La prima puntata del nuovo formato di Cnn «Believer», condotto dall'accademico di studi religiosi Reza Aslan, è partito col botto. L'episodio dedicato all'induismo, girato interamente nella città sacra di Varanasi, contiene infatti un segmento in cui Aslan è «costretto» a cibarsi di cervello umano al cospetto di un aghori, asceti noti per rituali legati all'impurità della morte. La messa in onda di domenica scorsa ha attirato critiche dagli hindu americani, che accusano l'emittente di aver traviato l'immagine della loro religione proprio in un momento in cui l'odio a sfondo religioso negli Stati Uniti si sta diffondendo ben oltre l'Islam.


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Reza Aslan, volto noto della televisione statunitense impegnato da anni in discussioni pubbliche a difesa dell'Islam, domenica 12 marzo ha esordito su Cnn col suo nuovo programma intitolato «Believer»: un format documentaristico divulgativo che vorrebbe raccontare le varie forme di devozione e spiritualità diffuse in tutto il mondo.

La prima puntata dedicata all'induismo, per evidenti obiettivi promozionali, introducendo il telespettatore alle molteplici modalità di devozione della complessa galassia induista ha deciso di inserire un segmento dedicato agli aghori, asceti shivaiti noti per pratiche estreme che sovvertono il senso comune dell'induismo. In una religione che fa del concetto di purezza uno dei propri cardini, prescrivendo alle caste il divieto di aver a che fare fisicamente con escrementi e corpi morti, gli aghori praticano un'ascesi diametralmente opposta alla cosiddetta ortodossia, impegnati in una pratica spirituale a stretto contatto col proibito: fumano, bevono, mangiano carne di mucca e individuano nei campi crematori il luogo prediletto per la sadhana, l'insieme di pratiche di distaccamento dall'ego necessarie per rompere il ciclo delle rinascite, il samsara, e ottenere la liberazione, moksha.

L'osservatore meno esperto di cose indiane conoscerà gli aghori come «i santoni nudi ricoperti di cenere» ma, comprensibilmente, ha ben poca dimestichezza con la ritualità estrema di questi sadhu assolutamente minoritari nel panorama hindu. A un certo punto della trasmissione si vede Aslan seduto in cerchio assieme ad un aghori e altri disepoli, trattato con disprezzo dal santone che prima si lamenta delle troppe domande, poi a favor di telecamera si mette a bere la propria urina e infine, mentre il conduttore palesa la propria insicurezza al resto della troupe, obbliga lo stesso Aslan a cibarsi di quello che viene descritto come un pezzo di cervello umano. La telecamera indugia su Aslan, che ingurgita il pezzo prima di fuggire dall'aghori seguito dai propri collaboratori.

La puntata ha destato polemiche in mezzo mondo, in particolare dalle parti dell'alt-right statunitense, che ha accusato Cnn di aver promosso il cannibalismo in diretta tv. Ma anche la comunità hindu in India e negli Stati Uniti ha reagito con indignazione, criticando Aslan per aver dato al pubblico un'immagine macabra e fuorviante della loro religione, specie in un periodo storico in cui episodi di violenza contro le minoranze religiose negli Usa sono in crescita e contano anche vittime indiane di fede hindu.

La Hindu American foundation, ad esempio, in un comunicato scrive: «Quando il deficit di conoscenza è così evidente e le minoranze sono oggetto di episodi di odio in crescita in tutti gli Stati Uniti...per quale motivo Aslan e Cnn sensazioanlizzano gli aghori mentre presentano la religione di un miliardo di induisti che, per la maggior parte, non hanno mai né visto né incontrato un aghori in vita loro?» 

A onor del vero, come sottolineato dallo stesso Aslan in un post su Facebook, l'intera trasmissione evidenziava bene il carattere minoritario ed eccezionale delle pratiche cannibali degli aghori, tentando anche di inserirlo all'interno di una spiegazione filosofico-religiosa forse, francamente, un po' troppo complessa da veicolare «a freddo» al pubblico generalista di Cnn. Al netto del sensazionalismo, i segmenti disponibili sul sito di Cnn - purtroppo non sono ancora riuscito a trovare l'intera puntata, se qualcuno ci riuscisse può cortesemente segnalarmela nei commenti? - toccano anche il terreno minato delle caste in India, non lesinando nella problematizzazione di un aspetto quantomeno controverso della religione hindu.

Un'opera mossa di certo da ottimi intenti ma che, appiattita per evidenti ragioni di divulgazione generalista e con quel pizzico di «strano ma vero» tipico del giornalismo internazionale, purtroppo temo abbia ottenuto precisamente l'opposto di quanto auspicato. 

@majunteo

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