Nicolas Maduro a Caracas durante la trasmissione televisiva "Los Domingos con Maduro"
Nicolas Maduro a Caracas durante la trasmissione televisiva "Los Domingos con Maduro"

31 luglio - 7 agosto 2017 - Il punto sulle notizie politiche della settimana nel mondo.


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Ecco un paio di focus per non impigrirci sotto l'ombrellone: qualche elemento per comprendere il caos venezuelano e il punto sulle candidature per ereditare le agenzie europee oggi con sede a Londra. Buona lettura e buone vacanze.

Venezuela, l’Onu interviene. Basterà?


“Sono preoccupato che un aumento delle tensioni politiche allontani il Paese da un sentiero capace di portare ad una soluzione pacifica”. Con queste parole, Antonio Guterres, Segretario generale delle Nazioni Unite, ha parlato questa settimana di come le Nazioni Unite seguano da vicino l'evolversi della situazione in Venezuela. Le profonde divisioni che attraversano oggi il Paese riflettono una  netta polarizzazione della società che ha origini nella sconfitta registrata da Maduro alle elezioni legislative del dicembre 2015. Sconfitta in parte frutto del malcontento cresciuto attorno al successore di Hugo Chavez, arrivato al potere nel 1999 e morto dopo quattordici anni alla guida del Paese. Nel corso del suo lungo periodo al governo, Chavez aveva ottenuto indiscussi successi economici e sociali. Poi però, le dinamiche del prezzo del petrolio hanno aperto il varco ad anni di dissesto economico. Il crollo del prezzo del greggio nel 2014, dopo il picco del 2008, ha drasticamente ridotto le entrate pubbliche e dissanguato le casse dello stato. L’incapacità dello stato di provvedere ai bisogni base e i conseguenti razionamenti idrici, energetici, di beni alimentari e di medicinali di prima necessità, insieme ad un’inflazione galoppante, hanno trasformato il malcontento in guerriglia.

Tutto ciò, unito all’autoritarismo meno dialogante di Maduro, ha acuito le tensioni che negli ultimi mesi hanno prodotto oltre 110 morti e migliaia tra arresti e feriti. Le opposizioni hanno sfruttato lo scontento popolare scatenando proteste degenerate in guerriglia, per richiamare l’attenzione sulla deriva antidemocratica di Maduro, il cui obiettivo principale sarebbe quello di togliere poteri all’Assemblea Nazionale per concederne di più al presidente della Repubblica, aumentandone gli anni di mandato. In questo clima di conflitto tra opposizioni e governo, a metà luglio scorso, si sono svolte le elezioni della Costituente, che hanno confermato la polarizzazione del paese. Maduro le ha celebrate come un successo, sostenendo un’adesione di oltre 8 milioni mentre le opposizioni hanno parlato di un’affluenza inferiore ai 3 milioni di elettori (in un paese che ne ha circa 31) e hanno disconosciuto i risultati – come del resto Stati Uniti, Unione Europea e gran parte dei vicini latinoamericani – annunciando manifestazioni a oltranza. Il clima è oggi rovente, anche perché di fatto i problemi sono molto concreti: non c’è cibo, niente medicine, acqua, elettricità, c’è un’inflazione al 700% e non c’è modo di uscire dal Paese. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha lanciato perciò un appello affinché si eviti un’escalation e si riprenda il dialogo. Il suo fermo convincimento è che l'unica via di uscita dalla crisi venezuelana sia un negoziato politico e per questo ha offerto il suo appoggio a tutti i leader regionali impegnati in questo sforzo.


UNIONE EUROPEA - Chi si aggiudicherà le agenzie europee di Londra?


Finalizzate le candidature per ospitare l’Autorità bancaria europea (EBA) e l’Agenzia europea per il farmaco (EMA), le due agenzie europee che al momento hanno sede a Londra, ma dovranno essere spostate in vista della Brexit. Le otto candidate per l’EBA sono Bruxelles, Dublino, Francoforte, Lussemburgo, Parigi, Praga, Vienna e Varsavia. Ben 19 città, tra cui Milano, sono invece in lizza per ospitare l’EMA, considerata la più ambita delle due per via dell’organico (900 funzionari contro i 160 dell’EBA) e dell’indotto. L’assegnazione verrà decisa a novembre dai governi degli stati membri riuniti nel Consiglio. Sarà l’occasione per vedere quali alleanze si andranno a delineare. Francia e Germania, ad esempio, potrebbero rafforzare l’asse provando a spartirsi le agenzie, con l’EBA a Francoforte e l’EMA a Lille. Tuttavia, diversamente dalle normali votazioni in cui i voti sono pesati in base alla popolazione, la procedura prevede un voto per ciascun paese, che renderebbe largamente insufficiente un semplice asse Parigi-Berlino. Sarebbe inoltre una prospettiva che non faciliterebbe i rapporti già complicati con il blocco di paesi dell’Europa centrorientale, che non ha partecipato all’iniziale distribuzione di agenzie e sedi istituzionali dei primi anni dell’Unione e ora reclama maggiore considerazione. La Germania, in particolare, sembra determinata ad ottenere l’EBA e fare di Francoforte, complice la presenza della Bce e dell’Autorità europea per le assicurazioni, il nuovo polo finanziario d’Europa, attirando inoltre l’industria che con la Brexit deve spostare le operazioni sul continente.

@GiuScognamiglio 

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