Arrivano dai Balcani o da nord, respinti dall'Austria. La notte in molti si rifugiavano in una galleria del centro. Poi lo sgombero, in nome del decoro urbano, e la ricerca di una soluzione sempre più urgente. E domani a Gorizia è previsto un presidio contro l’ordinanza anti-bivacchi

La Galleria Bombi a Gorizia. Photo credits http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste
La Galleria Bombi a Gorizia. Photo credits http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste

Il fatto è che il Friuli si trova proprio lì, a un passo dai Balcani, a un altro passo dalla frontiera con l'Austria. Da entrambe le direzioni proviene un rivolo costante di migranti. Attraverso il confine a nord giunge chi si è visto negare la richiesta di protezione da Vienna, o dal governo tedesco. Gli altri seguono il restyling della Rotta Balcanica, passata alle cronache tra fine 2014 e inizio 2016 per aver visto transitare il più massiccio esodo europeo dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. Oggi, la portata di quell’autostrada di disperati si è ridimensionata per effetto dell’accordo tra Unione Europea e Turchia del 18 marzo 2016.


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Gli arrivi comunque proseguono, in particolare di migranti afgani e pachistani, “aiutati”, si fa per dire, dai passeur attivi a Belgrado e a Skopje. La rete sotterranea dei trafficanti balcanici guarda alla Grecia (e in misura minore Bulgaria), dove prende il testimone dai colleghi afgani, veri e propri monopolisti dell’esodo, capaci di offrire servizi all-inclusive sulla rotta Kabul-Atene. Infine ci sono quelli che ai Balcani preferiscono l’Adriatico, infilandosi in qualche cargo che dal porto di Patrasso salpa per Venezia.

Secondo i dati di Frontex, l’Agenzia europea per il controllo delle frontiere, la Rotta Balcanica continua a funzionare. Da gennaio a ottobre di quest’anno, 9.964 migranti sono stati intercettati sulla via per il Nord Europa e l’Italia. Sono in gran parte pachistani (3.560), quindi afgani (2.875) infine iracheni (802), giunti soprattutto attraverso la direttiva Turchia-Grecia-Macedonia-Serbia, e in misura minore via Bulgaria. Altre 307 persone sono state fermate nel mese di novembre in Serbia.

Diamo per certo che gran parte di questi migranti sia interessata a Paesi quali Germania, Olanda, Belgio, Francia e così via. Luoghi in cui ritengono – a ragion veduta – ci siano maggiori opportunità lavorative, dove l’integrazione sia facilitata da comunità storiche di connazionali, dove credono sia possibile riunire una famiglia o costruirsi un futuro. Una parte di questo esodo sommerso punta però all’Italia, oppure vi giunge rimbalzando su Austria e Germania. Il Friuli è un passaggio obbligato (al pari di Bolzano, in Trentino Alto Adige). Il risultato è la presenza di decine, centinaia di persone per strada. Ne abbiamo parlato un paio di settimane fa, partendo dal caso di Pordenone, ma a Gorizia le cose funzionano allo stesso modo.

Dopo il passaggio del confine, per i migranti si pone il problema di trovare un luogo in cui stare, in attesa di ottenere il C3 che formalizza l’istanza di asilo, aprendo loro le porte dell’accoglienza. A Gorizia in molti, circa un centinaio, hanno trovato a lungo riparo all’interno di Galleria Bombi, il tunnel posto proprio in centro, spesso tormentato dalla Bora ma comunque al coperto, quindi ideale nelle notti di maltempo.  

Tutto è cambiato il 23 novembre, quando il sindaco Rodolfo Ziberna, di Forza Italia, in accordo con il Prefetto Massimo Marchesello, ha emesso un’ordinanza di sgombero e sanificazione della galleria, che resterà chiusa almeno tre mesi. I migranti sgomberati sono stati trasferiti altrove, chi al Cara di Gradisca, chi fuori regione, mentre per quelli rimasti in città il cruccio dell’alloggio è stato tamponato grazie a una struttura della chiesa. «Il fatto è che gli arrivi continuano, quindi il problema non è stato risolto» spiega Eleonora Sartori, uno dei componenti di Forum Gorizia – partito all’opposizione – che per sabato dalle 14,30 alle 19 ha indetto un presidio proprio davanti agli sbarramenti di Galleria Bombi.

“Mai più migranti all’addiaccio. Mai più sottrazione di spazi pubblici alla comunità” recita il comunicato diffuso dal Forum. Le rivendicazioni riguardano la natura dell’ordinanza di Ziberna, che a parere del Forum “è stata emessa al solo scopo di sgomberare i migranti dalla galleria Bombi. Non perché si temeva per la loro incolumità, ma per tutelare la vivibilità urbana e il decoro del centro abitato”. Parere dovuto ad alcuni passaggi riportati nell’ordinanza, che sottolinea come l’utilizzo improprio della galleria determinerebbe il “rischio di un grave pregiudizio per tutela e conservazione del patrimonio pubblico”, quindi una “percezione di insicurezza dei cittadini”.

La realtà sul campo è che la chiusura della galleria non ha fermato i passaggi. «Ci sono dieci, quindi persone in arrivo al giorno» continua Eleonora Sartori, «la situazione è aggrava dal freddo». Per sopperire alla necessità di dare un tetto a chi arriva, l’Arcidiocesi di Gorizia ha predisposto una tenda – in fase di allestimento – nel parco dell’Istituto “Contavalle” in via Garzarlli. La struttura, messa a disposizione da Medici Senza Frontiere, sarà gestita dalla Caritas locale, e avrà una funzione temporanea, massimo 90 giorni – circa lo stesso periodo della chiusura della galleria – e potrà ospitare 60 persone al massimo. Si tratta di un riparo dotato di pavimento e riscaldamento, necessario per sottrare all’inverno in arrivo anche coloro i quali sono riparati lungo le sponde dell’Isonzo, nei bivacchi della Jungle.

Riparo quello dell’Arcidiocesi che potrebbe comunque avere vita breve, in quanto, come riporta la stampa locale, il sindaco Ziberna ha ribadito la necessità di aprire nuove commissioni (per il riconoscimento della protezione internazionale) a Udine e a Trieste, e di “smantellare quanto prima la tenda al Contavalle”.

@EmaConfortin

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