In questi giorni si sta tenendo il tradizionale Vibrant Gujarat Global Summit, la piattaforma privilegiata per mettere in contatto l'esecutivo di Narendra Modi con l'ambiente imprenditoriale internazionale. Inaugurando i lavori, il premier indiano ha tratteggiato un ritratto entusiastico dell'economia nazionale, snocciolando numeri impressionanti e annunciando l'imminente evoluzione a «prima economia digitale al mondo» che si manifesterà in India. Nelle stesse ore, però, la stampa nazionale ha iniziato a dare conto dei disastri, causati direttamente dalla demonetizzazione, che stanno fiaccando una varietà di settori strategici del paese, in particolare l'agricoltura.

Narendra Modi al Vibrant Gujarat Global Summit.
Narendra Modi al Vibrant Gujarat Global Summit.

Narendra Modi, nel discorso di apertura del Vibrant Gujarat Global Summit - ottava edizione, quest'anno - nella serata di martedì 10 gennaio ha ancora una volta galvanizzato la platea di imprenditori e investitori indiani e internazionali mettendo in fila i numeri del successo di un 2016 addirittura al di sopra delle aspettative. Modi, riporta Indian Express, ha dichiarato: «Sono lieto di annunciarvi che quest'anno siamo diventati il sesto paese manifatturiero al mondo, guadagnando tre posizioni dall'anno scorso. Il valore aggiunto lordo nel settore manifatturiero ha registrato una crescita del 9 per cento, superando di molto la crescita media tra il 5 e il 6 per cento degli ultimi tre anni. Tutto questo ci sta aiutando a espandere il mercato del lavoro e ad aumentare il potere d'acquisto del nostro popolo».


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Non è chiaro da dove vengano le cifre presentate da Modi durante il discorso, ma di certo stridono con alcuni articoli apparsi sulla stampa indiana negli ultimi giorni. Su Dna India, ad esempio, Anto T Joseph scrive: «Stando ai dati del governo, nel 2015 in India sono stati creati 135mila nuovi posti di lavoro, record negativo degli ultimi sette anni, molti meno dei 419mila del 2013 o dei 900mila del 2011. La lentezza col quale il mercato del lavoro in India sta crescendo è spaventosa, in un momento storico in cui sempre più giovani escono da scuole professionali e vanno a caccia di impiego». 

Attenendosi solo al periodo post demonetizzazione, un rapporto della All India Manufacturing Organization indica che nei 34 giorni seguenti l'8 novembre (giorno dell'annuncio della demonetizzazione) il settore delle piccole e medie imprese manifatturiere in India ha perso il 35 per cento dei posti di lavoro e oltre il 50 per cento dei ricavi. Una tendenza che, secondo lo studio, andrà peggiorando fino al marzo del 2017, quando i posti di lavoro persi supereranno il 60 per cento.

Se nella narrazione dei successi di Narendra Modi l'elefante nella stanza è sempre la demonetizzazione, gli effetti del ritiro coatto dell'86 per cento della cartamoneta dal paese si stanno facendo sentire drammaticamente in tutti i settori dell'economia indiana.

Nel distretto di Nashik, in Maharashtra, pare che i contadini stiano distruggendo interi campi coltivati a pomodori a causa del crollo del prezzo di vendita nei mercati all'ingrosso, passato da 750 rupie a 40 per venti chili. Conti alla mano, spiegano i contadini di Nashik al People's Archive of Rural India, conviene distruggere il raccolto e iniziare a seminare grano, «sperando di avere qualcosa da mangiare per la prossima stagione». Di tutti i pomodori venduti nel mercato indiano, quasi un quarto provengono dal distretto di Nashik.

Stesso discorso per i motoveicoli a due ruote (motociclette e motorini, un comparto trainato dal consumo nelle zone rurali): i dati della Society of Indian Automobile Manufacturers dicono che nel mese di dicembre l'acquisto di moto e motorini è crollato del 22 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, la contrazione più grande dal 1997, primo anno dello storico della Siam. Le vendite in picchiata hanno trascinato a picco anche la produzione, diminuita ugualmente del 22 per cento nello stesso periodo.

In generale, la difficoltà di accesso al credito sembra aver paralizzato l'economia del paese e inaugurato una crisi dei consumi della durata ancora ignota.

@majunteo

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