Una soldatessa israeliana accanto ad un monumento inciso con nomi di soldati israeliani caduti prima di una cerimonia davanti al Giorno della Memoria a Gerusalemme, il 30 aprile 2017. REUTERS / Ronen Zvulun
Una soldatessa israeliana accanto ad un monumento inciso con nomi di soldati israeliani caduti prima di una cerimonia davanti al Giorno della Memoria a Gerusalemme, il 30 aprile 2017. REUTERS / Ronen Zvulun

Quella che si è svolta due settimane fa a Cipro è solo l'ultima delle esercitazioni a cui i reparti speciali delle forze armate di Israele si sottopongono in vista di un evento che gli strateghi dello Stato ebraico danno per certo, se non prossimo: una nuova guerra in Medio Oriente, questa volta con la partecipazione diretta di Tsahal.


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A Cipro, 500 uomini della Forza Speciale Egoz, con aerei da trasporto, dieci elicotteri Blackhawk e mezzi terrestri leggeri hanno anche fatto intuire che cosa ci si aspetti per il futuro. Accanto al solito impegno massiccio e brillante dell'aviazione, ci saranno incursioni veloci per reparti capaci di colpire, ritirarsi e tornare a colpire alla massima velocità.

Gli esercizi ciprioti si inseriscono in un processo che ha investito le forze armate israeliane nell'ultimo decennio, a partire cioè dall'esito non proprio felice della guerra contro Hezbollah in Libano del 2006, quando il primo ministro era Ehud Olmert e il ministro della Difesa il laburista (ex sindacalista) Amir Peretz. Digerita quella lezione, i generali israeliani si sono sforzati di raggiungere una maggiore cooperazione ed intesa tra i diversi corpi della fanteria, delle forze speciali, dell'artiglieria e dei mezzi corazzati. Condizione indispensabile per una forza armata che, come si ipotizzava prima, ora pensa largamente (se non soprattutto) in termini di scorrerie in territorio nemico.

Il Paese delle start up e dell'informatica, inoltre, non poteva non provare ad avvantaggiarsi anche in questo campo. Così i network informatici delle diverse “specialità” militari sono stati fusi in un'unica rete capace di seguire tutti i reparti impegnati in combattimento, fino a proporre una mappa interattiva aggiornata al minuto con le posizioni degli “amici” e dei “nemici” identificate con uno scarto di pochi metri.

Velocità, coordinamento, capacità di combattere su terreni poco noti e su un campo di battaglia affollato di protagonisti diversi. Verso quale scenario indirizzano questi indizi? Non Gaza, dove queste qualità servono a poco. Non il Libano, dove il terreno è fin troppo noto e la partizione amici-nemici fin troppo chiara.

Non resta che la Siria dove, per dirla con le parole di Asher Susser, ricercatore senior presso il Dayan Center for Middle Eastern Studies di Gerusalemme, “gli sconvolgimenti di questi anni hanno portato l'Iran vicino al confine con Israele come mai prima”. A quanto pare, proprio la frontiera che negli ultimi decenni è stata la più tranquilla per lo Stato ebraico, ovvero quella con la Siria degli Assad, è il campo su cui gli strateghi dello Stato ebraico immaginano di combattere la prossima guerra. E di combatterla non solo contro truppe iraniane ma anche contro quell'Hezbollah che Israele, dopo i traumi del passato e il massiccio riarmo della milizia, ormai impegnata anche nello Yemen, considera non più un corpo paramilitare ma un vero esercito. 

A complicare le cose, da un paio d'anni è arrivata in Siria l'aviazione russa, con un potente corredo di satelliti, radar e armi antiaeree. Tra israeliani e russi vige un'intesa neppur tanto tacita (le comunicazioni tra gli schieramenti sono quotidiane) per evitare incidenti nel Sud della Siria, dove i russi di fatto lasciano campo libero alle incursioni israeliane contro le spedizioni di armi dirette verso Hezbollah. Ma un giorno questo stillicidio di bombe potrebbe non bastare. E allo stesso modo potrebbe non essere cosa da poco, anche per gli israeliani, stuzzicare l'aviazione russa più a Nord. Per questo Israele si allena a combattere a terra, su un terreno che conosce poco e con strategie, uomini e mezzi che non prevedono l'occupazione di un territorio.

Fantascienza? Fantastrategia? Non si direbbe. L'improvviso innalzamento della tensione tra Usa e Russia, con l'abbattimento del caccia siriano, s'inscrive nel tentativo, chiaramente accompagnato dagli americani, di bloccare qualunque progetto di “corridoio” diretto tra Iran e Hezbollah libanese, attraverso il Nord dell'Iraq e della Siria. Il che fa capire anche un'altra coda: la prossima guerra del Medio Oriente, qualunque essa sia, è sempre già in corso.

@fulvioscaglione

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