Si moltiplicano nel paese le azioni dei «gau rakshak», vigilantes paramilitari dell'ultrainduismo responsabili di posti di blocco, minacce e pestaggi ai danni di contrabbandieri - o presunti tali -, consumatori o sospetti consumatori di bestiame sacro. Era solo questione di tempo, e purtroppo ci siamo arrivati: la parte lesa - la comunità musulmana e i macellai - pare si stia organizzando e, a Pune, ha deciso di reagire, assalendo il gruppo di ultrahindu responsabile dell'arresto di un contrabbandiere di manzo.

Una ragazza lava le mucche a Gaushala, India. REUTERS/Cathal McNaughton
Una ragazza lava le mucche a Gaushala, India. REUTERS/Cathal McNaughton

Sabato 5 agosto, nei pressi di Pune, è successo ciò che molti si aspettavano e temevano. Una folla di 50 persone, secondo quanto riportato dai media nazionali, ha assalito sette persone appartenenti a organizzazioni ultrahindu votate alla protezione e difesa della mucca. Una battaglia che negli ultimi mesi si è diffusa a macchia d'olio in tutto il paese, contrapponendo l'estremismo hindu alle minoranze religiose (musulmana) o castali (dalit) impiegate tradizionalmente nelle attività economiche derivate dalla macellazione dei bovini.


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Nella giornata di sabato, nei pressi della città di Pune (Maharashtra) - dove la macellazione della mucca è illegale -, un gruppo di gau rakshak ha inseguito e fermato un camioncino sospettato di trasportare illegalmente dei bovini. Avvertita la polizia, i gau rakshak assieme alle forze dell'ordine hanno sequestrato il veicolo e 11 capi di bestiame (due mucche, nove buoi). Il proprietario e l'autista del camioncino, entrambi musulmani, sono stati denunciati per trasporto illegale di bovini e macellazione illegale e messi in stato di sorveglianza per 12 ore, misura emanata per scongiurare il pericolo di rappresaglia da parte della comunità ultrahindu locale.

In casi simili, solitamente, la storia finisce qui, coi gau rakshak magari accusati di percosse o tortura che si fanno una breve permanenza in cella e poi tornano a piede libro, osannati dal resto del gruppo. Ma questa volta, e si tratta di uno sviluppo molto pericoloso, il ciclo della violenza si è esteso anche alla comunità musulmana locale, che ha reagito.

Nella serata di sabato, mentre 11 gau rakshak si intrattenevano in caserma per ultimare le procedure burocratiche per la denuncia dei contrabbandieri di manzo, all'uscita dalla stazione di polizia sono stati aggrediti da una folla di decine di persone - i numeri variano da 30 a 50 - composta dai due denunciati, parenti, amici e macellai locali, armati di «lame e pietre». La polizia è riuscita a intervenire prima che la situazione degenerasse completamente, circoscrivendo il danno a solo sette gau rakshak feriti, prima che la folla si disperdesse.

Sono scattate trenta denunce per tentato omicidio e «dacoity» - traducibile più o meno con brigantaggio - ma il rischio che l'episodio di Pune possa essere preso ad esempio dal resto del paese aumenta il pericolo di uno scontro violento continuo tra comunità ultrahindu e musulmana, usando il nome del manzo come pretesto per colpire una minoranza sostituendosi alle autorità dello stato (che già di per sé, ultimamente, diciamo non sono particolarmente clementi con l'islam locale).

@majunteo

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