Imran Khan (Credits: Daily Pakistan)

La scorsa settimana il premier Nawaz Sharif è stato interdetto dai pubblici uffici da una sentenza della Corte suprema relativa allo scandalo dei Panama Papers. Costretto alle dimissioni, Sharif ha nominato un premier ad interim del suo partito, in attesa delle prossime politiche del 2018. Imran Khan, ex giocatore di cricket tra i leader più in vista dell'opposizione, si dice pronto a vincere tutto e ha delle idee piuttosto spiazzanti in termini di politica estera.


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Nawaz Sharif, ormai ex premier del Pakistan, la scorsa settimana è stato costretto alle dimissioni per effetto di una sentenza della Corte suprema nazionale, a seguito delle indagini relative al filone pachistano dei Panama Papers.

Nei documenti riservati di diverse società off-shore, consegnati alla stampa internazionale da una fonte anonima nel 2015, era emersa un'ipotesi di illecito a carico della famiglia Sharif, tra le più influenti del Pakistan, in merito a una serie di operazioni sul mercato real estate londinese. I Sharif, dalle carte, risultavano proprietari di terreni e immobili di lusso a Londra, patrimoni non dichiarati alle autorità nazionali.

Per mesi Sharif e i suoi figli hanno negato qualsiasi illecito, dichiarando che le proprietà fossero intestate a una società presieduta da uno dei figli del premier, che nulla ha a che fare con la politica, e che Maryam Nawaz Sharif - figlia di Nawaz Sharif considerata l'erede politica del padre -, pur risultando tra i beneficiari del patrimonio, in realtà figurava semplicemente come membro del cda di una società del fratello, da cui non percepiva alcuna entrata. Una tesi che i Sharif hanno tentato di difendere in sede legale producendo un documento firmato da Myriam e fratello datato 2006; ma il documento è risultato essere falso, poiché redatto con font Calibri, commercializzato solamente nel 2007.

Inoltre, lo stesso Nawaz Sharif è risultato essere presidente di una società di consulenza con sede a Dubai prima del 2013, altro dettaglio non divulgato alla Commissione Elettorale pachistana prima delle elezioni del 2013. 

Per questo la Corte pachistana ha disposto l'interdizione ai pubblici uffici per Sharif, sferrando indirettamente un colpo violentissimo alla carriera dell'ormai ex primo ministro. E, forse, di tutta la sua famiglia.

Il partito di maggioranza presieduto da Sharif, Pakistan Muslim League-Nawaz, ha nominato come premier ad interim Shahid Khaqan Abbasi, che avrà il compito di traghettare il paese alle prossime elezioni nazionali del 2018.

La partita per la premiership del 2018, secondo le prime previsioni, potrebbe vedere un ritorno clamoroso di Nawaz Sharif - che ha diversi mesi per ribaltare il giudizio della Corte -, del fratello Shehbaz (attualmente chief minister del Punjab) o ancora della figlia Myriam, in linea con la tradizionale conduzione famigliare della politica dinastica del subcontinente. Ma di certo tra i contendenti ci sarà Imran Khan, ex giocatore di cricket e volto notissimo in patria, leader di un partitino aritmeticamente risibile (il Pakistan Thareek e Insaaf, PTI, una manciata di seggi in senato) ma che sta capitalizzando preferenze in seguito allo scandalo dei Panama Papers.

L'ascesa di Khan al momento ha già trovato un primo ostacolo non da poco: una parlamentare eletta nel PTI ha lasciato il partito denunciando messaggi «inappropriati» ricevuti dallo stesso Khan. Ma, tornando alla geopolitica, faranno più discutere le dichiarazioni riportate in un'intervista del Guardian, in cui Khan dice che il Pakistan non solo dovrebbe sganciarsi dal blocco filoamericano ma farebbe bene anche a rifiutare gli aiuti economici a stelle e strisce: «Gli aiuti azzoppano un paese, lo mettono in schiavitù. Impongono decisioni prese dall'estero. Sono completamente contro» ha spiegato Khan riferendosi al sostegno economico Usa che le élite pachistane avrebbero ripagato mandando l'esercito a fare «la guerra degli Usa» in Afghanistan.

@majunteo

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