Lo scorso 24 dicembre a Mumbai il premier indiano Narendra Modi ha inaugurato i lavori per la realizzazione di un’enorme statua dedicata a Shivaji, re hindu del XVII secolo e simbolo dell’orgoglio marathi. Con i suoi 198 metri d’altezza sarà, secondo il progetto, la nuova statua più alta del mondo. Un monumento che, fin dagli esordi del progetto, ha destato e continua destare diverse polemiche economiche e, soprattutto, politiche.

Il Shivaji Chattrapati Memorial, che comprenderà la gigantesca statua, un museo, una galleria d’arte e una biblioteca, sorgerà su un isolotto a 1,5 km dalla costa di South Mumbai, portando a compimento un progetto messo su carta per la prima volta nel 2004 dall’amministrazione locale dell’Indian National Congress. All’epoca il budget previsto per il memoriale era di 100 crore, ovvero un miliardo di rupie (14 milioni di euro, al cambio attuale); oggi, quando i lavori subacquei sono già cominciati da un paio di mesi, la spesa prevista per l’opera è cresciuta fino a toccare i 3600 crore, trentasei volte tanto, intorno ai 500 milioni di euro.


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Modi, accompagnato dal chief minister del Maharashtra Fadnavis e da Uddav Thackeray, leader del Shiv Sena e alleato del Bjp, a bordo di un hovercraft ha immerso la prima pietra della struttura che, secondo le previsioni, sarà ultimata nel 2019.

Superando di 8 metri un’altra statua in work in progress in Gujarat, dedicata a Sardar Patel, la statua del re marathi sarà la più alta del mondo, due volte la Statua della Libertà.

L’enorme quantità di denaro pubblico stanziato per l’opera ha destato diverse critiche dalla società civile di Mumbai, indignata di fronte a un tale sperpero di soldi pubblici per un memoriale dalla dubbia utilità per la popolazione del Maharashtra, che avrebbe preferito investimenti infrastrutturali in settori come la rete idrica o i trasporti. Ma per Modi e il Bjp, con le elezioni locali nella municipalità di Mumbai previste nei primi mesi del 2017, abbracciare l’enorme notorietà di Shivaji ha un secondo fine politico chiaro.

Shivaji, regnante marathi del XVII secolo, ha visto un’impennata della propria notorietà nell’ultimo secolo, diventando il simbolo identitario della popolazione marathi grazie alle proprie virtù di re-guerriero e ultimo baluardo contro l’invasore (all’epoca, musulmano). Sul concetto di difesa del territorio dalle infiltrazioni esterne una serie di partiti politici dell’ultradestra hindu – su tutti il Shiv Sena, letteralmente «l’esercito di Shiva» - ha costruito una presenza politica enorme in tutto il Maharashtra, di volta in volta sostituendo il «nemico» esterno con i lavoratori migranti provenienti prima dal Gujarat, poi dal Tamil Nadu, e, ovviamente, tutti i residenti in Maharashtra di fede musulmana.

Shivaji, di fatto, è una figura mitica non solo hindu, ma proprio marathi, quindi regionale, e dalla sua esaltazione ne derivano crediti politici da riscuotere nel solito «divide et impera» che contraddistingue ogni tornata elettorale nel subcontinente. Un’operazione che, limitandosi a Shivaji, aveva contraddistinto fino a ieri esclusivamente il Shiv Sena, partito locale potentissimo a Mumbai e ago della bilancia nell’aritmetica dell’amministrazione locale.

Nonostante la presenza di facciata di Uddav Thackeray al fianco di Modi durante la cerimonia del 24 dicembre, il Shiv Sena si è piuttosto indispettito di questa appropriazione indebita di idolo, denunciando attraverso un editoriale del proprio giornale di partito l’allarme di «usurpazione del lascito di Shivaji per fini politici», lasciando intendere che le trattative per la prossima tornata elettorale sono ancora aperte.

Nel frattempo, la realizzazione di una megastruttura di fronte alla costa di South Mumbai minaccia il lavoro di centinaia di pescatori. L’area destinata al Shivaji Chattrapati Memorial è infatti territorio di pesca di 32 specie di pesci locali e i sindacati dei pescatori, da anni, hanno cercato di sensibilizzare l’amministrazione locale sul tema. Dopo essere riuscito a ottenere i permessi ambientali necessari per l’inizio dei lavori, ottenendo una delega ai vincoli ambientali vigenti al largo di Mumbai, il chief minister del Maharashtra Fadnavis ha incontrato una delegazione di pescatori pronti a inscenare una protesta proprio il 24 dicembre. Rassicurati dalle parole di Fadnavis, che ha promesso di «considerare i problemi dei pescatori nell’area», la protesta è stata ritirata.

@majunteo

 

 

 

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