashless economy è sempre più vicino
Matteo Miavaldi • Mercoledì, 08 Novembre 2017 09:00
 

Fare affari in India è sempre più facile, dice la Banca Mondiale

Grande balzo in avanti dell'India nella classifica dei Paesi dov’è più facile fare impresa. Modi celebra il successo e punta a sradicare la povertà entro il 2022. Ma i parametri usati sono lontani dalla vita di un indiano medio. E le esportazioni continuano a diminuire  
Matteo Miavaldi • Lunedì, 06 Novembre 2017 12:17
 

L’Economia è morta, viva l’Economia!

Ci sono quelli che non hanno mai superato la crisi del 2008. E hanno aperto nuovi spazi per il pensiero economico critico. Cronaca di una conferenza dov’è andata in scena la morte e la rinascita di una disciplina (che ora include sociologia, medicina, psicologia, filosofia…)
Eugenio Dacrema • Domenica, 05 Novembre 2017 09:00
 

La nomina di Powell alla Fed è una pesante sconfitta per Trump

Per la successione a Yellen prevale la linea moderata del segretario al Tesoro Mnuchin. Scartati i falchi, la banca viene affidata a un uomo pragmatico, capace di creare consenso. Toccherà a lui portare gli Usa verso la nuova normalità monetaria. E sgonfiare la bolla hi-tech
Fabrizio Goria • Venerdì, 03 Novembre 2017 10:36
 

L'economia rallenta, fuoco amico contro il governo Modi

La scorsa settimana le polemiche circa la deludente performance economica dell'India hanno registrato un aumento di decibel inusuale, complici le bordate che l'amministrazione Modi ora riceve anche dalle fila del proprio partito.
Matteo Miavaldi • Lunedì, 02 Ottobre 2017 11:26
 

Di cosa campa la Corea del Nord?

Sottoposta a sanzioni fin dal 2006, la Corea del Nord quest'anno ha continuato a effettuare test missilistici. Ma nel 2016 il suo Pil, nonostante le decisioni dell'Onu, è cresciuto di oltre il 3%. Perché a Pyongyang conoscono molto bene la mossa Kansas City.
Simone Pieranni • Giovedì, 21 Settembre 2017 11:53
 

Così l’Europa di Visegrad prova a riscrivere i patti con i capitali dell’Ovest

Da Budapest a Varsavia, la rivendicazione della sovranità passa dall’economia, a colpi di nuove tasse e riacquisizioni. Ma il patriottismo economico è un gioco non privo di rischi. Perché il legame creato dopo l’89 con i gruppi stranieri è difficile da sciogliere. 
Matteo Tacconi • Lunedì, 18 Settembre 2017 09:26
 

Una vita da precario a Teheran

In Iran i figli della rivoluzione hanno lavori temporanei che non consentono l’indipendenza economica. In attesa che Rouhani mantenga la promessa fatta in campagna elettorale la classe media vive sospesa.
Stella Morgana • Giovedì, 14 Settembre 2017 11:37
 

Anatomia di un'idea. Il modello occidentale. Intervista a Bill Emmott

«L'Occidente non dovrebbe mai dimenticare che il suo successo è molto recente – in realtà, su basi più diffuse, solo dal 1945 – e ha trovato fondamento in un equilibrio armonioso tra l'apertura, che apporta nuove idee e progresso scientifico, e l'uguaglianza, che mantiene la coesione sociale facendo in modo che ogni cittadino adulto sia consapevole di partecipare a pieno titolo al progresso generale e avere voce nei processi decisionali e nelle assunzioni di responsabilità».
Orlando Trinchi • Domenica, 03 Settembre 2017 10:45
 

Fra luci ed ombre, il Microcredito può sconfiggere la povertà?

Afua, una donna corpulenta dalla sonora risata, sta discutendo con Eden. Lei è leader di uno dei tanti gruppi di donne che hanno chiesto un prestito, e lui, uno dei funzionari dell’ente di microcredito. I pagamenti settimanali sono in regola, nonostante la stagione delle piogge abbia rallentato i piccoli business qua ad Accra, in Ghana.
Enrico Genovese • Venerdì, 25 Agosto 2017 09:59
 

