6 febbraio 2018 - Le notizie della settimana dal mondo

Sopravvissuti e ospiti passano davanti al cancello "Arbeit Macht Frei" dell'ex campo di sterminio nazista durante la celebrazione del 73 ° anniversario della liberazione del campo e la Giornata internazionale della memoria delle vittime dell'Olocausto, a Oswiecim, in Polonia. REUTERS/Kacper Pempel
Sopravvissuti e ospiti passano davanti al cancello "Arbeit Macht Frei" dell'ex campo di sterminio nazista durante la celebrazione del 73 ° anniversario della liberazione del campo e la Giornata internazionale della memoria delle vittime dell'Olocausto, a Oswiecim, in Polonia. REUTERS/Kacper Pempel

La Polonia è messa peggio di noi, per il momento....


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La Polonia approva l’ennesima legge controversa

Questa settimana il Senato polacco dominato dal partito conservatore Diritto e giustizia (Pis) del leader Jaroslaw Kaczynski, nonostante le proteste dell’opposizione, ha approvato con 57 voti favorevoli, 23 contrari e 2 astenuti, una nuova, controversa legge con la quale si possono condannare fino a tre anni di prigione coloro che attribuiscono alla nazione – o allo Stato polacco – la corresponsabilità per l'Olocausto. Perseguibile anche chi nega i crimini compiuti sui polacchi dai nazionalisti ucraini durante la Seconda Guerra mondiale. Per diventare operativa la legge dovrà essere firmata dal Capo di Stato Andrzej Duda (anch’esso membro del Pis), che ha già ricevuto un invito, da parte del Dipartimento di Stato americano, a fare un passo indietro ponendo il veto sulla nuova legge, al fine di non peggiorare le relazioni fra gli Stati Uniti e la Polonia.

Anche dall’Ue le reazioni sono state puntuali: il primo vicepresidente della Commissione Ue, l’olandese Frans Timmermans, ha preferito non commentare, ma ha comunque sottolineato che chi conosce l’importanza della storia non può negarla: «La responsabilità dei campi di sterminio è stata dei nazisti. Da olandese, ogni Paese sotto l'occupazione nazista ha avuto molti eroi, ma anche collaboratori con i nazisti occupanti. Questa è la realtà che tutti dobbiamo affrontare». Forti reazioni si sono levate anche in Israele. Il ministro Yoav Gallant l'ha definito un diniego della Shoah e dei sei milioni di ebrei che hanno perso la vita. Altre proteste giungono in Polonia da parte del Knesset d'Israele nonché del ministero degli Esteri dell'Ucraina. Si attendono ulteriori sviluppi, anche alla luce di un’annunciata prossima dichiarazione del Premier del Pis, Mateusz Morawiecki.

UNIONE EUROPEA- Le nuove politiche di coesione

Questa settimana a Bruxelles, durante il Comitato europeo delle regioni (CdR), è stato discusso il futuro di Roma per quanto riguarda la politica di coesione, una delle maggiori dotazioni del bilancio dell'Ue (350 miliardi di euro). Il governo italiano vorrebbe che: a) la politica rimanesse immutata nel nuovo bilancio dopo il 2020 (alcuni funzionari dell'Ue hanno accennato alla possibilità di ridurre i fondi dopo tale data); b) le risorse cofinanziate della politica di coesione dell'Ue continuassero ad essere gestite dalle regioni; c) tutti i contributi fossero riconciliati tra gli Stati membri dopo Brexit, perché ciò contribuirebbe a raggiungere un equilibrio più economico al fine di compensare la perdita di risorse dopo il divorzio.

Claudio De Vincenti, ministro per la coesione territoriale e l'Italia meridionale, ha sottolineato che le regioni dovrebbero essere in grado di esprimersi e di essere ascoltate, anche perché le politiche già esistenti stanno portando buoni risultati. Il ministro ha affermato che la reale necessità non è tanto il cambiamento, ma piuttosto il controllo, perché grazie alle politiche di coesione è possibile interconnettere ogni regione del continente, ma meccanismi di monitoraggio sono necessari per semplificare gli obiettivi e mantenere il controllo della situazione. In questo modo, di fatto, l'impatto delle politiche di coesione sarebbe rafforzato, così come la trasparenza in generale. Resta poi fondamentale il contributo delle istituzioni politiche, che potrebbero attivarsi per considerare maggiormente le difficoltà che ogni regione deve affrontare, in problemi come le infrastrutture (strutturali e digitali) e i cambiamenti climatici. In questo senso, l’Unione europea dovrebbe funzionare come organo sovranazionale, perché promuoverebbe un messaggio di vera cittadinanza e una vera comunità europea.

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