Mi è capitato, qualche tempo fa, di occuparmi delle Forze popolari di mobilitazione dell’Iraq, ovvero delle milizie (in larga maggioranza) sciite, addestrate dagli iraniani e dallo status incerto, visto che operano come reparti militari ma sono alle dipendenze del ministero dell’Interno. Non poca cosa, trattandosi di circa 100 mila uomini addestrati al combattimento.

Combattenti sciiti si scattano un selfie mentre sparano artiglieria contro militanti dell'Isis vicino Falluja, Iraq, 29 Maggio, 2016. REUTERS/Alaa Al-Marjani

All’inizio dell’estate le milizie erano state “sdoganate” dal Consiglio di sicurezza del Governo iracheno, che aveva autorizzato la loro partecipazione alla campagna, data per imminente, per la liberazione di Mosul e della Piana di Niniveh dall’occupazione dell’Isis. Un provvedimento che aveva fatto rizzare i capelli ai sunniti iracheni, che hanno visto le Forze popolari all’opera a Fallujah e altrove e hanno subito la loro mano pesante, non troppo incline a distinguere tra terroristi filo-Isis e popolazione civile.


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Ora c’è uno sviluppo a dir poco inquietante. La campagna per la liberazione di Mosul resta “imminente”. Nel frattempo Hassan al-Shamari, ex ministro della Giustizia, e altri 70 parlamentari sciiti hanno avanzato una proposta di legge per concedere ai miliziani delle Forze l’immunità totale rispetto alle azioni da loro commesse durante le campagne militari in cui sono stati e saranno impegnati. La proposta arriva dopo che diversi esponenti sunniti e semplici cittadini, sdegnati per una lunga serie di soprusi e violenze, avevano appunto minacciato di trascinare davanti alla giustizia i miliziani ritenuti colpevoli e alcuni dei loro comandanti. Violenze in qualche modo “certificate” anche da diversi rapporti delle Nazioni Unite, sia attraverso l’Alto commissariato per i diritti umani sia attraverso la Missione di assistenza all’Iraq.

Al-Shamari e i suoi hanno dunque chiesto l’immunità per i miliziani. Immunità che, in quei termini, non è prevista nemmeno per i membri dell’esercito regolare o della polizia. Non contenti, però, hanno aggiunto un’altra richiesta: che la legge sia approvata prima dell’inizio dell’offensiva su Mosul. Il che, in realtà, vuol dire che l’offensiva potrà partire solo quando gli uomini delle Forze popolari di mobilitazione, che il Consiglio di sicurezza ha deciso di coinvolgere nella campagna militare, avranno la certezza di poter fare tutto ciò che vorranno senza timore di incorrere in alcuna sanzione. Il che fa venire i brividi alla popolazione civile, pensando a tutto ciò che potrà essere fatto passare sotto la bandiera della “lotta all’Isis”, in un Paese dove il settarismo (prima dei sunniti contro gli sciiti, dopo la caduta di Saddam degli sciiti contro i sunniti) ha già fatto danni enormi e vittime innumerevoli.

E la legge dovesse passare, ci sarebbe comunque un’ulteriore ricaduta. L’immunità potrebbe essere costruita in modo da proteggere i membri delle Forze popolari anche all’estero, per evitare che essi vengano arrestati (come ad alcuni i loro è già successo) in base ad accuse di terrorismo, di crimini di guerra o di violazione dei diritti umani. Non una bellissima prospettiva.

@fulvioscaglione

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