Produttività ed efficienza, il futuro è nello smart working

L’avvento delle nuove tecnologie digitali e il ricambio generazionale stanno inevitabilmente trasformando il modo di comunicare e collaborare all’interno dell’ambiente lavorativo. I Millennials stanno subentrando ai Baby Boomers, portando una cultura innovativa nel mondo professionale: focalizzarsi sull’integrazione intelligente fra lavoro e vita privata, e quindi sulla ricerca di una flessibilità tale da permettere di essere produttivi ovunque, in ogni momento, con qualsiasi dispositivo.
Luigi Falasconi • Mercoledì, 09 Agosto 2017 10:33
 

Banche e tecnologie avanzate, un rapporto complesso

Lo scorso 12 luglio durante l’assemblea dell’Abi, insieme ai soliti problemi di cui sentiamo parlare quotidianamente sulla situazione e le prospettive delle banche italiane, con annessi provvedimenti presi o da mettere in atto, si è discusso dell’importanza degli investimenti nelle tecnologie avanzate.
Luigi Falasconi • Giovedì, 27 Luglio 2017 11:57
 

I Millennials e la propensione al risparmio

Qualche mese fa scrivevo sulle nostre pagine osservando come la spesa media dei Millennials sia nettamente inferiore rispetto a quella delle precedenti generazioni. Tra le numerose ragioni addotte per giustificare il radicale cambiamento di preferenze ed abitudini, riprendo qui quella relativa ai tempi che stiamo vivendo: cresciuti durante la Crisi, tendiamo ad essere più avversi al debito ed abbiamo accesso a meno soldi se confrontati con i Baby Boomers.
Luigi Falasconi • Lunedì, 17 Luglio 2017 09:43
 

Start-up e tecnologia: il modello Macron

Qualche mese fa, sulla nostra rubrica, usciva un articolo di Luigi Falasconi sul dilemma delle start-up in Italia: un’analisi del perché gli investitori non prediligono il Belpaese. Oggi, ci concentriamo sull’omologa situazione in Francia, dove Emmanuel Macron esordisce all’evento VivaTech (tenutosi a Versailles a metà giugno 2017) con un sonoro “Voglio che la Francia sia una ‘start-up nation’. Un paese che pensa e si muove come una start-up”, annunciando un piano di investimento di 10 miliardi di euro in start-up e innovazione, gestito dalla banca d’affari pubblica francese Bpifrance.
Manuela Scognamiglio • Venerdì, 07 Luglio 2017 10:43
 

La più grande riforma fiscale della storia indiana

Dal primo luglio in India è entrata in vigore la Goods and Service Tax (Gst), una tassa nazionale simile alla nostra Iva che rende di fatto il paese un gigantesco mercato unico. La riforma, introdotta in pompa magna dal governo Modi, eliminerà una serie di tasse locali e dovrebbe rendere più semplice fare business nel paese: una visione governativa eccessivamente rosea su cui incombono diversi dubbi.
Matteo Miavaldi • Lunedì, 03 Luglio 2017 10:03
 

Il salvataggio delle banche venete e quelle lezioni mai imparate dall'Italia

Il salvataggio di Veneto Banca e Banca popolare di Vicenza ha messo in luce tre dei motivi che impediscono all’Italia di essere un protagonista in Europa. Si tratta da un lato del procrastinamento della risoluzione dei problemi, dall’altro dell’incapacità di agire in assenza di un senso di urgenza, dall’altro ancora della mancanza di una visione di lungo periodo. Passano i governi, mutano i cicli economici, ma queste peculiarità non cambiano. Anzi, peggiorano. E non esiste una terza faccia della medaglia in questo caso: o si cambia mentalità oppure si continuerà a vivere in questo stato anemico.
Fabrizio Goria • Martedì, 27 Giugno 2017 10:57
 

