Questa settimana l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, l’Egitto e il Bahrein hanno interrotto tutti i rapporti diplomatici con il Qatar. A questi quattro Paesi si sono uniti, nel giro di poche ore, anche Yemen e Maldive. Non si tratta solo di un'interruzione dei rapporti diplomatici, come avvenne nel 2014, ma di un vero e proprio isolamento geografico del Qatar, che prevede l’espulsione di tutti i suoi cittadini presenti nei Paesi partecipanti, l'interruzione del traffico aereo e marittimo e la chiusura dei confini. Secondo la motivazione ufficiale, la chiusura dei rapporti sarebbe dettata dal “sostegno al terrorismo” che il Qatar fornirebbe ai terroristi della regione. L’accusa di “sostenere i terroristi” significa in realtà che i paesi della coalizione del Golfo mirano a riportare il Qatar nell’orbita delle politiche saudite, forzando i rapporti di forza nella regione.

Skyline di Doha. Qatar, 5 giugno 2017. REUTERS / Stringer
Skyline di Doha. Qatar, 5 giugno 2017. REUTERS / Stringer

I motivi sono diversi

1. Lo scarso allineamento del Qatar alle politiche saudite e l’appoggio a formazioni ribelli vicine all’Iran. Arabia Saudita e Qatar non sono in buoni rapporti ormai da tempo, a causa della tradizionale indipendenza di Doha nella gestione della propria politica estera, improntata al principio di differenziazione dei propri interlocutori e poco allineata rispetto a quella saudita. I 4 paesi che hanno chiuso le relazioni col Qatar accusano il piccolo e ricco paese del Golfo di sostenere le formazioni ribelli vicine all’Iran: in Egitto, ad esempio, Doha finanzierebbe da anni i membri della Fratellanza Musulmana del deposto presidente Morsi, considerati terroristi in patria. In Yemen, invece, il governo yemenita supportato dai sauditi sta combattendo da anni una guerra civile contro i ribelli Houti sciiti, sostenuti da Tehran. Il Bahrein, infine, a guida sunnita teme una rivolta della popolazione a maggioranza sciita fomentata dall'Iran.


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2. Differenze di vedute sull’Islam politico. Tra Qatar e gli altri paesi del Golfo esiste inoltre una sostanziale differenza di vedute sull’Islam politico. Pur essendo parte dello stesso fronte sunnita, il Qatar sostiene i Fratelli Musulmani e Hamas a Gaza (vicina a sua volta alla Fratellanza), mentre l’Arabia Saudita rappresenta un punto di riferimento per il wahhabismo e il salafismo. La vicinanza alla Fratellanza Musulmana è assai sgradita sia a Riad sia al Cairo. Non a caso, per effetto di questa divergenza di vedute nel 2014, dopo che il  Qatar insieme alla Turchia sostennero la Fratellanza Musulmana di Morsi, l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti e Bahrein ritirarono i propri ambasciatori da Doha.

3. Gli interessi in comune tra Qatar ed Iran. Un altro motivo di scontro tra i paesi del Golfo e il Qatar è dato dalle buone relazioni di Doha con Teheran, dovute al comune sfruttamento del più ricco giacimento di gas naturale del mondo nel Golfo, il South Pars/North Dome che fa del Qatar il terzo produttore mondiale di gas naturale e il primo esportatore di gas naturale liquefatto. I due paesi cooperano  perché entrambi traggono dal giacimento più di 2/3 della loro produzione nazionale di gas.

4. Trump e il nuovo vigore al fronte sunnita. Il viaggio di Trump in Arabia Saudita è stato interpretato dai paesi del Golfo non solo come un rinnovato impegno americano a favore dei sunniti, ma anche come una sorta di via libera ad ogni iniziativa volta a contrastare l’espansionismo sciita nella regione.Quali conseguenze?Il Qatar, considerati i rapporti di forza con gli altri Paesi arabi dell’area, potrebbe essere costretto a cedere alla pressione dei paesi del Golfo, ma la complessità delle questioni coinvolte da questa crisi rende difficile qualunque previsione.

Possiamo attenderci alcune conseguenze

1. Le ripercussioni maggiori si concretizzeranno a livello economico. All’indomani dell’annuncio, l’indice della borsa qatariota è crollato di oltre il 7%. Con un fondo sovrano di 340 miliardi di dollari e un surplus commerciale di 2,7 miliardi di dollari, il Qatar dispone di risorse necessarie per resistere a questo isolamento. Tuttavia, se la crisi si dovesse protrarre, non sarebbero da escludere conseguenze in termini di contratti commerciali e di investimenti. (Ricordiamo gli investimenti finanziari all'estero del Quatar: dall'immobiliare, alla grande distribuzione, alla moda, alle banche - la ristrutturazione dell'aerea attorno alla Stazione Garibaldi a Milano, la partecipazione in Meridiana e l'acquisizione di Valentino, le partecipazioni in Deutsche Bank, Credit Suisse e in Barclays, in Volkswagen, in Tiffany, nella catena inglese Sainsbury e nella petrolifera russa Rosneft e l'acquisto della squadra di calcio francese Paris Saint-Germain).

2. Oltre all’aspetto economico, vi sarebbero ripercussioni anche in termini di immagine e sull’organizzazione dei mondiali di calcio del 2022.

3.  Infine, allargando il quadro alla geopolitica regionale, possibile ipotizzare il consolidamento di un forte blocco a guida saudita. La Russia ha scelto di non allinearsi al momento, così da poter fare da mediatore in seguito. Doha potrebbe sperare in una sponda turca, storicamente vicina alla Fratellanza musulmana e attualmente in buoni rapporti con la Russia.

@GiuScognamiglio

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