La ministra degli esteri indiana Sushma Swaraj, durante il question time di oggi in parlamento, ha ribadito che le autorità indiane non hanno ancora intenzione di dichiarare morti i 39 cittadini indiani rapiti dallo Stato Islamico tre anni fa. Con la recente liberazione di Mosul, il paese era in attesa di buone notizie; che però, stando alle corrispondenze  dell'unico media indiano presente sul campo, Wion, sono altamente improbabili.

Nel giugno del 2014 decine di lavoratori migranti provenienti dall'Asia meridionale furono catturati dai terroristi dello Stato Islamico nei pressi della cittadina di Mosul. Tra questi, 40 lavoratori indiani,provenienti dallo stato del Punjab, furono rapiti e tenuti in prigionia dai terroristi di Isis.


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Alcuni mesi dopo, una cinquantina di lavoratori bangladeshi vennero liberati e condotti alla vicina Erbil, Iraq, affidati alle autorità consolari locali. Tra loro si trovava Harjit Masih, uno dei 40 indiani rapiti, sopravvissuto in circostanze rocambolesche. Secondo le dichiarazioni di Masih rilasciate alla stampa internazionale, il gruppo di indiani fu fucilato il 15 giugno e lui riuscì a sopravvivere fingendosi morto, per poi raggiungere un piccolo centro abitato chiamato Al Amia sotto il controllo dello Stato Islamico, fingendosi bangladeshi e musulmano fino alla liberazione.

La morte dei 39 indiani riportata da Masih è sempre stata negata dalle autorità di New Delhi, che lo hanno ripetutamente bollato come bugiardo, decidendo di continuare il lavoro diplomatico con la controparte irachena fino a raccogliere prove inconfutabili e indipendenti.

Prove che, tre anni dopo, sembravano poter affiorare, in seguito alla liberazione di Mosul dell'inizio di luglio. Il generale VK Singh, in visita nei pressi di Mosul col preciso compito di raccogliere informazioni circa la sorte dei 39 concittadini, lo scorso 12 luglio in un tweet aveva annunciato che le forze Peshmerga stavano ripulendo le ultime zone sotto il controllo di Isis nella città, lasciando intendere che presto sarebbero arrivate notizie. La ministra degli esteri Sushma Swaraj, in quei giorni, si era addirittura spinta a ipotizzare che i prigionieri potessero essere rinchiusi nel carcere di Badush, nella parte nord-occidentale di Mosul, riportando indiscrezioni delle autorità irachene.

Daniele Pagani di Wion, unico corrispondente sul campo per un media indiano, pochi giorni dopo è stato in grado di rivelare che la prigione di Badush era stata ridotta a un mucchio di cenere; scoop che, comprensibilmente, ha aumentato la pressione dell'opinione pubblica sull'esecutivo di Narendra Modi accusato prima di non star facendo abbastanza per i 39 dispersi e ora, alla luce delle ultime novità, di rifiutarsi di dire l'amara verità alle famiglie delle vittime.

Nella giornata di oggi, riferendo in parlamento circa il caso in questione, la ministra Swaraj ha ribadito che il governo non intende dichiarare la morte dei 39 finché non ci saranno prove incontrovertibili e che esistono altri sei testimoni - di cui non si sa né nome né nazionalità - che ritengono i 39 prigionieri siano ancora vivi.

@majunteo

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