Aumentano nel mondo le rimesse dei migranti ma in Africa costano di più

«Oltre 200 milioni di lavoratori migranti sostengano economicamente circa 800 milioni di familiari in tutto il mondo, mentre nell’anno in corso una persona su sette al mondo spedirà o riceverà rimesse, per un flusso complessivo di oltre 450 miliardi di dollari». Le cifre riportate sono contenute nel nuovo rapporto del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD) Mandare soldi a casa: verso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile, Una famiglia alla volta ed evidenziano come le rimesse, che i migranti spediscono a casa, stiano avendo un impatto notevole sul panorama economico e politico mondiale. Il report presentato in occasione del Forum mondiale su rimesse, investimenti e sviluppo 2017, che si è tenuto il 15-16 giugno scorsi nella sede delle Nazioni Unite a New York, rileva che nel 2016 il totale delle rimesse ha raggiunto i 445 miliardi di dollari, pari a un aumento del 51% negli ultimi dieci anni (2007-2016). Una crescita di gran lunga superiore a quella registrata dal tasso di emigrazione, che nello stesso periodo è salito del 28%. Inoltre, lo studio IFAD stima un’ulteriore incremento del dato per quest’anno, durante il quale le rimesse dovrebbero aumentare fino a raggiungere i 450 miliardi di dollari (+5 miliardi su base annua).  Una fonte primaria per la crescita dei Paesi in via di sviluppo Le rimesse dei migranti non solo costituiscono un importantissimo apporto finanziario per le famiglie di provenienza degli espatriati, ma rappresentano a tutti gli effetti una fonte primaria per la crescita delle economie dei Paesi in via di sviluppo. In questo modo, le rimesse assumono un ruolo strategico per il singolo migrante e costituiscono una fonte di ricchezza per lo stesso Paese di provenienza. Le stime della relazione indicano che ogni anno i lavoratori migranti guadagnano circa 3mila miliardi di dollari, l’85% dei quali rimane nei Paesi ospitanti, mentre le rimesse che inviano a casa corrispondono in media a meno dell’1% del Pil dei Paesi ospiti. Lo studio sottolinea ancora che le rimesse superano il controvalore degli investimenti esteri diretti nei Paesi a basso reddito ed equivalgono a oltre il triplo dell’ammontare degli aiuti ufficiali allo sviluppo. Il problema degli elevati costi di spedizione delle rimesse Senza contare, che secondo il Concord Aidwatch 2016 almeno il 17% di questi aiuti sono stati usati per sostenere le spese finalizzate alla riduzione del debito, ai rimborsi di interessi e alle spese per l’accoglienza dei richiedenti asilo. E per questo non possono essere propriamente considerati come aiuti ufficiali allo sviluppo. Resta poi irrisolto, l’annoso problema dei costi di spedizione delle rimesse che, precisa l’indagine IFAD, superano i 30 miliardi di dollari l’anno, con tariffe particolarmente alte per raggiungere i Paesi più poveri e le aree rurali isolate. Un ingente flusso di denaro che non transita sui circuiti del sistema bancario tradizionale, dal momento che i migranti utilizzano abitualmente i servizi di money transfer delle quattro grandi aziende che si dividono oltre il 90% del mercato mondiale: MoneyGram, Western Union, Ria Financial Services e Sigue. La quattro società leader nel settore applicano commissioni più elevate rispetto a quelle applicate nelle transazioni bancarie nei Paesi sviluppati. Anche per questo, rileva l’IFAD, potrebbe essere utile in futuro istituire partenariati con il settore privato al fine di ridurre i costi e creare opportunità, che consentano ai migranti e alle loro famiglie di utilizzare il proprio denaro in modo più produttivo. L’Africa il continente più caro al mondo dove inviare denaro Il continente più caro verso cui trasferire denaro è l’Africa, dove l’assenza di infrastrutture fa lievitare sensibilmente i costi delle transazioni, con un’incidenza superiore del 2,8% alla media mondiale. La questione delle ‘astronomiche’ commissioni per inviare denaro in Africa è stata esaminata nel dettaglio in un recente report realizzato dall’Overseas Development Institute con sede a Londra (ODI), che ha rilevato come la riduzione dei benefici delle rimesse, dovuta agli eccessivi costi, incida in negativo per l’Africa tra 1,4 e 2,3 miliardi di dollari ogni anno. Le rimesse sono tra le maggiori fonti di valuta estera in molti paesi dell’Africa e ai destinatari potrebbero arrivare molte più risorse economiche, se il livello delle commissioni sulle transazioni monetarie fosse in linea con quello della maggior parte dei Paesi del resto del mondo. Secondo il rapporto, la riduzione dei costi per l’invio delle rimesse ai livelli medi globali genererebbe una plusvalenza di 1,8 miliardi di dollari sufficiente per consentire a 14 milioni di bambini di frequentare la scuola primaria, oppure di garantire a 21 milioni di persone di aver accesso a fonti acqua potabile. La riduzione dei costi di transazione e un migliore accesso ai servizi finanziari da parte degli immigrati rappresentano, quindi, aspetti fondamentali per lo sviluppo di politiche mirate a stimolare maggiori flussi di rimesse verso i Paesi in via di sviluppo, con ricadute positive nel quadro globale della lotta alla povertà. @afrofocus  
Marco Cochi • Giovedì, 22 Giugno 2017 10:40