Macron stringe la mano a Trump a fianco alla First Lady Melania dopo la tradizionale parata militare di Bastille Day a Parigi, Francia, il 14 luglio 2017. REUTERS / Yves Herman
Macron stringe la mano a Trump a fianco alla First Lady Melania dopo la tradizionale parata militare di Bastille Day a Parigi, Francia, il 14 luglio 2017. REUTERS / Yves Herman

10 - 17 luglio 2017 - Il punto sulle notizie politiche della settimana nel mondo.


LEGGI ANCHE : L'utilità dell'Onu: Trump la disprezza, Pechino la valorizza


Trump nomina finalmente l'Ambasciatore a Roma.

Trump a Parigi

Un incontro all'insegna dell'amicizia e della convergenza di vedute. Potremmo riassumere così la storica visita tra il Presidente americano, Trump, e quello francese, Macron, a Parigi, alla vigilia delle celebrazioni del 14 luglio. All’ordine del giorno, tutti i più importanti dossier dell’agenda politica internazionale: terrorismo, Libia, commercio e clima. Il tutto nel nome della relazione tra i due Paesi, che Trump ha definito di forte "amicizia".

  1. Sulla lotta al terrorismo, il Presidente Macron ha parlato di "azioni congiunte" e di rafforzamento della collaborazione non solo per il contrasto al terrorismo, ma anche per la diffusione della propaganda. Trump gli ha fatto eco: insistendo di voler agire per “rompere i legami dei terroristi con le fonti di finanziamento e con le loro reti".
  2. Sul secondo dossier, la Libia, il Presidente Macron ha parlato di "iniziative diplomatiche forti", ricordando come con Trump ci sia “comunanza di vedute” sulla necessità di “contrastare ogni forma tesa alla destabilizzazione" del Paese nordafricano.
  3. Accenno alle politiche commerciali, con la volontà comune, di “contrastare il dumping".
  4. Non è mancato infine, anche un passaggio su uno dei temi più spinosi degli ultimi tempi, ovvero, la divergenza che esiste tra i due Presidenti sugli accordi di Parigi sul clima. Su questo punto, Macron ha detto di "rispettare" la scelta del Presidente Trump di ritirare gli Usa dall'accordo di Parigi, ma ha aggiunto che pur in presenza di "divergenze", bisogna "continuare a discutere". In questo clima di grande intesa, innanzitutto personale, Trump è sembrato meno categorico che in passato, lasciando intendere che: "Qualcosa potrebbe accadere sugli accordi di Parigi, ma ne parleremo man mano che andremo avanti".

Forte del largo consenso ottenuto sia alle presidenziali sia alle legislative - e alla luce di un contesto internazionale in cui la Gran Bretagna si trova alla prese con le negoziazioni per la Brexit mentre la Germania sarà impegnata fino a settembre in campagna elettorale - il nuovo Capo dell’Eliseo si è ritagliato un ruolo di primo piano per mettere la Francia al centro delle dinamiche internazionali. Infatti, al di là dei dossier sul tavolo, il valore dell’incontro è stato  soprattutto politico. Se per Trump questo incontro è stato utile per spezzare il clima di isolamento internazionale che lo circonda, per Macron ha rappresentato l'occasione per rinsaldare non solo la forte partnership che lega il suo paese all’America, ma anche e soprattutto per rimarcare l’importanza e il protagonismo della Francia di oggi a livello europeo e globale.

Trump nomina Eisenberg ambasciatore a Roma

Martedì 11 luglio il presidente Usa, Donald Trump, sceglie Lewis Eisenberg come nuovo ambasciatore degli Stati Uniti in Italia. Nato in una modesta famiglia di ebrei polacchi, laureato in economia a New York, viene assunto a 24 anni in Goldman Sachs e vi resta fino ai 47, nel 1989, arrivando ad essere partner e capo della divisione equity. Fonda una società d’investimenti, ma poco dopo entra come senior advisor nel fondo Kkr. S’impegna in politica nel Partito repubblicano e nel 2001, durante l’attacco terroristico alle “torri gemelle”, è presidente dell’Autorità portuale di New York e New Jersey City, l’agenzia pubblica che controlla appunto il World Trade Center. Guida poi la ricostruzione dell’area, come direttore della Lower Manhattan Development Corporation. Sostenitore di George Bush junior, è tra i primi a schierarsi con Donald Trump, per il quale guida la campagna di finanziamenti, raccogliendo decine di milioni di dollari. Moderato, amico di lunga data del presidente, il nuovo ambasciatore – una volta ottenuta la ratifica del Senato – sarà un interlocutore di primissimo piano per tutto il mondo politico italiano, potendo contare su un accesso diretto e privilegiato a Trump. Il suo arrivo a Roma è atteso per la metà di agosto, in tempo, dunque, per poter svolgere un ruolo nella delicatissima fase finale del governo Gentiloni e nel successivo processo elettorale. Sviluppi che saranno seguiti con attenzione anche dal prossimo responsabile della Cia a Roma, anch’egli atteso nelle prossime settimane nella capitale.

UNIONE EUROPEA - Il futuro della governance dell’euro

I piani di riforma della zona euro hanno finora peccato di vaghezza: varie le opzioni sul tavolo, ma altrettanta incertezza sulla loro percorribilità. Tra queste, si delinea un ruolo di maggior rilievo per il Meccanismo Europeo di Stabilità, il fondo salva-Stati istituito nel 2012, ma con quali compiti, rimane ancora da vedere. In un’intervista a tutto campo, il direttore generale del MES, il tedesco Klaus Regling, ha illustrato la sua visione dello sviluppo della zona euro nei prossimi cinque anni.Il ministro delle Finanze tedesco Schäuble vorrebbe togliere alla Commissione europea ed affidare al MES il compito di vigilare sul rispetto dei parametri di bilancio dei Paesi membri, lasciando alla Commissione il semplice compito di coordinare le politiche economiche. Regling si è detto contrario a una struttura simile, sottolineando inoltre che la proposta richiederebbe una modifica dei Trattati che nel breve periodo non è realistica.Per quanto auspicabile, Regling ritiene altrettanto impraticabile la creazione di asset europei sicuri che, per essere efficaci, presuppongono una mutualizzazione almeno parziale dei debiti sovrani. Più realistica invece l’idea di creare un fondo per aiutare i singoli paesi a superare uno shock macroeconomico. Di questo si occuperebbe il MES, che si trasformerebbe in un Fondo monetario europeo. Nella visione di Regling, in futuro possiamo dire addio alla troika e le crisi saranno gestite dal MES e dalla Commissione, senza fare ricorso al Fondo monetario internazionale e alla Bce. Secondo Regling, di qui al 2022, quando scade il suo mandato, l’integrazione accelererà ma la moneta unica non avrà raggiunto la fase finale: l’Unione bancaria sarà completata, il Fondo monetario europeo sarà istituito e l’euro sarà dotato di uno strumento per assorbire gli shock macroeconomici.

@GiuScognamiglio

Scrivi il tuo commento
@

Oppure usa i tuo profili social per commentare

GRAZIE

concorso